giovedì 27 luglio 2017

La favola del post non scritto per mancanza di idee

C’era una volta un blogger a corto di idee che, dopo aver trascorso tanto tempo a pubblicare post, all’improvviso non sapeva più di cosa parlare.
La sua mamma gli disse: “Porta dei biscotti alla nonna e magari ti tornerà l’ispirazione, ma mentre passi per il bosco non fermarti a parlare col lupo cattivo! É molto infido e pericoloso!”
Il blogger si incamminò verso la casa di sua nonna e lungo il sentiero incontrò proprio il lupo. La mamma gli aveva proibito di rivolgergli la parola, ma il blogger era alla disperata ricerca di idee per un buon post, perciò gli venne in mente che avrebbe potuto scriverne uno proprio su quella bestia, qualcosa tipo: “Lui mi inseguiva feroce e rabbioso, ma io sono riuscito a sfuggire alle sue avide grinfie... etc. etc.”.
Però la bestia non era affatto feroce. Anzi, si presentò educatamente e invitò il blogger al bar a prendere un caffè insieme.
Dopo qualche minuto era sorta una bella confidenza. Il blogger aprì il proprio cuore e spiegò al lupo che era assai crucciato per l’incapacità di trovare uno spunto interessante per il post settimanale del suo blog.
“Posso darti qualche suggerimento”, spiegò la belva mentre continuava a sorseggiare caffè. “Per creare interesse non c’è niente di meglio del sesso: ti inventi una storia erotica da paura che ti sarebbe capitata nel fine settimana, piazzi un bel titolo click-baiting e magari ci metti pure un'immagine di repertorio con una signorina mezza nuda. Vedrai che raddoppi i contatti! Oppure”, continuò il lupo con lo sguardo ammiccante “visto che anch'io ho un blog, possiamo simulare una bella polemica a distanza: tu mi accusi di aver plagiato un tuo racconto e io ti rispondo per le rime; andiamo avanti per qualche giorno finché io annuncio che modificherò la storia che ho scritto pur di non sentire più le tue lamentele e tu a tua volta annunci che ritiri la querela che in effetti non avevi neppure sporto. Effetto pubblicità garantito per entrambi!”
Il blogger cominciò a capire perché la mamma si era raccomandata di non dare confidenza al lupo. Fedele alla sua nomina di bravo ragazzo, rispose che lui aveva dei principi morali in cui credeva profondamente e non avrebbe mai potuto ricorrere a quei suggerimenti perché erano eticamente disonesti.
Il lupo commentò: “Sei proprio un coglione e rimarrai per sempre un perdente!”
Il blogger uscì dal bar e portò i biscotti a sua nonna compiendo il proprio dovere.
Quella sera però dovette ammettere che il lupo aveva ragione, perché in effetti il giorno seguente non sapeva proprio cosa scrivere. Alla fine non trovò niente di meglio da fare che dire la verità, così il giorno 27 luglio 2017 pubblicò il seguente messaggio:
Mi spiace ma non ho nessuna cosa interessante da dire.


(n.b.: questo post fa parte del progetto "riciclaggio di vecchi post scritti quando praticamente nessuno degli attuali lettori seguiva questo blog" ;-)

giovedì 20 luglio 2017

Vai col Liebster!

E così sono stato insignito del Liebster Award da Ivano.
Insomma, ho appena confessato i dettagli principali della mia vita e già devo fracassarvi i maroni con nuove sconvolgenti rivelazioni...
Ma andiamo con ordine.
Le regole le conoscete, no? Quando si riceve il Liebster bisogna:
- ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti rivolge;
- premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che siano degni di nota
- comunicare la premiazione ai destinatari.
- proporre altre undici domande.
Ora, giacché siamo in periodo estivo e molti blog sono chiusi per ferie, considerato anche che c'è chi non ama partecipare a questi me.me., essendo evidente che tutta questa premessa la sto imbastendo solo perché sono troppo pigro per partecipare in modo decente ;-) invito a partecipare chiunque voglia farlo, purché non abbia superato il tetto dei duecento followers. Anzi, può partecipare pure chi lo ha superato :-D
E ora rispondo alle domande di Ivano:

