venerdì 8 dicembre 2017

Strenna natalizia

Benché io sia notoriamente un grinch, per una serie di ragioni mi sono ritrovato a elaborare un racconto dall'atmosfera natalizia. Data la mia idiosincrasia per questa festività, non sono del tutto certo che questo racconto possa piacere a chi ama la notte del 24 dicembre: forse è più adatto a chi la vive un po' forzatamente come me. Ma non è troppo acido, lo giuro ;-)
Visto che oggi è la festa dell'Immacolata, quasi il preannuncio ufficiale del Natale, io ve lo offro come un anticipo fra i regali da scartare sotto l'albero. Chi lo gradisce e vuole contraccambiare non deve fare altro che andare sulla mia pagina autore di amazon e omaggiarmi con l'acquisto di un mio ebook. Tra l'altro ce ne anche uno che, tecnicamente romanzo di formazione (anche se il protagonista non è più così giovane), si può definire una storia anti-natalizia. Mi riferisco a "Cronaca di natale".
Questo non è l'ultimo post del 2017, mi rifarò vivo prima di San Silvestro, però ora il blog passa in modalità festiva e quindi colgo l'occasione per porgere i miei migliori auguri a tutti :-)
Buona lettura!

BABBO A NATALE
I dubbi interiori sono venuti dopo, conseguenza della riflessione. L’opposizione istintiva invece l’avevo espressa subito, palese, sin da quando era stata avanzata la proposta che assomigliava a un ordine perentorio.
“Lo fanno tutti! In ogni casa dove ci sono bambini c’è qualcuno che…”
“Io mi distinguo sempre dalla massa, lo sai”.
“L’avrei chiesto a mio padre, ma ci tiene tanto a essere presente come spettatore per filmare la scena”.
“Certo: la farsa deve avere una forma visibile anche per i posteri, a futura memoria”.
“Ma dai!”
“Poi glielo mostreremo e le diremo: ‘Vedi? Questa eri tu, piccola e ingenua, quando ti dicevano che i regali li portava Babbo Natale. E questo, grande grosso e coglione, era papà travestito con una palandrana rossa e un barbone bianco per indurti a credere a quella menzogna’ ”.
“Addirittura menzogna! Ma neanche le volessimo mettere in testa chissà quale bestialità! Ti sembra così atroce che una pupetta di diciotto mesi, per due o tre anni della sua vita, creda che esiste un vecchietto che porta regali solo ai bimbi buoni?”
“Non mi ci vedo io a recitare la parte. Se potessimo chiederlo a…”
“A chi? Il giorno di Natale ognuno sta coi suoi, lo dice pure il proverbio. Forse se tuo padre venisse…”
“Non può, lo ha invitato mio fratello. Comunque ti garantisco che pure lui non lo farebbe mai, è come me da questo punto di vista”.
“Tuo padre non ti diceva che i regali te li portava Babbo Natale?”
“Sì che me lo diceva! Intendevo dire che non si travestirebbe mai”.
“Quindi i tuoi genitori ti raccontavano comunque una menzogna, secondo quanto hai detto prima. Perché non glielo hai mai rimproverato?”
“Guarda, ti dirò una cosa: tu lo sai che prima di conoscerti io ho sofferto per un certo periodo di crisi depressive…”
“Sì, me ne hai parlato un paio di volte”.
“Ecco, con l’aiuto dello psicologo io sono arrivato a trovare la causa dei miei stati depressivi in un atteggiamento basato su un eccesso di aspettative…”
“E che c’entra?”
“Un eccesso di aspettative nasce anche da un’infanzia in cui ogni capriccio viene accontentato dai genitori, praticamente ti fanno credere che tutto è possibile se solo lo desideri…”
“No, ti prego, ho capito dove vuoi andare a parare! Stai sostenendo che a vent’anni hai sofferto di depressione… perché quando eri bambino i tuoi genitori ti hanno detto che esisteva Babbo Natale e che ti portava i regali?”
“No, non fino a questo punto, lo so che le cause di una crisi depressiva sono chiaramente più ampie. Però, in minima percentuale, anche questa illusione infantile può incidere su…”
“Ma dai! Allora tutti dovremmo essere depressi! Ogni bambino ha ricevuto i regali convinto che glieli portasse Babbo Natale!”
“Sì, naturalmente le reazioni possano differire in base al tipo psicologico della personalità del soggetto”.
“Ecco, appunto. Quindi puoi travestirti e fingere di essere Babbo Natale senza avere il dubbio di aver rovinato la psiche di tua figlia!”
“No, non insistere. Addirittura farglielo vedere come se esistesse davvero mi sembra troppo”.
“Insomma, non vuoi rendere speciale questo Natale che potrebbe essere il primo di cui lei manterrà qualche traccia nella memoria”.
“Se questo è lo scopo, mi sembra che anche soltanto facendole trovare i regali sotto l’albero la magia sarà comunque la stessa…”
“E quella non è una menzogna? Dove sta la differenza?”
“Eh?”
“Perché il travestimento da Babbo Natale non lo accetti, e invece l’illusione che sia stato lui, e non noi, a mettere i regali sotto l’abete, ti sta bene?”
Lo ammetto, a questa obiezione non ho saputo replicare in modo convincente. Ho farfugliato qualche argomento facilmente confutabile e alla fine mi sono impuntato con “Non lo faccio, e basta!” abbastanza simile al “Perché no!” delle discussioni fra i bimbi piccoli.
A quel punto era inevitabile che finissi con l’analizzare razionalmente l’argomento e le sue motivazioni contrapposte.
In effetti è inoppugnabilmente vero che quando i figli sono piccoli ricevono insegnamenti sin troppo ottimistici per non turbare la loro innocenza. Riconosco che sarebbe sgradevole spiegare a un ragazzino che non sempre il bene trionfa sul male e che d’altronde bene e male non sono del tutto separati ma tendono a compenetrarsi e confondersi l’uno con l’altro in una zona di confine assai estesa. Concetto arduo per una mente ancora in pieno sviluppo. Inopportuno.
Al tempo stesso però, che motivo c’è di ammantare una festa popolare con elementi sovrannaturali? È una celebrazione. Si mangia tutti insieme, si sta in allegria, si gioca, si rammenta la nascita di un uomo che con le sue predicazioni ha avuto un ruolo importantissimo nella storia dell’umanità e che, prescindendo dalla sua presunta natura divina, ha lasciato degli insegnamenti utili – non tutti, alcuni sono alquanto controversi eh! – e quindi il 25 dicembre, data simbolica, si celebra la sua venuta al mondo.
Mentre argomentavo interiormente tra me e me il concetto pareva ineccepibile. Purtroppo Elisa riesce a smontare ogni mio ragionamento.
“Ma scusa tanto, se Babbo Natale non va bene perché non c’è necessità di un elemento sovrannaturale, allora Gesù cos’è?”
“Ma quella è religione, non una fiaba!”
“Se vuoi fare il razionale a ogni costo devi escludere ogni cosa non dimostrata scientificamente, fiaba o religione che sia!”
“Infatti lo sai che io sono più scettico di San Tommaso…”
“E allora perché citi un santo come esempio?”
“… Perché è un personaggio storico, va bene? Lo prendo a esempio come personaggio storico! E comunque, persino uno poco credente come me riconosce che una teologia può avere maggiore fondatezza di una favola…”
“Allora, se è per questo, ti rammento che Babbo Natale nasce dalla religione!”
“Ma…”
“Non è forse derivato da San Nicola?”
“Non è la stessa cosa!”
“Perché?”
“Perché… Oddio, come faccio a spiegartelo?”
Domanda retorica senza soluzione, ormai l’ho capito: quando ho uno scontro dialettico con Elisa sprofondo nell’incapacità di esprimere in modo compiuto i miei pensieri. Non che i suoi mi sembrino poi così inattaccabili, però riesce a complicarmi le idee e… beh, forse ce le avevo già un po’ confuse di mio su questo argomento.
Insomma, eccomi qui, dopo il cenone della Vigilia, chiuso in camera per indossare il mio travestimento da testimonial di una nota bevanda gassata. Ma perché, poi, un vecchietto obeso? San Nicola era un cristiano di scuola orientale, probabilmente digiunava spesso e mortificava il suo corpo per concentrarsi sull’importanza dello spirito.
In effetti sarebbe più giusto così: a Natale tutti a digiuno per rammentare gli aspetti spirituali dell’esistenza.
… Vabbé, forse così è eccessivo.
Mamma mia, come sono ridicolo con questa maschera! E sia, togliamoci questo dente e non se ne parla più.

“Che succede?”
“Chi è che bussa?”
“Uh, guarda! Babbo Natale!”
“Lo vedi tesoro, è venuto Babbo Natale a portarti i regali!”
“Avvicinati, così nonno vi scatta una foto insieme!”
“Che sacco grosso, quanto regali!”

Guarda come ride la mia piccolina. Ché poi sarebbe ugualmente contenta anche se potesse accorgersi che sono io. É divertente per un figlio vedere il proprio papà travestito come un buffone per offrire regali alla famiglia in modo originale.

“Se ne deve andare adesso!”
“Dovrà portare i regali ad altri bambini!”
“Certo, lui li porta a tutti i bambini del mondo!”
“Non può stare tutta la serata qui con noi”.
“Salutalo! Digli: ciao Babbo Natale, grazie per i regali, continuerò a essere buona anche l’anno prossimo!”

