martedì 6 giugno 2017

Le soddisfazioni dello scribacchino

Qualche tempo fa Roberto Bonfanti ha pubblicato un articolo su libricity dal titolo emblematico: "Essere uno scrittore di (in)successo e vivere felice".
Vi invito a leggerlo perché ne condivido in pieno lo spirito e Roberto esprime il concetto assai meglio di quanto saprei fare io.
Noterete che ho commentato l'articolo in questione. Preciso anzi, come ho già fatto in altra sede, che nel mio caso non posso affermare di vivere felice, però nella mia infelicità la scrittura non c'entra nulla. Tutt'altro: una delle cose positive della mia vita sono proprio i momenti in cui mi siedo davanti al pc (molti anni usavo la macchina da scrivere o addirittura carta e penna) e provo a trasformare in un testo scritto la massa informe di sensazioni e pensieri che mi premono dentro la testa. L'atto di scrivere è straordinariamente terapeutico per me, come d'altronde credo che sia per chiunque altro abbia la stessa intima necessità di dare forma scritta alla propria creatività.
E quando si scrive un testo lo scopo è che qualcuno lo legga. Tenerlo chiuso in un cassetto è come avere una macchina e lasciarla per sempre dentro un garage.
Non so se avete mai letto le citazioni condivisibili nella barra laterale destra, quello che esprimono lo spirito di questo blog. Una è di Milan Kundera:
Vivant Denon non ha mai reclamato la proprietà artistica del racconto [Senza domani]. Non che rifiutasse la gloria: è che all'epoca essa aveva tutt'altro significato. Il pubblico che lo interessava, e che voleva sedurre, non era affatto, a mio avviso, la massa di sconosciuti ai quali anela di piacere l'odierno scrittore, bensì il piccolo gruppo di quelli che poteva conoscere e stimare personalmente. Il piacere procuratogli dal plauso dei suoi lettori non deve essere stato molto diverso da quello che provava di fronte ai pochi ascoltatori raccolti attorno a lui in uno dei salotti nei quali brillava.
Ecco, non soltanto scrivere, ma anche essere letto e apprezzato regala soddisfazione indipendentemente dai numeri. Quando mi capita di leggere un post come questo di Pat mi sento francamente gratificato.
Con l'occasione ringrazio tutti quanti coloro hanno apprezzato la mia scrittura e magari hanno anche lasciato commenti ugualmente piacevoli su amazon o su altri siti web. I primi tempi aprivo dei post appositi per segnalare le recensioni ricevute, poi ho smesso perché non volevo sembrare troppo autocelebrativo, comunque garantisco che li apprezzo davvero tanto. Oggi faccio un'eccezione perché le parole di Pat vanno al di là della recensione e ci tengo a ringraziarla pubblicamente.
Insomma, anche scribacchiare come un dilettante regala tante soddisfazioni, credetemi.

20 commenti:

  1. Purtroppo non so che faccia hai e come ti chiami, posso però affermare che l'Ariano Geta autore ha tutta la mia stima. Ho quasi tutti i tuoi ebook e lo dico a ragion veduta.

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    1. Ti ringrazio, la stima è pienamente ricambiata :-)

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  2. Pure io Max. Ho fatto acquisto all'ingrosso.
    Non credo però che me ne pentirò!

    Ariano grazie a te!
    Io ho soltanto scritto cosa ho pensato leggendo questi tuoi due libri. Finirli e scrivere è stato un tutt'uno :)

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  3. Letto, commentato e condiviso su G+ il post di Patricia :-))

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  4. Ma sai che, secondo me, hai centrato il punto meglio di come ho provato a fare io?
    Condivido al 100% la recensione di Patricia Moll.

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  5. Ho appena lasciato un commento sul blog di Roberto e quello di Patricia. :-)

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  6. Il post di Pat è davvero particolarmente bello! Rifaccio qui i miei complimenti a lei, e ne faccio anche a te, Ariano - pure se ancora non ti ho letto, ma prima o poi... - per le belle parole che hai scritto. Credo che ciò che esprimi faccia la differenza tra chi sa scrivere e chi è Scrittore.

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    1. Ci sono tanti modi di scrivere bene e di essere scrittore, non c'è una differenza così definita in realtà ;-)
      Io sto ancora cercando il mio modo.

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    2. Sì, certamente! Però mi piace l'intento di partenza, che a mio modo di vedere è "nobile" rispetto alle intenzioni di altri ;)

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  7. Sono sincera, ogni volta che mi imbatto in un post come quello che segnali o in questo, mi domando una cosa: ma davvero si spera di diventare scrittori veri, famosi, celebrati e osannati dal pubblico?
    Io dico che dovremmo essere tutti realisti e restare nella nostra rassicurante nicchia in cui scriviamo, ci autopubblichiamo, ringraziamo chi recensisce e viviamo nel nostro piccolo mondo di scrittori, dove non si sta affatto male.

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    1. Guarda, se uno sogna di diventare famoso non ci trovo nulla di male e fa bene a provarci.
      L'importante è che "diventare famoso" non diventi predominante rispetto a "scrivere". Smettere di scrivere perché non si è riusciti a essere pubblicati e a vendere migliaia di copie è tristissimo.
      Se scrivere piace davvero, la fama e la pubblicazione non dovrebbero essere la conditio sine qua non per scrivere.

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    2. Concordo, ma tenendo bene i piedi piantati per terra. :)

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  8. Sono queste le soddisfazioni di chi scrive, ho letto il post di Pat e concordo con lei. Io ho letto solo il primo 3A investigazioni (a proposito spero tu abbia letto la mia recensione lasciata su Amazon) e mi è piaciuto, probabilmente leggerò anche il secondo, spero in estate, sono un po' indietro con le letture, ma di solito recupero nel corso dell'estate.

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    1. Grazie, il tuo commento è un'ulteriore soddisfazione :-)

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  9. Invidio davvero quello che ha qualche passione e talento come te...

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    1. Ti ringrazio, ma a me sembra che anche tu abbia passione e talento ;-)

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