1. Da quale pittore o scultore ti piacerebbe farti immortalare in un ritratto? (vale anche citare un artista del passato).
A me sarebbe piaciuto - se fossi vissuto un bel po' di decenni fa - essere dipinto da Giovanni Boldini, uno dei pochi artisti italiani capaci, con le sue pennellate, di infondere realmente la vita nella tela e mettere a nudo l'anima della persona ritratta.

2. La tragedia occupa da secoli un posto più alto rispetto alla commedia nella considerazione degli uomini considerati di cultura. Questo vale per il teatro greco e elisabettiano come per il cinema. Si può quindi dire, parafrasando Kundera, che più qualcosa è pesante più è intellettualmente comodo da portare in giro?
Se prendi spunto dal grande romanziere ceco è difficile darti torto ;-) Direi che ciò che è tragico rende più eroica la sofferenza che talvolta la vita riserva, un effetto che per la commedia è assai più difficile da raggiungere.

3. Woody Allen dice, in un celebre momento del suo film Manhattan: 
Cosa rende la vita degna di essere vissuta?... Per me, Groucho Marx, per dirne una... e Willie Mays… il secondo movimento della sinfonia Jupiter [la quarantunesima e ultima di Mozart]... l’incisione discografica di Potatohead Blues di Louis Armstrong... i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra... le incredibili mele e pere di Cézanne... i granchi serviti nella catena di ristoranti Sam Woo... 
Ti invito a sostituire nomi e opere a piacere e creare, sulla base di questo, il tuo personale elenco di cosa rende la vita degna di essere vissuta (può essere anche più breve o più lungo di così).
La musica rock (io amo in particolare l'ormai vecchio grunge e l'alternative), le stampe shin-hanga dell'era Taisho, il design chiamato dai nostri bisnonni "stile liberty", le chiese rinascimentali e barocche di Roma, i quadri dei preraffaelliti, le poesie dei cosiddetti crepuscolari, gli arrosticini abruzzesi....

4. Quale fiaba associate più di tutte le altre alla vostra infanzia?
Quella di Cenerentola, non tanto per il film Disney quanto per tutte le volte che mia madre me la ha raccontata quando ero molto piccolo.

5. Un mostro sacro della letteratura, uno dell’arte e uno del cinema, anche se già passati a miglior vita, che secondo te avrebbero reso un servizio più utile a zappare la terra…
So già che molti storceranno il naso, ma dico Eco, Picasso e Sorrentino.

6. Dì solo
no ai Valori della Famiglia

Un giorno che
vai per strada
e vedi un carro funebre
con una bara,
seguita da un’auto piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno è favorevole
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e lo sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
può essere un cattivo segno.

Dì solo no
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il lavoro quotidiano

Questo è l’inizio di una lunga poesia di John Giorno, da lui composta il giorno della morte di William S. Burroughs. Gliela sentii recitare (in italiano) molti anni fa, a un reading di poesia beat. Sei d'accordo con lui o no? Viva o abbasso i valori tradizionali?
Io sono più per il "viva", quantunque l'argomento meriterebbe maggiori precisazioni che non possono essere racchiuse in poche righe. 
Nel caso della poesia che citi si fa riferimento ai "valori della famiglia". Se l'autore intende l'amore filiale, il rispetto per i genitori e la solidarietà coi propri parenti, beh, sono valori che a me piacciono.
Se poi lui magari è vissuto in una famiglia in cui, che so, suo padre tradiva la moglie che avrebbe voluto divorziare ma è stata costretta a mantenere il legame coniugale per salvare le apparenze, il figlio era costretto a vestirsi come gli dicevano a casa e ha dovuto frequentare una scuola che gli è stata imposta dall'autorità genitoriale, beh, cosa posso dire? Solo che io ho avuto la fortuna di crescere con genitori che a ottant'anni vanno ancora in giro tenendosi a braccetto come due fidanzatini e che quando a tredici anni ho smesso di andare in chiesa si sono dichiarati dispiaciuti ma non mi hanno minimamente forzato a cambiare idea.