“Ma dove sei stato?”
“Un attimo in bagno…”
“Lo sai che mentre non c’eri è venuto Babbo Natale?”
“Ma va?...”
“Diglielo a papà, diglielo che hai visto Babbo Natale!”
Ecco che Elisa mi fa l’occhietto, come fa ogni volta che vuole dirmi: ‘Hai visto? È successo forse qualcosa di brutto a voler fare come dicevo io?’
È successo, in sostanza, che per svolgere il mio ruolo di papà per cinque minuti sono entrato nella fiaba. Sono diventato uno dei personaggi. Non il lupo cattivo o l’orco, ma Babbo Natale. Perché crescendo si può diventare anche un orco, però è la famiglia che propone il suo modello al bimbo che cresce. Un modello possibilmente positivo.
Sì, in fin dei conti è un inganno non diverso da altri, un inganno con uno scopo nobile.
Buon Natale piccola mia.

giovedì 30 novembre 2017

Auto-sfida scrittoria

Quando incorro in periodi come questo in cui mi manca l'ispirazione (so che la parola è arcaica e denota scarsa attitudine al balzo verso il professionismo, ma d'altronde sono anch'io arcaico dacché vivo, come sapete, nel 1908) uno sprone creativo è l'inevitabile sfida scrittoria.
Qualche settimana fa avevo ricevuto una proposta per un racconto "natalizio" sul quale mi ero arenato per varie ragioni, eppure sto insistendo perché ormai è diventata - appunto - una sfida. Solo con me stesso, certo, ma non per questo meno stimolante.
Con lo stesso spirito mi accingo ad affrontare in singolar tenzone il mio blocco dello scrittore anche per storie più lunghe di un racconto, avendo l'obiettivo di portare a conclusione uno dei miei manoscritti rimasti a metà.
Ne avevo parlato un po' di tempo fa (eufemismo) in questo post. Rileggendolo oggi posso constatare che i progetti incagliati indicati ai punti 3 e 5 della lista sono stati nel frattempo risolti e conclusi.
Ergo: perché non provare col progetto 1, che sicuramente non è uno dei miei generi preferiti ma è già a metà strada? (anche se dovrà essere totalmente editato). Il fatto che si tratti di un genere non prediletto diventa un'ulteriore sfida: dovrò impegnarmi a far bene pur avendo una limitata esperienza settoriale, ciò implica l'obbligo - ancora maggiore del solito - di documentarsi, confrontare, approfondire...
Qualcuno sicuramente starà pensando: ma perché mai quel deficiente di Ariano Geta ha provato a realizzare e ora vorrebbe concludere un romanzo fantasy se per sua stessa ammissione non ne è un grande appassionato?
La risposta è che a me piace diversificare, tentare nuove strade. Quando ero ragazzo sognavo di scrivere un libro per ogni genere: avventura, giallo, thriller, introspettivo, fantascienza... All'atto pratico non sono stato così settoriale, però mi accorgo che negli ebook che ho pubblicato non c'è una continuità: tendo a variare passando dal realistico al fantastico, dal comico al serio.
Non è un caso se l'unico musicista italiano che ascolto con una certa regolarità è il compianto Lucio Battisti (prima o poi dovrò dedicargli un post): i suoi album sono sempre diversi l'uno dall'altro, dal melodico tradizionale agli accenni di rhythm & blues, dal prog rock alla disco dance sino allo sperimentalismo. Mi piacciono gli artisti che anziché ripetersi costantemente (sia pure con metodo e originalità) cercano di rinnovarsi ogni volta a costo di fallire.
E nel mio piccolissimo ambito dilettantesco perseguo anch'io questo obiettivo.

giovedì 23 novembre 2017

I miei anni '90

Buon ultimo, mi aggrego a coloro che hanno già partecipato a questo me.me. Proprio in quanto ultimo non credo di poter aggiungere granché a quanto già detto da tutti quelli che mi hanno preceduto, però magari qualcosa di nuovo potrebbe scapparci, chi lo sa ;-)

RICORDI
Come avevo anticipato nel topic dedicato a un fatto per ogni anno della mia vita, il decennio '90 è stato quello del passaggio dalla gioventù alla maturità età adulta ... insomma, l'ho iniziato come matricola all'università e l'ho concluso col matrimonio e un lavoro (pardon: con una collaborazione coordinata e continuativa).
I ricordi più belli sono legati ai viaggi in Inghilterra per migliorare l'inglese, è stata la scoperta di un altro mondo per me, dalle abitudini ai gusti culinari passando per la moda.
Avevo già la passione per il tè, e nei tea shops per la prima volta trovavo negozi con qualità di ogni genere e accessori che in Italia probabilmente non avrei mai reperito (non c'era ancora amazon a quei tempi... ;-) Ho ancora un filtro a forma di cucchiaio e diverse confezioni di metallo comprate in terra d'Albione che tengo in uno sportello con tutta la mia collezione di scatole da tè.
Ho frequentato anche i pubs, ma giuro che non sono mai andato oltre una pinta di birra ogni sera, sono sempre rimasto sobrio.

TELEVISIONE

Oltre alle serie tv arcinote tipo il cartone "I Simpson" e il telefilm "X Files" (che seguivo assiduamente) mi piace ricordare due cartoni animati che mi sembra nessuno abbia citato e che io invece vedevo con molto piacere.
Agli inizi della decade mi ero appassionato a Maison Ikkoku (trasmesso in Italia col titolo Cara dolce Kyoko) perché anche se non sembra - e d'altronde faccio del mio meglio per nasconderlo - sotto sotto un po' di sentimentalismo ce l'ho anch'io ;-)
Alla fine del decennio ho invece apprezzato Daria e il suo sarcasmo nerd su MTV. Peccato che non lo abbiano più replicato.

FUMETTI
E che ve lo dico a fare? Dylan Dog è stato un must per tutti noi di quella generazione, un fumetto molto innovativo per certi aspetti.
Ma in quel periodo hanno iniziato a circolare in Italia le prime riviste dedicate ai manga. Io leggevo dapprima Mangazine e poi Kappa Magazine sul quale ho letto la prima versione di Ghost in the Shell (col titolo di Squadra Speciale Ghost). Non chiedetemi cosa penso della recente della trasposizione cinematografica...
Altre primizie di quel tempo tipo Aa! Megamisama! (Oh mia dea) penso che sopravvivano solo nella memoria mia e di pochi altri.

MUSICA
Quando si parla di anni '90 per me la parola "musica" diventa sinonimo di grunge. I Nirvana naturalmente, ma anche i Soundgarden, i Bush, i Deftones... E poi il nu metal dei Korn.
Musicalmente parlando mi sono fermato a quel decennio in un certo senso, non riesco ad apprezzare allo stesso modo quel che è seguito.
Anzi, mi riesce più facile andare a ritroso, riscoprire il prog rock dei primi anni '70. Forse perché sto invecchiando ;-)

CINEMA
Per quanto riguarda il cinema posso dire solo banalità, ho amato film talmente noti che di sicuro tutti conoscono: il monumentale poliziesco Heat, i thriller Seven e I soliti sospetti, i visionari Trainspotting e L'esercito delle 12 scimmie, l'epico Braveheart.
Come pellicola meno nota posso citare solo Buon compleanno Mr. Grapes, quando Johnny Depp ancora non giocava a fare il divo

giovedì 16 novembre 2017

Modalità acida "on" - 4

Le giornate acide sono una conseguenza del decadimento psicofisico al quale è irrimediabilmente sottoposto il qui presente blogger, così come ogni altro essere umano.
Però ci sono anche delle circostanze contingenti legate in modo esclusivo alla sua misera esistenza.
Una di queste è il fatto che, in qualità di impiegato amministrativo, si trova spesso a dover affrontare l'incommensurabile ottusità della burocrazia italiota che vuole a ogni costo favorire il disboscamento.
Avete idea di quanta carta viene inutilmente sprecata per redigere la documentazione necessaria alla Spett.le ditta in cui lavorate per prendere parte a una gara pubblica di appalto gestita dalla Preg.ma Stazione Appaltante tramite chiamata diretta e/o partecipazione telematica sul sito degli acquisti della Pubblica Amministrazione?
Intanto occorrono alcuni semplici e ovvi documenti quali:
-certificato della Camera di Commercio
-documento di Valutazione dei Rischi
-nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
-nomina del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
-nomina dell'Addetto Antincendio
-nomina del Medico aziendale
-certificati medici attestanti l'idoneità sanitaria dei lavoratori
-fidejussione assicurativa per copertura dei rischi
-attestazione di consegna ai lavoratori dei dispositivi di protezione individuali (DPI)
... e altro ancora a seconda dei casi. Per ovviare il reperimento di certi altri documenti quali ad esempio il Certificato del Casellario Giudiziale, nonché per essere in regola ai fini dell'art. 14 Dlgs. 81/2008 alleg. 17, ma anche ai fini dell'art. 90 comma 9 lettera A (e vari altri articoli determinativi e indeterminativi che vi risparmio) sono richieste in genere una serie di dichiarazioni:
-dichiarazione di non essere sotto il controllo di altre società partecipanti alla gara
-dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti di sospensione o interdittivi
-dichiarazione di conformità dei macchinari e delle attrezzature utilizzate
-dichiarazione di possesso dei requisiti professionali
-dichiarazione di non avere contratti di lavoro privati in corso con membri della Pubblica Amministrazione ('clausola pantouflage')
-dichiarazione di avere adeguata capacità economico-finanziaria
-dichiarazione antimafia
-dichiarazione di non aver fornito uranio arricchito alla Corea del Nord
-dichiarazione di non essere stato un foreign fighter per conto dell'Isis
-dichiarazione di non aver fornito documenti riservati a WikiLeaks
-dichiarazione di non aver venduto l'anima a Satana
-dichiarazione di non aver votato per Trump
-dichiarazione di non essere passato al Lato Oscuro della Forza
-dichiarazione di non essere stato il mandante dell'omicidio di J. F. Kennedy
... e giù di lì.
Vabbè, forse non proprio tutte quelle che ho elencato.
Insomma, comunque capirete quanto ci si possa inacidire dovendo trascorrere una o più giornate a compilare e mettere insieme tutta questa roba...

venerdì 10 novembre 2017

Lucca Comics 2017 - le foto

Come promesso ecco la documentazione fotografica del mio passaggio a Lucca lo scorso sabato.
Stavolta non ne ho scattate molte, un po' per il poco tempo trascorso in loco e un po' perché mi sono concentrato su un soggetto che, da solo, ha meritato quasi interamente la mia attenzione.
Mi riferisco alla mia principessa, che quest'anno ha potuto fare il suo primo cosplay :-)
Ed ecco a voi la piccola Arianina Getina che, come se entrasse in (o uscisse da) un cartone animato, si dirige spedita verso i padiglioni degli espositori nei panni di Chiaki Nanami di Danganrompa



(Naturalmente comprendo che le 836 foto che le ho scattato possono interessare solo relativamente a chiunque non sia suo padre o sua madre, pertanto non ne aggiungo altre ;-)
Dicevamo... Chiaki "Vanessa" Nanami si dirige ordunque verso la piazza. Non è l'unica però, altre 327.849 persone hanno appena avuto la stessa idea...