7. Ti sentiresti più a tuo agio ad abitare una casa progettata da Antoni Gaudì o una progettata da Frank Lloyd Wright?
Gaudì tutta la vita. La sua architettura può aggiungersi all'elenco della risposta alla domanda n. 3

8. Disponi nell’ordine dal preferito al meno preferito i seguenti generi letterari, da me elencati in ordine alfabetico: Erotico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Horror, Noir, Rosa, Storico, Western.
Storico, Noir, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Rosa, Horror, Western, Erotico.

9. Qual è il tuo rapporto con i moderni blockbuster cinematografici?
A volte li vado a vedere e non parto con un atteggiamento preconcetto, sebbene in molti casi risultino davvero troppo prevedibili in ogni singola scena.

10. Metti di trovarti a partecipare a una serata di visioni obbligate ma a maggioranza democratica tra amici, voti per un classico Disney o per un anime giapponese?
Possono piacermi entrambi. Perciò seguirei l'umore: se sono in una fase di giovialità scelgo la Disney, se prevale l'inquietudine voto per l'anime (purché non sia un majokko!)

11. Bevi acqua contaminata e all'improvviso ti salta in testa l'idea di fare il cosplayer (si scherza, eh?). Quale personaggio dei fumetti e/o dei cartoni animati scegli di omaggiare?
In realtà avrei potuto farlo lo scorso anno: mi stavo attrezzando per crearmi un travestimento da Hellboy ma per varie ragioni è saltato tutto. Forse ci riproverò, chissà...

E infine ecco le mie domande alle quali dovrà rispondere chiunque intenda liebstersizzarsi dopo aver letto questo post ;-)

-Qual è il fumettista che secondo te avrebbe potuto essere un ottimo pittore?
-E qual è il pittore che ti sarebbe piaciuto vedere all'opera come disegnatore di fumetti?
-Mettono all'asta un'opera del tuo artista preferito. Fino a quanto saresti disposto a spendere per comprarla?
-Hai mai provato a scrivere un'autobiografia?
-Qual è la cosa più adulta che hai fatto da bambino?
-E la cosa più infantile che hai fatto da "grande"?
-Il canale televisivo che sei contento che esista?
-Il social network nel quale più ti piace interagire con altri utenti?
-Parteciperesti a un talent show?
-Qual è la tua attrazione preferita nei parchi giochi?
-C'è qualcosa che, a tuo avviso, la maggior parte delle persone non riesce proprio a capire?

EDIT: Anche Cristina mi ha nominato. Le risposte alle sue domande sono nei commenti al suo post :-)

giovedì 13 luglio 2017

Un fatto per ogni anno della mia vita (seconda parte)

(segue dal post precedente; abbiate pazienza ma sono un vecchiaccio e il giorno del compleanno soffio parecchie candeline, anche scegliendo un solo fatto all'anno la lista è bella lunga...)

1994 - Durante una lezione una studentessa si gira per chiedermi un'informazione. Il mio primissimo pensiero è: "Quanto è bella, non potrei mai sperare di uscire con lei". Dopo pochi mesi iniziamo a uscire insieme e poi ci fidanziamo.
1995 - Ottengo la laurea ma finisce la storia d'amore con la ragazza.
Prima che finisca l'estate vado a Roma per ritirare dei documenti all'università, consapevole che stavolta non c'è lei ad aspettarmi... Durante il viaggio in treno comincio a sentirmi male, il primo crollo nervoso di una lunga serie.
1996 - Se potessi lo cancellerei.
1997 - Trovo il mio primo impiego a tempo determinato, un lavoro operativo nel porto con orari lunghissimi (sabati e domeniche compresi). Il giorno della cresima della nipote nata mentre ero in Inghilterra non posso andare né alla cerimonia né al pranzo.
1998 - Tra un co.co.co. che finisce a maggio e un altro che inizia a ottobre, trascorro la mia ultima estate completamente libera da ogni impegno lavorativo e vado ogni giorno al mare, talvolta col ragazzo conosciuto in palestra e altre volte con un variegato gruppo di quasi coetanei. Le serate le passiamo tra i pub e i luoghi dello "struscio" (*) lungo il litorale, rientrando a casa sempre tardissimo.
(*) lo struscio è la passeggiata in un punto di ritrovo in cui tutti vanno perché c'è vita, movimento, gente da incontrare.
1999 - Causando stupore generalizzato decido di sposarmi con una ragazza con cui esco da poco tempo. Ricevo molte profezie catastrofiche, sicuramente non siamo una coppia ben assortita, ma il matrimonio si fa e la cerimonia e la cena hanno un'ottima riuscita (per la cronaca: a oggi siamo ancora sposati).
2000 - Tanti ricordi belli, sceglierne solo uno sarebbe limitativo.
2001 - Io e mia moglie trascorriamo una giornata indimenticabile navigando in battello lungo il Brenta e visitando alcune storiche ville venete.
2002 - Trattato come uno schiavo nella ditta dove presto servizio da circa tre anni, un giorno in cui provo a spiegare quanto sia difficile lavorare a certi ritmi ricevo una risposta da denuncia penale. Purtroppo lo stipendio a fine mese mi serve...
2003 - A marzo mia madre ha un infarto. Trascorro le 48 ore successive in uno stato di tensione enorme, per fortuna il decorso si risolverà positivamente.
2004 - Divento padre. La principessina esordisce imitandomi (nasce con trenta giorni di anticipo, dieci in più rispetto al suo papà) e a me basta guardarla un istante prima che l'infermiera la metta nell'incubatrice per capire che da parte mia ci sarà solo amore incondizionato.
2005 - Il 30 agosto mi prendo una soddisfazione gigantesca consegnando una lettera agli schiavisti con la quale presento le mie irrevocabili dimissioni con decorrenza immediata. Inizio a lavorare in una ditta gestita da un imprenditore che tratta bene i suoi dipendenti.
2006 - Per la prima volta posso comprarmi un'automobile a spese mie, senza l'aiuto economico di mio padre. Trattasi di una Honda Jazz che ad oggi continua a fare egregiamente il suo dovere, pur con qualche ammaccatura qua e là, come ben dimostrerà nel 2016...
2007 - Trascorro una bellissima settimana a Montecatini che da quel momento diventa il mio buen retiro preferito.
2008 - Sin dal giorno della sua nascita passo tantissimo tempo con mia figlia. Per divertirla un giorno utilizzo tre marionette dando a ognuna una voce diversa e facendole dialogare con lei. Nei mesi successivi mi chiederà di ripetere questo gioco per un'infinità di volte.
2009 - Nel mese di giugno apro questo blog.
2010 - Nel corso di una giornata festiva in cui mi sento come sospeso tra il mondo reale e la mia immaginazione, inizio a scrivere a ruota libera e con un trasporto emotivo febbrile, quasi allucinato, una storia che fingo essere opera di uno scrittore giapponese vissuto a cavallo fra XIX e XX secolo.
2011 - Dopo aver fatto ricorso a varie piattaforme per l'autopubblicazione, il 2 marzo decido di provare anche con amazon. Si rivelerà una scelta azzeccata.
2012 - Il 10 febbraio nevica copiosamente. É un fenomeno meteorologico rarissimo nella mia città, viviamo una giornata speciale vedendo l'insolito manto bianco che dona un'aria irreale a ogni via.
2013 - Due lutti gravi in famiglia subito a inizio anno e poco dopo mia madre ha nuovamente problemi cardiovascolari. Io e mio padre passiamo una nottata interminabile nella sala d'attesa dell'ospedale in cui è ricoverata sperando che il famoso adagio del "non c'è due senza tre" stavolta si sbagli. (Lei continuerà ad avere qualche fastidio con conseguenti ricoveri ospedalieri e la cosa proseguirà anche negli anni successivi, ma ringraziando Dio a oggi posso ancora contare sui miei genitori).
2014 - La crisi economica ha colpito già da alcuni anni la ditta in cui lavoro da quando ho mollato gli schiavisti. Una mattina vengo informato che è arrivato anche il mio turno: dovrò stare in cassa integrazione per molti mesi. Faccio del mio meglio per tranquillizzare i miei famigliari e mostrarmi sereno e fiducioso per il futuro, ma dentro di me non lo sono mica tanto.
2015 - Per la prima volta in vita mia vado al Lucca Comics e trascorro una giornata straordinaria.
2016 - Per non fare tardi a un evento al quale tengo in modo particolare guido per due ore e mezza a 180 km/h in autostrada, con qualche frenata brusca all'altezza degli autovelox e acceleratore a tavoletta non appena li ho superati. Riesco nell'ordine a:
-arrivare in orario :-)
-non prendere nessuna multa :-)
-far venire la nausea a mia figlia :-\
-a distanza di un'ora rendermi conto di quanto sia stato incosciente :-(