... meno male che suona la campana dalla chiesa di san Dylan Dog e molti fedeli sgombrano il sagrato per partecipare alla mes... ehm, alla mostra.


E intanto ecco che i veri padroni della fiera, i cosplayers, prendono possesso del luogo.




Questi non so chi intendano rappresentare ma una foto gliela ho scattata lo stesso (confessate, quante volte è successo anche a voi di rimanere colpiti da un costume senza tuttavia sapere chi fosse?)


Insomma, questa è stata la mia esperienza abbastanza mordi-e-fuggi a Lucca 2017. Ma l'anno prossimo penso di non...
Ah, beh, dimenticavo: prima viene il Romics ;-)

domenica 5 novembre 2017

Dodecalogo della mia esperienza al Lucca Comics 2017

E per il terzo anno consecutivo sono andato a Lucca per la più nota kermesse fumettistica nazionale. Fra qualche giorno, con più calma, pubblicherò alcune foto. A caldo posso dire che ieri ho imparato un po' di cose che riassumo in un elenco:
1) Evitate di andarci il sabato: traffico assurdo, ore perse in auto, ressa, folla inenarrabile.
2) Ma se proprio è l'unico giorno disponibile, andateci lo stesso perché poi una volta che siete lì ne vale comunque la pena.
3) Se vostra figlia vi chiede di mettersi in fila dietro a sessanta persone per farsi autografare un fumetto, ditegli di no perché perderete un'ora che potrebbe essere impiegata meglio.
4) Però, ripensandoci, invece fatela quella fila: il sorriso di soddisfazione che illuminerà il volto della principessa ad autografo ottenuto è un bel modo di impiegare il vostro tempo.
5) Se non avete la possibilità di indossare un cosplay ben fatto evitate cose raffazzonate.
6) Ma d'altro canto, in quell'atmosfera di follia positiva che pervade le stradine storiche, un cappellino di Arale o una sciarpa di Harry Potter stanno sempre bene, anche se indossati su vestiti normali.
7) Se incontrate Sampei il pescatore non vergognatevi a cantargli la sigla del cartone animato.
8) E se una band improvvisata inizia a suonare la sigla dei Flinstones, c'è da essere fieri di essere stato l'unico che l'ha cantata a memoria senza sbagliare una parola.
9) E' legittimo che il maschio che è in voi non resti indifferente quando passano belle figliole seminude (o se siete donne, quando passano certi palestrati col busto scoperto).
10) Però è ancor più legittimo che subito dopo vi chiediate se si trattava del cosplay di Mew Pam delle Tokyo Mew Mew o se era invece un altro majokko...
11) Arrivati a fine giornata coi piedi gonfi e le gambe indolenzite per i chilometri percorsi, le braccia doloranti per le buste pieni di fumetti trasportate per ore e i riflessi psicofisici azzerati, è sacrosanto ripromettersi di non tornare più.
12) Ma è ugualmente sacrosanto che poche ore dopo, sul letto, vengano pensieri tipo "L'anno prossimo voglio provare a venire di giovedì, magari è meno affollato..."

mercoledì 1 novembre 2017

Come si cambia

No, non è un post dedicato alla canzone di Fiorella Mannoia.
Avrei potuto scrivere qualcosa su Halloween, ma è una ricorrenza che non è appartenuta alla mia infanzia e conseguentemente non mi ha mai trasmesso nulla. Né, d'altra parte, saprei parlare adeguatamente di Ognissanti.
Insomma, non sfrutto gli spunti che offre il calendario ed è un segnale. Nel 2009, ai primordi di questo blog, scrissi un post in cui spiegavo come cercavo di portare avanti i miei progetti di scrittura senza pormi limiti di tempi, sfruttandone ogni ritaglio, estendendo il metodo anche alla lettura.
Ora quell'entusiasmo sembra davvero lontano. Negli ultime mesi non ho scritto quasi nulla e sto leggendo pochissimo.
Vabbé, io provo a ripubblicare quel testo (l'originale è qui), non si sa mai che abbia un qualche effetto terapeutico e mi aiuti a recuperarne lo spirito ;-)

Non pongo limiti al tempo che devo concedere alla scrittura e alla lettura, e infatti mi può capitare di scrivere qualche riga mentre sto per uscire di casa, spegnendo subito il computer dopo aver salvato una trentina di parole, e sempre più spesso mi capita di leggere solo un paio di pagine alle undici di sera prima di arrendermi all’inevitabile necessità di dormire.
Non mi pongo limiti a ciò che vorrei scrivere, infatti sto adattando un mio vecchio racconto a romanzo breve alla media di tre righe al giorno, e contemporaneamente sto portando avanti un mio antico progetto di racconti comici alla stessa media del racconto-romanzo.
Non mi pongo limiti agli obiettivi, infatti intendo spedire entrambi i manoscritti a diversi editori, ovviamente appena saranno terminati.
Per forza di cose, non mi pongo limiti di scadenza per la loro ultimazione. Non sono nella condizione di pormeli. Ci metterò il tempo che ci metterò. Sei mesi, un anno, due anni… chissà.
In definitiva, c’è soprattutto una cosa per la quale non devo pormi dei limiti: la perseveranza. E anche la pazienza.

mercoledì 25 ottobre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80 - 3

Non ricordo l'anno preciso, ma sicuramente era collocato nella seconda metà del decennio ottantesco. In televisione trasmettevano un film horror uscito al cinema nel 1983 di cui si diceva che fosse piuttosto inusuale rispetto alle tipiche trame di quel periodo. Era stato distribuito col titolo Miriam si sveglia a mezzanotte (all'epoca ignoravo che il titolo originale fosse del tutto diverso: The hunger), il regista era Tony Scott e uno dei personaggi era interpretato da David Bowie, per niente a disagio nel confronto recitativo con un mostro sacro come Catherine Deneuve, la protagonista.
La pellicola si dimostrò in effetti tutt'altro che cliché e mi permise tra l'altro di scoprire in ritardo - ormai avevano già sciolto la band - i Bauhaus.


Nella sequenza iniziale del film compare infatti il cantante Peter Murphy che interpreta se stesso mentre canta in una discoteca una canzone assai poco adatta a una discoteca. Il chitarrista Daniel Ash, il bassista David J e il batterista Kevin Haskins non compaiono in scena, una scelta del regista probabilmente dettata dalla volontà di enfatizzare l'inquadratura su Murphy, oggettivamente dotato di un'espressività e di uno sguardo altamente cinematografici.
La canzone eseguita è "Bela Lugosi is dead". Ne rimasi subito colpito e volli poi rimediare il relativo disco per ascoltarla per intero. Era del tutto anti-commerciale: una durata di quasi dieci minuti ripetendo ossessivamente lo stesso riff. Ma la ripetizione cambiava di lunghezza e di intensità, si riproponeva con delle piccole modifiche come le variazioni sul tema di certe melodie classiche, veniva sostenuta dalle distorsioni della chitarra elettrica, dalle dilatazioni infinite delle note del basso, dai colpi sordi e attenuati della batteria, dalla voce ipnotica del cantante. Una sinfonia tetra che celebrava l'attore ungherese noto per aver interpretato Dracula in numerosi film in bianco e nero. Sublime.
Ma non è questa la canzone che intendo proporre poiché non appartiene al decennio ottantesco: uscì come singolo nel 1979.
Il loro primo LP esteso, In the flat field, vide invece la luce nel 1980.
Il pezzo di apertura di un album è quello che introduce l'ascoltatore alla musica in esso contenuta, quindi costituisce di fatto la presentazione ufficiale della band e del suo stile. Reputo perciò assai significativo il primo brano di In the flat field, ovvero "Double dare". Ha un ritmo cupamente gothic rock, in effetti l'intero LP è una litania di tracce musicali cui viene data un'intonazione spesso lugubre.
In basso trovate il testo e il link su youtube.
"Double dare" è una canzone che ad alcuni potrebbe risultare sgradita per le sonorità metalliche rese deliberatamente disturbing (uso un termine inglese perché non ne trovo uno italiano che renda lo stesso effetto). A me invece è sempre piaciuta, sarà che ero e continuo a essere un po' disturbato mentalmente...