Per quanto riguarda il 2017 preferisco attendere che sia finito prima di scegliere l'evento da tramandare ;-)

lunedì 10 luglio 2017

Un fatto per ogni anno della mia vita (prima parte)

L'idea è partita da Marco Lazzara estendendosi poi ad altri bloggers, tutti più giovani di me e quindi con la memoria ancora fresca sui fatti salienti della loro vita.
Io ormai sono abbastanza rincoglionito, i due neuroni funzionanti danno segni di cedimento e scovare 46 eventi significativi riguardanti la mia piatta e inutile vita è quasi una sfida impossibile. Però ci provo ugualmente ;-)

1970 - Nasco con venti giorni di anticipo, una fretta decisamente inspiegabile considerati i pessimi risultati che seguiranno nel quasi mezzo secolo che segue.
1971 - Mia sorella mi attacca il morbillo. Da quanto mi è stato riferito ho rischiato seriamente di interrompere prematuramente la mia esperienza in questo mondo.
1972 - Imparo a parlare ma non faccio grande uso della comunicazione verbale, un'abitudine che ho mantenuto.
1973 - Il mio primo ricordo nitido: mio padre mi porta a far visita alla mamma in un luogo tutto bianco dove lei sta seduta su un lettino. É chiaramente stanca ma mi sorride felice (scoprirò anni dopo che si trattava di una clinica dove aveva subito un piccolo intervento di routine).
1974 - Mi portano all'asilo ma io rifiuto di rimanerci (la mia sociopatia si manifesta subito).
1975 - La colonna sonora di "Profondo rosso" ascoltata alla radio mi piace talmente tanto che chiedo ai miei genitori di comprarmi il 45 giri con la celebre musica dei Goblin (è opportuno specificare che il film non lo avevo visto).
1976 - Inizio la scuola con parecchio timore, ma all'atto pratico ottengo subito buoni risultati.
1977 - Dopo aver seguito in televisione la palpitante finale di ritorno di Coppa Uefa divento definitivamente tifoso della Juventus.
1978 - Imparo a dattilografare con una vecchia Olivetti di mio padre. Col suo permesso la uso per scrivere storie di guerre e conquiste ambientate in un continente immaginario. Mi premuro anche di creare delle "schede" con le caratteristiche dei popoli e delle nazioni, nonché i profili biografici di re e condottieri.
1979 - La maestra sceglie me per rappresentare la classe in un'iniziativa del comune: alcuni bimbi delle elementari dipingeranno il muro di un parco cittadino con murales creati dalla loro fantasia. Mi sento onorato e provo una grande soddisfazione quando vedo il mio lavoro ultimato. (Una decina di anni dopo il muro in questione verrà imbiancato, come a voler dire: sic transit gloria mundi).
1980 - Durante le vacanze estive in campagna accendo la televisione per guardare i cartoni animati, ma ci sono i signori del telegiornale anche se non è il loro orario. Dicono che c'è stato un attentato a Bologna in cui hanno perso la vita almeno sessanta persone. Lo riferisco subito a mia madre che terrorizzata balbetta: "Avrai capito male, non possono esserci stati sessanta morti..." Purtroppo saranno persino di più.
1981 - Due compagni di classe coi quali esco hanno l'abitudine di "taccheggiare" un grande magazzino, più che altro come prova di coraggio visto che prendono solo oggettini di poco valore. Mi invitano a fare altrettanto per dimostrare che non ho paura (per fortuna non ci beccheranno mai, e d'altronde infrangerò ancora la legge anche in futuro, ad esempio nel 2016...)
1982 - L'Italia partecipa ai mondiali di calcio in Spagna e li vince. Per motivi anagrafici vivo l'evento con un'intensità emotiva enorme, partita dopo partita.
1983 - Durante le vacanze estive abbiamo un grave incidente d'auto: mia madre rischia la vita e resta ricoverata in ospedale per parecchi giorni, io me la cavo con qualche punto. Non scorderò mai il boato dell'impatto, la sensazione d'essere avvolto da un'ondata di calore, lo spostamento d'aria che in realtà era un camioncino penetrato dentro la fiancata sinistra della Ritmo di mio padre.
1984 - Muore mio zio, per me praticamente un nonno visto che quelli di sangue non li ho mai conosciuti. Sono molto legato a lui e non riesco a crederci. Ancora oggi quasi mi aspetto di incontrarlo quando passo vicino a casa sua.
1985 - La finale di Coppa Campioni che avevo atteso con tanta impazienza si trasforma in una mattanza. Ma la cosa che mi farà più male sarà, nei giorni seguenti, leggere scritte sui muri e sentire discorsi di signori adulti che esprimono noncuranza, disprezzo o irrisione per i "giuventini di merda" che sono "crepati" allo stadio Heysel.
1986 - Dei compagni di classe che credevo amici mi "pugnalano alle spalle" in modo inequivocabile nel corso di una festa. La situazione si deteriora ulteriormente col passare dei mesi e la mia già scarsa fiducia verso la "massa" decade del tutto.
1987 - I miei genitori mi concedono - ma solo dopo lunghe suppliche - la mia prima vacanza da solo, una vacanza-studio in Inghilterra. Pochi giorni prima di ripartire telefono a casa tramite un centralino (i cellulari ancora non esistevano) e vengo informato che mia sorella ha partorito la sua prima figlia. Sono appena diventato zio e percepisco lo scorrere del tempo.
1988 - Il 16 giugno insieme a sorella, cognato e altri parenti "under 23" vado al concerto di Bruce Springsteen allo stadio Flaminio.
1989 - Mi iscrivo a Lingue e Letterature Straniere a Roma. Inizio a frequentare i corsi e a leggere i testi d'esame, ma leggo anche romanzi e saggi non attinenti agli studi universitari. La passione per i libri diventa parte integrante della mia vita.
1990 - Durante le ore di "buco" fra una lezione e l'altra inizio a esplorare Roma. Un giorno arrivo casualmente in un vicolo che sbuca nella piazzetta con la Fontana di Trevi. (Questa scoperta dell'Urbe passo dopo passo mi entusiasma, ancora oggi ho l'abitudine di visitare i luoghi percorrendoli a piedi e perdendomi volontariamente fra le vie).
1991 - Un ragazzo che si allena nella stessa palestra in cui io vado da anni è interessato allo studio delle lingue straniere e mi fa tante domande sul corso di laurea che frequento. In estate io vado in Inghilterra e lui mi chiede se può venire con me. É l'inizio di un'amicizia che dura ancora oggi (proprio lo scorso anno sono stato invitato al pranzo per la comunione di sua figlia).
1992 - A Roma vado nei negozi specializzati in alimentari d'importazione e compro regolarmente tè verde cinese quando ancora è quasi sconosciuto in Italia.
1993 - Ho scoperto già da alcuni anni di avere un raro problema osseo al ginocchio sinistro, talmente raro da farmi scartare per "ridotta abilità militare" alla visita di leva. Nell'estate del 1993 decido di curarlo sottoponendomi a un intervento chirurgico che viene eseguito in anestesia completa (a quei tempi si usava molto più spesso di quanto non accada ai giorni attuali).