(Testo: Io ti sfido a essere reale, a toccare la fiamma tremolante, gli spasimi di un oscuro piacere. Non indietreggiare di fronte alla paura della notte, non tornare indietro ancora una volta dalle destinazioni prefissate. Io ti sfido a essere orgoglioso, ad avere il coraggio di urlare ad alta voce le convinzioni che ti senti dentro come il suono di campane che rintoccano. Io ti sfido a disprezzare la burocrazia e tutte le sue bugie, ad evitarne lo sguardo, loro non hanno mai il coraggio di sfidare. Io sfido te. Te!)

mercoledì 18 ottobre 2017

Ci riprovo con un vecchio ebook

Lo avevo già proposto tre anni fa, ma lo avevo successivamente ritirato perché gli esiti erano stati decisamente al di sotto delle aspettative.
Probabilmente avrei dovuto fermarmi lì, lasciar perdere e ammettere che non era piaciuto.
Però ci tenevo in modo particolare perché è un libro in cui ho cercato di scattare un'istantanea a questi anni di avvilente decadenza civica, morale, sociale e politica del nostro paese.
Lo spunto narrativo iniziale e la trama susseguente si incentra sulle vicende individuali di tre uomini, tutti iscritti a un forum web di frequentatori abituali di prostitute tramite il quale si conoscono. Decidono di avere un incontro offline a Roma per trascorrere un sabato diverso dal solito e sullo sfondo c'è l'Italia di oggi, una nazione malata.
Il testo dell'ebook è stato sottoposto a un lungo editing, soprattutto sul piano formale, mentre i contenuti hanno subito pochissime variazioni.
Però ho cambiato il titolo: da Un sabato diverso a Un sabato italiano, proprio per sottolineare che il libro va considerato anche come uno specchio dei tempi in cui è ambientato.
Mi rendo conto che i risultati non potranno essere tanto diversi rispetto a quelli successivi al lancio ufficiale del 2014, però stavolta ho deciso - vada come vada - di tenerlo on line nel kindle store. Comunque sia rappresenta la mia 'dichiarazione non richiesta' su cosa penso del presente in cui vivo.
Come avevo già spiegato nel post della prima uscita si tratta di un romanzo che differisce parecchio rispetto a tutte le altre cose che ho scritto: non c'è praticamente ironia, racconto la storia con la freddezza della cronaca interrotta da improvvisi guizzi di partecipazione emotiva. Inoltre è una lettura adatta al solo pubblico adulto sia per il linguaggio che per gli argomenti. É un romanzo introspettivo carico di negatività, ne ho accumulata troppa durante questo secondo decennio del XXI secolo e sentivo la necessità fisiologica di darle una forma.
Se siete interessati potete leggere l'anteprima sul sito di amazon a questo link.

mercoledì 11 ottobre 2017

Modalità acida "on" - 3

Un'altra situazione deleteria legata alle giornate "acide" è l'insofferenza verso certi autori - classici o moderni - che risultano poco graditi ma di cui non si può negare che riscuotano un discreto successo sia presso la critica letteraria che fra i comuni lettori.
Quando ciò capita allo scribacchino Ariato Gena (altro nome chiaramente inventato in modo casuale) può succedere che lui si smetta a spulciare furiosamente fra le recensioni di opere di quell'autore sgradito, alla disperata ricerca di opinioni negative.
Ed ecco che, digrignando i denti, scopre su anobii che neppure a Peppe Er Puzzone piace il romanzo tanto lodato di quell'autore così sopravvalutato. Nella sua recensione dice chiaramente:
Cioè a me, boh, qst libro me fa 2 palle!1!1!
Ecco, un'opinione così autorevole dimostra che Ariato Gena fa bene a schifare quello scrittore!
... O forse no.
E allora, coi denti ancora più digrignati, va a cercare conforto nelle opinioni di suoi amici lettori.
"Ma tu che ne pensi di [autore odiato]?"
"Ho letto solo due libri suoi, però mi sono piaciuti".
"Piaciuti in che senso? Intendi dire che sono carucci, che si lasciano leggere anche se non sono niente di speciale, solo robetta che potrebbe scrivere qualunque idiota pagando un buon ghost writer, giusto?"
"No, sono bei romanzi. Non di quelli da leggere sotto l'ombrellone, tutt'altro. Sviluppano concetti che fanno riflettere".
(A questo punto dovete immaginare la voce di Ariato Gena che diventa quasi irriconoscibile assomigliando più a un ringhio animale che a un'espressività verbale umana).
"Cioè, secondo te quell'accozzaglia di parole messe insieme alla meno peggio fanno riflettere?"
"Sì. E poi considera che lui è interessante anche sul piano umano. Ho letto un'intervista e, beh, non ha detto nessuna delle tipiche banalità di routine. Riesce a spiegare i suoi obiettivi letterari con rara intelligenza".
"Più che rara direi leggendaria. Nel senso che in realtà non esiste!"
"Ma dai, sei troppo severo nei tuoi giudizi".
Facendosi ombroso, Ariato Gena si congeda con un grugnito, apre la rubrica del cellulare, seleziona l'anagrafica dell'amico e scrive un promemoria per ricordarsi di non fargli gli auguri il giorno del suo compleanno...
Insomma, durante le giornate acide mai accanirsi contro i romanzieri sgraditi o si rischia anche di perdere le amicizie ;-)

venerdì 6 ottobre 2017

Tutte le mie canzoni

Giacché Antonella ha aderito al #30daysmusicchallenge e ha invitato tutti i frequentatori del suo blog a fare altrettanto, ho pensato: perché no?
Con una piccola precisazione che copia ulteriormente il post di Antonella Mecenero: la sfida vera e propria dura appunto 30 giorni, non credo che io riuscirei a gestirla pienamente. É probabile che questo post rimanga un episodio isolato.
Comunque, visto che già da alcune settimane ho iniziato a dare spazio alla musica col tag delle canzoni dimenticate degli anni '80, rispondo al questionario che aiuta a far scoprire i gusti dei partecipanti.

1 - la tua canzone preferita
Una sola? Ma dai, tutti abbiamo almeno una decina di canzoni preferite secondo le occasioni e i momenti. E poi ne scopri una che magari non avevi mai ascoltato prima e subito soppianta altre che credevi inamovibili nella tua hitlist personale. Posso dire che quasi tutte le canzoni che compariranno nelle risposte successive sono tra le mie preferite.
2 - una canzone invernale
Si dice che l'inverno favorisca la tetraggine, ma nel mio caso è uno stato d'animo che si prolunga anche al di fuori della stagione fredda. D'inverno ascolto canzoni che esprimono inquietudine come Kill you dei Korn o In a lonely place dei Bush.
3 - una canzone che ti rende allegro
Accidentally in love dei Counting Crows o anche Ready to go dei Republica.
4 - una canzone che ti commuove
Più che una canzone è un brano strumentale per pianoforte, Solitude di Ryuichi Sakamoto.
5 - una canzone che ti ricorda qualcuno
Mocambo di Paolo Conte mi ricorda inevitabilmente l'amico Temistocle Gravina visto che gli ho dato qualche piccolo spunto per concludere un suo racconto con lo stesso titolo che era infatti un suo omaggio al cantautore piemontese.
6 - una canzone che ti ricorda un posto
Suona abbastanza assurdo, però ogni volta che ascolto I love Rock n' Roll degli Arrows mi viene in mente Tolfa, il tranquillo paesino collinare al quale ho dedicato un post fotografico. L'improbabile accostamento nasce perché c'è stata una lontana estate degli anni '70 in cui un ragazzino (futuro blogger ;-) ascoltò costantemente e involontariamente quella canzone poiché risuonava da un locale con juke-box in cui o c'era poca scelta di brani o c'era qualche frequentatore assiduo davvero fissato con quel pezzo rock (che in effetti merita: anche la cover di Joan Jett vale l'ascolto).
7 - una canzone che ti ricorda un momento particolare
Born in the USA mi riporta al primo concerto al quale sono stato - ovviamente Bruce Springsteen - e alle sensazioni che ho provato. Stare in mezzo a migliaia di persone che si lasciano trasportare dalle emozioni trasmesse dalla musica è un'esperienza speciale, anche dopo il decimo o il ventesimo concerto al quale partecipi.
8 - una canzone di cui conosci tutte le parole
Ovviamente più di una. Ho una pessima voce, ma se parte la musica di Comedown dei Bush o di Serve the servants dei Nirvana, chi mi sta vicino è costretto ad ascoltare i miei gorgheggi sgraziati.
9 - una canzone che ti fa ballare
Non proprio ballare, però certe canzoni mi 'obbligano' al classico gesto da concerto rock di scuotere la testa in avanti agitando le chiome, anche se i miei capelli sono cortissimi. Mi riferisco a pezzi come Smell like teen spirit dei Nirvana o - per stare sul rock classico - The ocean dei Led Zeppelin.
10 - una canzone che ti aiuta a dormire
Se una canzone mi piace mi fa scorrere l'adrenalina, anche se melodica; se non mi piace mi da sui nervi. Ergo: non esiste una canzone che mi aiuti a dormire :-D
11 - una canzone della tua band preferita
Non ho una sola band preferita. Quindi dirò New dawn fades dei Joy Division, The wall dei Pink Floyd, Heart-shaped box dei Nirvana, The day I tried to live dei Soundgarden, Personal holloway dei Bush, Let's get this party started dei Korn.
12 - una canzone della band che odi
Non arrivo a odiare una band. Posso dire che non sopporto in generale i tormentoni latinoamericani e i polpettoni di certi cantautori storici nostrani.
13 - una canzone che hai conosciuto da poco
Diesel power dei Prodigy, conoscevo i loro singoli e altre canzoni, ma non tutte.
14 - una canzone che nessuno si aspetta possa piacerti
Last friday night di Katy Perry :-D
15 - una canzone che ti descrive
All apologies dei Nirvana.
16 - una canzone che amavi e che ora odi
Se l'amavo non posso odiarla. Magari non mi piace più come prima, questo sì. Mi è successo con quasi tutte le canzoni dei Police e di Sting come solista. Anche i Depeche Mode e gli U2 non mi entusiasmano più come un tempo.
17 - una canzone che vorresti dedicare a qualcuno
Inbetween days dei Cure alla mia prima fidanzata.
18 - una canzone che vorresti ascoltare alla radio
Qualsiasi canzone dei Bush. Non le trasmettono quasi mai.
19 - una canzone dal tuo album preferito
Anche in questo caso, non c'è ne è solo uno. Dico pertanto: Us and them da "Dark side of the moon" dei Pink Floyd, Happy house da "Kaleidoscope" di Siouxsie and the Banshees, She's lost controle da "Unknown pleasures" dei Joy Division, Come as you are da "Nevermind" dei Nirvana, Secretly da "Post orgasmic chill" degli Skunk Anansie, Everything's zen da "Sixteen stone" dei Bush, Black hole sun da "Superunknown" dei Soundgarden. Ma potrei continuare.
20 - una canzone che ascolti quando sei arrabbiato
Dictatorshit dei Sepultura, oppure Double dare dei Bauhaus, oppure Charlie big potato degli Skunk Anansie, oppure Tempest dei Deftones, oppure... (io sono 'angry inside' quindi l'elenco potrebbe essere lungo).
21 - una canzone che ascolti quando sei felice
Whole lotta love dei Led Zeppelin o magari Foxy Lady di Jimi Hendrix.
22 - una canzone che ascolti quando sei triste
Falling away from me dei Korn o Sonne dei Rammstein.
23 - una canzone che vorresti al tuo matrimonio
Ormai ho già dato, comunque se dovessi fare il bis: Kiss me dei Sixpence None The Richer :-D
24 - una canzone che vorresti al tuo funerale
Su questa non ho dubbi: Day of the Lord's dei Joy Division.
25 - una canzone che è un piacere peccaminoso
Smack my bitch up dei Prodigy.
26 - una canzone estiva
Walking on sunshine di Katrina and The Waves ;-)
27 - una canzone che ti piacerebbe suonare
Nessuna, non voglio rovinarle.
28 - una canzone che ti fa sentire colpevole
Colpevole? Una canzone ti fa sentire libero e innocente come un bimbo (o come un peccatore che si autoassolve, fate voi).
29 - una canzone della tua infanzia
La sigla di Daitarn 3 cantata dai Micronauti.
30 - la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa
Non seguo gli hits del momento, quindi in realtà potrei citare una qualsiasi di quelle nominate nel corso dell'intero questionario eccetto quella della domanda 13.

Se qualcun altro vuole illuminarci sui suoi gusti musicali... (si è già capito che sarà un 'challenge' molto virale ;-)

venerdì 29 settembre 2017

Cadendo nei luoghi comuni cercando di non caderci

Settembre è quasi finito. Durante il giorno ha fatto caldo come ad agosto, anche se le piogge hanno fatto abbassare le temperature cosicché verso sera dovevo mettermi le pantofole invece delle infradito e di notte tiravo su il lenzuolo sino al collo anziché scalciarlo via per dormire in stile naturista. Ma si sa che ormai l'estate non è più quella di una volta ed è caldissima in modo esagerato sino all'ultimo giorno.
A ottobre ci sarà qualche nuvola grigia in cielo e gli amici della Tuscia mi regaleranno un po' di castagne, percorrerò l'Aurelia Bis circondato da alberi con le foglie morte e mi sentirò immerso in un paesaggio autunnale, ma sarà solo una mia sensazione poiché si sa che ormai non ci sono più le mezze stagioni e si passa direttamente dall'estate all'inverno.
A novembre il cielo sarà grigio e verso metà mese dovrò iniziare a indossare il giubbotto pesante al mattino e alla sera, le giornate saranno più corte, ma in realtà sarà solo un'impressione dovuta alla fine dell'ora legale.
A dicembre non riuscirò più a uscire di casa senza sciarpa e cappello di lana, indosserò calzettoni spessi come un cappotto, ma sarà solo un'illusione perché anche se non mi pareva in realtà a ottobre era già freddo allo stesso modo.
A gennaio quando andrò a Viterbo tutti gli alberi saranno spogli e avrò voglia di entrare in un bar e ordinare una cioccolata calda, ma in realtà con l'effetto serra il mondo si sta surriscaldando e quindi non fa così freddo come sembra.
A febbraio mi sentirò stremato dalle settimane accumulate sopportando il gelo e l'unica consolazione sarà pattinare sul ghiaccio e vedere i mandorli che iniziano a fiorire, ma sicuramente starò esagerando perché si sa che l'inverno non è più quello di una volta quando faceva veramente freddo.
A marzo comincerò a togliermi il cappello tra mezzogiorno e le quattro di sera, mi incanterò davanti ai rami degli alberi che si ricoprono di petali colorati, anche se in realtà la primavera non esiste più e si passa direttamente dall'inverno all'estate.
Ad aprile ritroverò il piacere di non andare in giro con tre strati di vestiario addosso, nelle aiuole spunteranno dei fiori e avrò una costante sensazione di sonnolenza, ma la verità è che se uno ha sempre voglia di dormire è tutta colpa dello stress della vita moderna e della tiroide.
A maggio andrò in bicicletta con maggior soddisfazione, anche se dovrò continuare a mettermi un foulard alla gola per sicurezza e la sera indosserò un paio di calzettoni anche dentro casa, ma probabilmente sarà solo perché sto invecchiando, poiché si sa che a causa dell'effetto serra a maggio ormai è già estate e fa caldo come se fosse agosto.
A giugno indosserò finalmente i calzoni corti e le infradito, mi accorgerò con piacere che il cielo è sempre terso e le nuvole sono pressoché assenti, ma si sa che questo è solo colpa dell'inquinamento che ha provocato il surriscaldamento globale.
A luglio soffocherò di caldo durante la notte e avrò problemi a dormire causa estrema sudorazione, esattamente come mi accadeva quando ero bambino durante queste mese, ma sicuramente la memoria mi starà tradendo perché tutti sanno che adesso fa molto più caldo di una volta.
A agosto cercherò di trascorrere qualche giornata a mare e tuffarmi nell'acqua gelata, passerò l'interno mese senza mai indossare altro che non siano scarpe leggere senza calzettoni e magliettine di cotone a maniche corte. D'altronde sappiamo già che si tratterà sicuramente dell'estate più calda degli ultimi cento anni, proprio come quella dell'anno scorso e come quella di due anni fa.
A settembre sembrerà ancora agosto per le prime settimane, poi ci saranno acquazzoni improvvisi e violenti cosicché di giorno sarà sempre caldo ma la notte riuscirò a dormire e dovrò persino indossare il pigiama, ma si sa che ormai d'estate fa sempre lo stesso caldo afoso da giugno a settembre senza alcuna differenza.
Insomma, le stagioni non sono più quelle di una volta.

venerdì 22 settembre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80 - 2

Nel 1983 uscì il film di Francis Ford Coppola Rumble Fish (distribuito in Italia col titolo Rusty il selvaggio). Fu uno dei pochi flop nella carriera del regista italo-americano, benché il cast includesse nomi come Matt Dillon, Mickey Rourke, Diane Lane, Dennis Hopper, Nicolas Cage e Laurence Fishburne. E fu anche l'occasione per l'incontro fra due musicisti anticonvenzionali.
La colonna sonora era stata affidata a Stewart Copeland, batterista dei Police che, dopo il grande successo commerciale degli anni precedenti, erano sul punto di sciogliersi.


Copeland realizzò una soundtrack di grande effetto, interamente strumentale, che venne incisa su un LP intitolato come il film. Volle perciò creare un singolo collegato all'album. Lo realizzò in studio da solo, suonando separatamente chitarra, basso, tastiera e batteria e sovrapponendo successivamente le tracce musicali.
Ma aveva bisogno di un cantante per la parte vocale. E a quel punto la sua strada si incrociò con quella di Stan Ridgway.


Anche lui faceva parte di una band, i Wall of Voodoo, che stava avendo un discreto successo negli Stati Uniti; ma anche lui aveva deciso di tentare una carriera solistica, tanto è vero che tre anni dopo avrebbe pubblicato il suo primo LP individuale, The big heat (al pari della colonna sonora di Rumble Fish, anche questo disco è nella mia collezione di vinili).
La voce così smaccatamente e orgogliosamente americana di Ridgway, ma soprattutto la sua armonica, rendono il singolo in questione davvero particolare, difficile da incasellare in un genere preciso.
Anche stavolta fornisco il testo tradotto e un video incorporato da youtube. Mi direte poi cosa ne pensate di "Don't box me in" (magari la conoscevate già e non l'avevate affatto dimenticata, chissà ;-)

(Testo: Tu cammini, io correrò e ti seguirò. Tu chiami, io verrò e non ricorderò da dove vengo. Laggiù, dove finisce il bancone, questo pesce continua a nuotare in una boccia di vetro. Sento una strattonata alla lenza, dove finirò stavolta? Non rinchiudetemi. Un giorno vi mostrerò come sono davvero. Arriverà un giorno in cui non ricorderò più di cosa avevo paura. E nuoterò in mare, non sbatterò su questo vetro. I miei occhi vedono rosso quando il mio mondo è diventato blu, perciò sto abbandonando tutto, è vero. E salterò in una pelle nuova di zecca e voi non sarete più in grado di rinchiudermi. Non rinchiudetemi. Fatemi andare! Ci sono un bel po' di posti nei paraggi in cui non sono mai stato, c'è un oceano qui fuori in cui devo nuotare, c'è un fiume che scorre proprio accanto alla mia porta. Mi chiedo... cosa? E se a volte sembra che io non possa parlare, allora saprete che a questa lavagna manca un gessetto. Non rinchiudetemi, ve lo dico, non rinchiudetemi. Fatemi andare!)


venerdì 15 settembre 2017

Modalità acida "on" - 2

Un'altra situazione scribacchina tipica in cui una fase acida può essere problematica è quando si sta lavorando a un manoscritto.
Vi faccio un esempio rapido.
Lo scribacchino Getiano Arieta (nome inventato a caso) sta elaborando un racconto sentimentale. Però è in una giornata acida... Incurante di tale stato d'animo inizia a abbozzare la narrazione.

Aveva deciso di innamorarsi di lei la prima volta che l'aveva vista, sebbene non fosse affatto bella. Era semmai bruttina. Ai tempi delle scuole superiori alcuni compagni dispettosi l'avevano goliardicamente soprannominata "cesso", e malgrado l'evidente cattiveria insita in tale nomignolo non si poteva neppure affermare che fosse un'esagerazione, quanto meno da un punto di vista anatomico. Anche caratterialmente non emergeva in nessun modo: anonima, mediocre, ogni volta che apriva bocca sfornava banalità in serie.
D'altra parte, pure lui era il prototipo dell'imbranato che si crede poeta, supponendo - molto erroneamente - che 'sensibilità' e 'insicurezza' siano la stessa cosa. Non era un caso se i ragazzi del suo quartiere evitavano accuratamente di fermarsi a parlare con lui: sapevano che avrebbero dovuto sopportare una lamentazione funebre anziché un dialogo. Probabilmente lui voleva sperimentare, da presunto poeta quale si sentiva, la sensazione di amare. E da autentico coglione quale invece era, aveva inconsciamente inventato nel proprio cervello un'artificiosa attrazione per l'unica coetanea che non lo avrebbe snobbato, più che altro per disperazione, dacché anche lei stava antipatica a tutti ed era alla disperata ricerca di un essere vivente con cui poter scambiare due parole la domenica mattina nella piazza del paese, per non dover più passeggiare in una perenne e imbarazzante solitudine...

Ecco, non ci vuole molto a capire che se Getiano Arieta continua a scrivere il suo racconto sentimentale con questo andazzo è alquanto improbabile che ottenga qualcosa che si possa definire anche lontanamente 'apprezzabile'...
Ne consegue una regola: mai scrivere quando si è in giornata acida.
Ma volendo tale regola può essere integrata con un'aggiunta da valutare attentamente: si può anche scrivere quando si è in giornata acida purché si stia lavorando a un argomento attinente.
Se, per dire, Getiano Arieta decidesse di redigere un saggio sulla storia universale del pessimismo o un trattato sull'inutilità della razza umana, beh, in quel caso la modalità acida può essere di aiuto.
Ma solo sul piano della scrittura, eh! Sul piano sociale gli farà perdere i pochi contatti umani che aveva, così finirà come la protagonista del racconto sentimentale di cui sopra.
Quindi, la regola integrata deve essere applicata con moooolta cautela...

mercoledì 13 settembre 2017

Liebster again

Non si sfugge ai Liebster, neppure quando si è già stati nominati :-D
D'altro canto è un onore e un piacere essere stato incluso nell'elenco di Tiziana e Calibano.
Le regole sono arcinote:
1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei “vincitori”.
4. Proporre a vostra volta undici domande.
I punti 2 e 3, come già sapete, ormai li salto tranquillamente (sono certo che il signor Liebster non si offenderà ;-)
Per quelli 1 e 4 invece non mi sottraggo. Ringrazio nuovamente Tiziana e Calibano e rispondo subito alle loro domande:
1. Con quale personaggio letterario intraprendereste una storia d’amore?
Come ho già scritto in un post su un argomento attinente, una donna letteraria che amerei sinceramente è Sonja di Delitto e castigo. Benché costretta a prostituirsi, mantiene una purezza d'animo meravigliosa.
2. Quale libro regalereste a una persona che non vi sta tanto simpatica?
Uno dei miei ovviamente :-D
3. Qual è il libro che consigliereste a un bambino?
Domanda difficile perché i miei libri preferiti hanno sempre contenuti inadatti ai bambini. Magari proporrei Storie naturali di Jules Renard, che per certi aspetti nasce dal tentativo dell'autore di vedere la campagna con gli occhi di un bambino.
4. Reinventa il finale di un libro famoso. Di quale cambieresti le vicende?
Se è un capolavoro non può essere modificato. Se è un libro mediocre non basta cambiare il finale ;-)
5. Ti spaventano i libri voluminosi?
Molto. Ne ho parecchi, disponibili nella mia biblioteca, che attendono solo di essere letti. Eppure sono fermi lì...
6. Qual è il tuo genere letterario preferito da leggere?
La narrativa tradizionale, soprattutto le narrazioni particolarmente introspettive e psicologiche.
7. Un libro strappato o un libro non tornato dopo in prestito. Quale situazione ti farebbe più male?
Sicuramente il libro non tornato. Comunque chiederei delucidazioni al colpevole. E se le reputassi insufficienti, emetterei la mia irrevocabile condanna: espulso per sempre dalla mia biblioteca.
8. Leggi ad alta voce o preferisci la lettura dentro di te?
Non leggo mai ad alta voce, anche perché la mia voce è orrenda.
9. Descrivi un luogo che ti è rimasto impresso in un romanzo. Anche non reale.
L'isola di Creta in Zorba il greco. Così piena di vita, di emozioni, di ferocia, di autentica passione. Non so quanto sia vera e quanto sia esagerazione letteraria, mi piace credere che sia stata davvero così come viene raccontata.
10. Scriveresti un libro erotico?
Perché no? Qualche idea mi gira in testa da tempo...
11. L’ultimo libro letto che hai sul comodino.
Sul comodino in questo momento ho - lettura in corso - La solitudine del satiro di Ennio Flaiano.
E ora è il mio turno per le domande... Beh, ormai sono talmente pigro e apatico che ripropongo quelle dell'ultima nomination alle quali non avevano risposto in molti visto che era il mese di luglio e parecchi bloggers erano già in ferie. Rinnovo l'invito: rispondete numerosi, anche solo come commento, oppure aprendo un post "da nominato" sul vostro blog:
-Qual è il fumettista che secondo te avrebbe potuto essere un ottimo pittore?
-E qual è il pittore che ti sarebbe piaciuto vedere all'opera come disegnatore di fumetti?
-Mettono all'asta un'opera del tuo artista preferito. Fino a quanto saresti disposto a spendere per comprarla?
-Hai mai provato a scrivere un'autobiografia?
-Qual è la cosa più adulta che hai fatto da bambino?
-E la cosa più infantile che hai fatto da "grande"?
-Il canale televisivo che sei contento che esista?
-Il social network nel quale più ti piace interagire con altri utenti?
-Parteciperesti a un talent show?
-Qual è la tua attrazione preferita nei parchi giochi?
-C'è qualcosa che, a tuo avviso, la maggior parte delle persone non riesce proprio a capire?

mercoledì 6 settembre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80

Mi concedo un ulteriore argomento per bloggare, un ambito sinora a malapena sfiorato: la musica.
Nel quotidiano è una forma d'arte (ma anche intrattenimento, certo) assai importante per me: l'ascolto di musica in sintonia coi miei mutevoli stati d'animo è una meravigliosa risorsa per bilanciare certi congeniti squilibri umorali.
Per tentare d'essere originale, nonché per conoscenza anagrafica diretta (con un pizzico d'inevitabile nostalgia) proporrò all'attenzione degli internauti canzoni meno note degli anni '80, decennio non proprio memorabile musicalmente, ma neppure totalmente privo di interesse.
E comincio citando un gruppo che forse non tutti ricordano: Siouxsie and the Banshees.


Formatisi a Londra alla fine degli anni '70 durante l'ondata punk (la cantante Susan Janet Ballion, in arte Siouxsie Sioux, e il bassista Steven Severin erano fans dei Sex Pistols e li seguivano ovunque) la band all'inizio apparteneva a quel genere. Successivamente però iniziò a sperimentare musiche più cupe, ritmi ossessivi e ipnotici, testi basati sul mistero e il torbido. Stavano creando un nuovo stile che poi verrà battezzato dark. Da notare che per alcuni mesi il chitarrista della band fu Robert Smith, il fondatore dei Cure, che poi diventeranno la band più iconica della dark music anni '80 e probabilmente anche quella con maggior successo commerciale.
La canzone dei Siouxsie and the Banshees che mi piace rammentare appartiene al loro terzo album, Kaleidoscope, registrato con una formazione rinnovata al 50% (nuovo batterista e nuovo chitarrista) e già intriso di atmosfere gotiche. Viene considerato infatti uno dei primi dischi prettamente dark (basti ascoltare le sonorità inquietanti di pezzi come "Tenant" o "Red light").
Ma la canzone in questione è piuttosto un alternative pop se mi consentite questa definizione. Concepita come primo singolo dell'album (con successo limitato: non riuscì neppure a entrare nella top ten delle vendite) "Happy house" è uno stupendo ricamo sonoro, un ordito formato dalla chitarra di John McGeoch, il basso di Steven Severin e la batteria di Peter "Budgie" Clarke, che mettono in musica una "casa felice" totalmente illusoria. Superba la voce di Siouxsie.
Il testo (lo riporto tradotto più in basso) esprime con humour acido il fastidio della cantante verso quelle famiglie da sitcom nelle quali tutti sembrano perfetti. Per lei, nata in un remoto sobborgo di Londra dove le ragazzine rischiavano di subire molestie sessuali in pieno giorno (e a lei capitò), cresciuta in una famiglia composta da un padre disoccupato e perennemente ubriaco, una madre stressata e anaffettiva e due fratelli anagraficamente troppo più grandi per poterci empatizzare, la cosiddetta "famiglia perfetta" doveva sembrare una presa in giro.
La canzone resta bella in senso atemporale a mio modesto avviso, quindi anche togliendola dal contesto degli anni '80 (proprio l'inizio peraltro: l'album uscì nel 1980). Il suo unico difetto è il video, girato con lo scopo di mettere in scena grottescamente la "casa felice" del titolo: lo scenario vorrebbe essere quello di una ridicola fiction/cartone animato (tipo quel che sarà qualche decennio dopo "Il fantastico mondo di Patti" per capirci ;-) ma il risultato appare simile a un cortometraggio amatoriale girato in modo dilettantesco... (Consiglio: la prima volta ascoltatela senza guardare il video, se vi incuriosisce guardatelo dopo).
Lasciando comunque da parte il corredo delle immagini, quel che conta è la musica, che io reputo priva di difetti. Potete ascoltarla tramite il citato video incorporato in fondo al post (fonte: il canale youtube di VEVO).

(Testo: Questa è la casa felice. Siamo felici qui, nella casa felice! Oh, è così divertente! Siamo venuti a giocare/suonare nella casa felice e sprecare una giornata nella casa felice. Qui non piove mai! Siamo venuti a urlare nella casa felice! Siamo dentro un sogno, nella casa felice! Siamo tutti pressoché in buona salute. Questa è la casa felice, siamo felici qui. C'è spazio per te se fai come noi, ma non dire di no o te ne dovrai andare. Non abbiamo fatto nulla di male indossando i nostri paraocchi, sei al sicuro e tranquillo se canti con noi. Questa è la casa felice. Siamo felici qui, nella casa felice! Per dimenticarci di noi stessi e fingere che tutto vada bene, che non ci sia l'inferno... 
Sto guardando attraverso la tua finestra...)

mercoledì 30 agosto 2017

Modalità acida "on"

(ennesimo post del genere "cazzeggio", più elegantemente etichettato col tag divertissment)

Sarà perché l'estate sta finendo, sarà pure perché sto diventando vecchio e lo sai che non mi va (qualora lo ritengano opportuno i Righeira possono querelarmi per plagio di testo canoro) fatto sta che mi scopro di giorno in giorno più acido. Penso che se in questo momento sputassi su una cartina al tornasole la farei diventare rosso fuoco.
Infatti vedrete che nei prossimi giorni mi capiterà, ogni tanto, di scrivere post imbevuti di detta acidità. Solo scriverli eh, mero frutto dell'immaginazione. Perché quando sono in uno stato simile evito di trasfonderlo in comportamenti concreti.
Per dire: non entro nelle librerie.
Avete idea di come si atteggerebbe uno scribacchino in modalità acida dentro una Mondadori o una Giunti?
Intanto avrebbe l'aria di uno che è entrato per disprezzare più che per comprare. Se ne uscirebbe con qualche commento tipo: "Le cornici e i poster non sono male, anche i dvd sono graziosi, peccato per tutta questa carta igienica sugli scaffali che rovina l'eleganza del locale..."
Darebbe un'occhiata al ripiano con la narrativa sempreverde, cercherebbe inutilmente il romanzo di un qualche scrittore estone o serbocroato che conosce solo lui, sbufferebbe con disdegno, poi darebbe un'occhiata obliqua al ripiano dei fumetti e resterebbe inorridito notando che un certo libro è stato trasposto in graphic novel. Inizierebbe a borbottare: "Ma quanto è raccomandato questo qui? Ha scritto un mattone inutile e gli hanno pure dato il premio Strega, o forse era il Campiello, boh, non ricordo, tanto sono come il festival di Sanremo, stessa credibilità; lo invitano a ogni evento letterario, gli fanno scrivere l'articolo di terza pagina sul giornale del suo editore, adesso pure la graphic novel? Quanti poveri alberi tagliati inutilmente!"
Poi darebbe una rapida occhiata allo scaffale dei romanzi storici, gli cadrebbero le braccia a terra per l'inaccuratezza dei dettagli storiografici riportati nelle sinossi e l'eccessiva spettacolarità delle copertine, si augurerebbe che per stamparli abbiano riciclato carta igienica usata (così anche i contenuti del libro erano già belli e pronti...) e infine verrebbe approcciato dalla commessa.
"Posso esserle d'aiuto per il libro che sta cercando?"
"Ah, ma sono libri!" le risponderebbe con un tono di voce sarcastico. "Però, glielo devo dire, non possono reggere il confronto col pellet: sono troppo più costosi. Se devo accendere la stufa non voglio mica spendere una fortuna".
Insomma, meglio evitare di rendersi così odioso.
... A voi capita mai di avere una giornata acida?

mercoledì 23 agosto 2017

A proposito della città in cui vivo... e dintorni

A pochi chilometri dalla mia città le strade si inerpicano. In soli venti minuti d'auto, attraverso una lunga serie di tornanti, dal mare si sale verso un paesino collinare dove da bambino trascorrevo due settimane durante l'estate, Tolfa. Ci torno sempre volentieri, anche se ormai è solo per la classica gita domenicale fuori porta.
Ovviamente il nuovo è arrivato anche lì e ci sono palazzi moderni e negozi con marchi noti, ma io preferisco il centro storico, quello in cui le case sembrano intagliate rozzamente nella pietra.


Alcune sono state abbandonate e la vegetazione se ne riappropria...


Dalla strada principale si diramano tante stradine coi gradini a sanpietrini, salite e discese non mancano mai.


La severità della pietra viene ingentilita curando dettagli come le finestre e i portoni, o lasciando davanti agli ingressi vasi di fiori...


Vicino alla chiesa di Sant'Egidio c'è un sentiero che si inerpica verso la sommità del colle. Bisogna percorrere una decina di "rampe" come questa...


... e si giunge al Santuario della Madonna della Rocca, che sembra emergere dalla pietra.


Le rovine dell'antica Rocca dei Frangipane, ancor più della chiesa, appaiono come una naturale prosecuzione della collina, quasi come se le avesse create la roccia stessa.



Dal belvedere si può abbracciare con lo sguardo il borgo, e sul versante opposto la vallata circostante.



Il panorama è un incentivo sufficiente per scarpinare sino alla Rocca, ma è possibile aggiungerne uno ulteriore concedendosi una buona cena come premio per la camminata compiuta. Tolfa ha una secolare tradizione contadina e nelle trattorie è possibile gustare piatti tipici per una località collinare: prosciutto e formaggio, fettuccine ai funghi o al ragù di... lumache (non fate quella faccia schifata, vi garantisco che sono ottime da mangiare) e un secondo a base di carne, magari un arrosto misto che metta insieme le braciole di maiale, il coniglio alla cacciatora, il galletto allo spiedo, le salsicce e l'abbacchio. Ecco, aggiungo un'ultima foto che rende meglio l'idea:


Visto? Quando i piatti sono così puliti evidentemente le pietanze erano troppo buone :-D

martedì 15 agosto 2017

Me.me. ferragostano

E così Glò del trio de La nostra libreria mi ha nominato per un me.me. partito dal blog Elisabetta grafica.
Nomina gradita (ringrazio Glò per avermi coinvolto) perché il ferragosto è una delle mie festività preferite. La considero la celebrazione dell'estate, che è la mia stagione prediletta, e l'ho quasi sempre trascorsa in vacanza.
Come il resto degli italiani insomma :-D
Vi sono tre "top" estivi personali da condividere con gli altri internauti. Questi sono i miei.
1-La canzone dell'estate
Per quanto mi riguarda sono convinto che la canzone dell'estate in generale e del ferragosto in particolare debba essere sicuramente un tormentone nazionalpopolare, uno di quelli che in altre circostanze odieresti. Ma quando è festa però...
Voglio dire: provate a girare la sera di ferragosto in una località vacanziera. Ogni hotel ha il suo piano bar, ci sono palchi allestiti dalla pro loco, un miscuglio di musiche echeggia nelle strade. Ovviamente non sentirete cantautori impegnati o musica classica, ma vi dirò di più: siete sicuri che li vorreste ascoltare?
Niente affatto! Persino un depresso cronico come il qui presente si sottrarrebbe. Magari mentre sto nella camera d'albergo posso anche godermi le mie canzoni angoscianti preferite come "Let's get this party started" dei Korn o "Mein teil" dei Rammstein o "Day of the Lord's" dei Joy Division (ecco, per dire, proprio stamattina ho riascoltato per l'ennesima volta l'intero leggendario album d'esordio della band di Manchester, la voce indimenticabile e disperata del compianto Ian Curtis). Ma ieri sera, tra i tavoli apparecchiati in mezzo alle strade e la gente che passeggiava allegra, le canzoni in filodiffusione dagli alberghi che venivano cantate di cuore da tutti, autentico patrimonio ferragostano, erano: "Che confusione, sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri e "Un'estate al mare" di Giuni Russo.
Ecco, come canzone estiva va bene una di queste. Ma solo fino a domattina, eh! Da quel momento in poi nessuno mi disturbi mentre ho le cuffiette alle orecchie, perché "Superunknown" dei Soundgarden non è un'album: è un rito sacro che non può essere interrotto.
2-La mia ricetta
Avremmo potuto stupirvi con fandonie speciali e millanterie ultravivaci, ma la sincerità mi impone di non inventare nulla.
Pertanto ecco la mia ricetta speciale per l'estate.
-munirsi di € 5
-entrare in un punto vendita Conad
-comprare questa delizia
-aprire una scatoletta (entrambe se avete molta fame)
-versare nel piatto o infilare il cucchiaio direttamente nella latta
-gustare
-ammettere a bassa voce che è più buono di quello di vostra moglie
;-P
-Il mio consiglio di lettura
Un romanzo che considero molto estivo per gli scenari (un'isola tropicale nel Giappone meridionale con le leggendarie seppure reali pescatrici di perle) è "La voce delle onde" di Yukio Mishima, dai contenuti sin troppo convenzionali per un autore in genere molto più anticonvenzionale e impegnativo. Però il talento narrativo resta invariato, e anche se la trama e il finale sono assai prevedibili, mi permetto di suggerirlo proprio per il suo giusto equilibrio fra leggerezza estiva e qualità letteraria.
I ringraziamenti li rinnovo volentieri. E per quanto riguarda la condivisione... Sì, dovrei nominare altri bloggers ma sono tutti fermi in questo periodo... Ergo: chi vuole partecipi, perché: chi vuol esser me.me. sia, del doman non v'é certezza :-D
Buon ferragosto a tutti!

giovedì 10 agosto 2017

A proposito della città in cui vivo - 2

Se cercate immagini di Civitavecchia in rete troverete sicuramente il Forte Michelangelo (che in realtà venne progettato dal Sangallo: non c'è alcun documento storico attestante che l'artista fiorentino abbia diretto i lavori. Esiste solo una tradizione locale tramandata di padre in figlio su questo argomento, tanto forte da aver appiccicato quel nome alla fortezza).
Troverete anche il Lungomare Thaon De Revel, il Pirgo, la Marina, tutti fotografati da gente assai più esperta di me. Se devo espormi con qualche visione personale della mia città, preferisco optare per scorci e dettagli meno googlabili.
Il mare è fondamentale, come in tutte le località portuali. Al centro della baia storica ci  sono i resti dell'antico lazzaretto dove venivano messi in quarantena gli equipaggi stranieri per appurare che non fossero portatori sani di malattie infettive. Altri tempi...


La Darsena Romana è riservata ai pescatori. I loro strumenti da lavoro sono ammassati ovunque...


Per passare dal porto alla città ci sono parecchi varchi. Uno dei più antichi, restaurato pochi anni fa, è Porta Livorno.


Nelle vicinanze del porto c'è la parte più antica del centro, o meglio quel poco che è stato restaurato. Questa è Via dell'Olmo.


C'è anche qualche sottoportico fra stradine strette...


Molte altre cose sono andate distrutte. In Terza Strada (che per la toponomastica moderna è diventata Via Trieste) c'è un angolo rimasto così come era dopo la guerra, trasformato in un "luogo della memoria"...


All'inizio della via c'è anche un pescatore alto una trentina di metri ;-)


Il effetti la pesca qui è sempre diffusa e il pesce - che ve lo dico a fare - gode di altissima considerazione culinaria. Purtroppo i prezzi sono sempre abbastanza cari. Invece ai tempi del papa re c'era un calmiere da rispettare e guai a chi trasgrediva...


Insomma, ho provato a raccontarvi un po' della mia città anche tramite immagini. Spero di esserci riuscito.

giovedì 3 agosto 2017

A proposito della città in cui vivo - 1

Di Civitavecchia non si può dire che sia bella. Ha un lungomare che durante l'estate fa la sua figura, ma resta una città anonima e provinciale. Purtroppo venne considerata un obiettivo strategico durante la Seconda Guerra Mondiale, cosicché inglesi e americani - più o meno come continuano a fare anche ai giorni nostri - ritennero opportuno bombardarla decine di volte senza fare distinzioni fra strutture militari e civili.
Il risultato furono alcune centinaia di vittime - compresi due miei bisnonni - e un deserto di macerie da ricostruire, operazione svolta negli anni '50 dando priorità alla funzionalità delle case abitabili piuttosto che al recupero dell'eleganza architettonica della vecchia città pontificia.
Visto che in questo periodo la blogosfera è in ferie, ne approfitto per una serie di post non attinenti alle questioni scribacchine e incentrati invece sulla città che ha l'alto disonore di avermi dato i natali. Magari a qualcuno potrà interessare ;-)
Cominciamo dal nome. Qual è la sua origine?
Il porto venne creato dall'imperatore Traiano agli inizi del II secolo d.c. per dare all'Urbe un'ulteriore via d'acqua, in aggiunta alla già satura Ostia. Il nome della città era allora Centumcellae, ovvero "cento celle" (nessuna attinenza col quartiere di Roma) forse indicante la quantità di spazi per l'approdo disponibili per le imbarcazioni.
Passata per due secoli sotto il dominio bizantino dopo le vicende della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, nel 728 divenne invece parte del "patrimonio di San Pietro" e quindi del futuro Stato Pontificio fino al 1870.
Ma con una interruzione... logistica.
Nell'anno 813 la città venne assaltata per la prima volta dai pirati arabi (i famigerati saraceni) che negli anni a seguire condussero un'attività predatoria con incursioni a base di saccheggi, violenze e imprigionamento di civili tratti in schiavitù. Il culmine giunse con lo sbarco dell'anno 828 che causò la prima distruzione della città (della seconda avvenuta undici secoli dopo ho già parlato sopra).
I superstiti abbandonarono la costa, ormai divenuta troppo pericolosa, e si ritirarono nell'entroterra. (Per inciso: è questo il motivo per cui non mi unisco ai tanti buonisti nostrani che si affannano a chiedere scusa agli arabi per le Crociate. Il giorno in cui qualche buonista arabo riterrà di dover chiedere scusa ai civitavecchiesi per quel ventennio di sangue, allora potrò prendere in considerazione l'ipotesi).
I profughi si adattarono a vivere in un nuovo centro abitato a circa quindici chilometri dal mare (ne esiste tuttora il sito archeologico) che pian piano prese forma grazie all'iniziativa del papa Leone IV. Il nome del borgo avrebbe dovuto essere Leopoli in onore del pontefice, ma divenne invece Cencelle (volgarizzazione in italico dell'antico epiteto latino).
Esiste una narrazione popolare locale secondo la quale, alcuni decenni dopo questi fatti, i discendenti degli sfollati si riunirono sotto una quercia per valutare la possibilità di tornare sulla costa, decisione che venne infine presa grazie alle convincenti argomentazioni del vecchio marinaio Leandro, cosicché le famiglie tornarono alla civita (città) vecchia sul mare, dandole appunto questo nome. Da ciò deriverebbe lo stemma araldico cittadino: una quercia con ai lati le lettere O e C, che significherebbero "ottimo consiglio".

La prosaica realtà è che furono quasi certamente le autorità pontificie a voler ricostruire l'antico porto nel secolo XI, utilissimo sul piano strategico, e a ripopolarlo facendovi affluire gente dall'entroterra. Mentre le lettere O e C si riferirebbero allo storico nome latino della città (ordo centumcellemsis). E il mitico marinaio Leandro sarebbe invece... l'albero dello stemma (non si tratterebbe di una quercia ma di un oleandro).
Insomma, lasciando da parte il confine fra storia e leggenda, di certo c'è soltanto il nome nuovo attribuito alla rinata città portuale: Civitavecchia.
E naturalmente nella toponomastica urbana resta memoria del passato: c'è via Traiana, piazza Leandra, piazza Imperatore Traiano, via Leone IV, via Leopoli.
Purtroppo c'è anche il Centro Polifunzionale "Il saraceno", geniale più o meno come se a Varsavia creassero il centro polifunzionale "Wehrmacht"...

giovedì 27 luglio 2017

La favola del post non scritto per mancanza di idee

C’era una volta un blogger a corto di idee che, dopo aver trascorso tanto tempo a pubblicare post, all’improvviso non sapeva più di cosa parlare.
La sua mamma gli disse: “Porta dei biscotti alla nonna e magari ti tornerà l’ispirazione, ma mentre passi per il bosco non fermarti a parlare col lupo cattivo! É molto infido e pericoloso!”
Il blogger si incamminò verso la casa di sua nonna e lungo il sentiero incontrò proprio il lupo. La mamma gli aveva proibito di rivolgergli la parola, ma il blogger era alla disperata ricerca di idee per un buon post, perciò gli venne in mente che avrebbe potuto scriverne uno proprio su quella bestia, qualcosa tipo: “Lui mi inseguiva feroce e rabbioso, ma io sono riuscito a sfuggire alle sue avide grinfie... etc. etc.”.
Però la bestia non era affatto feroce. Anzi, si presentò educatamente e invitò il blogger al bar a prendere un caffè insieme.
Dopo qualche minuto era sorta una bella confidenza. Il blogger aprì il proprio cuore e spiegò al lupo che era assai crucciato per l’incapacità di trovare uno spunto interessante per il post settimanale del suo blog.
“Posso darti qualche suggerimento”, spiegò la belva mentre continuava a sorseggiare caffè. “Per creare interesse non c’è niente di meglio del sesso: ti inventi una storia erotica da paura che ti sarebbe capitata nel fine settimana, piazzi un bel titolo click-baiting e magari ci metti pure un'immagine di repertorio con una signorina mezza nuda. Vedrai che raddoppi i contatti! Oppure”, continuò il lupo con lo sguardo ammiccante “visto che anch'io ho un blog, possiamo simulare una bella polemica a distanza: tu mi accusi di aver plagiato un tuo racconto e io ti rispondo per le rime; andiamo avanti per qualche giorno finché io annuncio che modificherò la storia che ho scritto pur di non sentire più le tue lamentele e tu a tua volta annunci che ritiri la querela che in effetti non avevi neppure sporto. Effetto pubblicità garantito per entrambi!”
Il blogger cominciò a capire perché la mamma si era raccomandata di non dare confidenza al lupo. Fedele alla sua nomina di bravo ragazzo, rispose che lui aveva dei principi morali in cui credeva profondamente e non avrebbe mai potuto ricorrere a quei suggerimenti perché erano eticamente disonesti.
Il lupo commentò: “Sei proprio un coglione e rimarrai per sempre un perdente!”
Il blogger uscì dal bar e portò i biscotti a sua nonna compiendo il proprio dovere.
Quella sera però dovette ammettere che il lupo aveva ragione, perché in effetti il giorno seguente non sapeva proprio cosa scrivere. Alla fine non trovò niente di meglio da fare che dire la verità, così il giorno 27 luglio 2017 pubblicò il seguente messaggio:
Mi spiace ma non ho nessuna cosa interessante da dire.


(n.b.: questo post fa parte del progetto "riciclaggio di vecchi post scritti quando praticamente nessuno degli attuali lettori seguiva questo blog" ;-)