(continua fra tre giorni...)

lunedì 3 luglio 2017

Tra laghi e nuvole

Un brevissimo post scritto solo per documentare - indegnamente - alcune delle cose belle che ho ammirato nella settimana appena trascorsa andando in giro fra lago di Garda e lago d'Iseo.
Intanto le vedute sono sempre gradevoli e rilassanti


In genere ricorro al photo editing per ritoccare i miei scatti, ma per molti di quelli fatti tra Sirmione, Iseo, Lovere, Malcesine e i tanti altri paesini lungo le sponde dei due laghi non è servito: troppo bello il paesaggio per necessitare di modifiche.


Gli uccelli lacustri sono le vere star dei due laghi. Non hanno alcuna paura e si avvicinano ai turisti. Se uno tende l'orecchio ha persino l'impressione di udire la mamma che starnazza ai suoi cuccioli: "Degli umani! Presto, avviciniamoci, così ci scattano un po' di foto! Siate teneri e coccolosi così ci danno pure qualcosa da mangiare!"
Io preferisco non dargliene poiché so che pane e pizza gli fanno male ed è meglio che si nutrano di erbe lacustri (quantunque potrei quasi giurare di aver sentito uno degli implumi che sbuffava una cosa tipo: "Mamma, questo è un tirchione! Andiamo a posare per umani più generosi!")


Sono stato anche in cima al monte Baldo, a circa 1750 metri di altezza. I temerari ascendono alla cima percorrendo sentieri di terra battuta in mezzo ai boschi, ma io ho voluto essere ancora più ardimentoso e ci sono andato con la funivia. Oh, ci vuole coraggio a salire su quella cabina sospesa nel vuoto, eh! E se per caso cadesse? ;-P


La natura ha fatto il suo, ma anche l'uomo ha saputo abbellire i luoghi. Le chiese sono meravigliose. Paradossalmente più i paesi sono piccoli, più le chiese sono sfarzose all'interno, con decori, affreschi, marmi e dorature.


Anche le case private sono spesso graziose: si va da quelle con le pareti dipinte con effetti trompe l'oeuil ai palazzi in stile classico veneto (soprattutto sulla sponda gardesana orientale ovviamente) sino a villini di epoca più recente in stile liberty.




Insomma, le mie ferie per ora sono finite, ma ho l'impressione che per ferragosto la ditta resterà chiusa qualche giorno e magari avrò modo di... scattare altre foto ;-)

lunedì 26 giugno 2017

Se non piaci al blogger

I blog sono spazi aperti a tutti gli internauti dove in genere si può interagire con chi lo gestisce. Spesso i commentatori sono altri blogger, coi quali si instaura talvolta un rapporto di amicizia virtuale da cui possono anche derivare iniziative comuni, collaborazioni, scambi di messaggi privati, persino incontri dal vivo per conoscersi di persona.
Naturalmente può capitare il contrario. Nel corso dei miei otto anni di blogging ho sperimentato tre esperienze di questo genere.
Nel primo caso si trattava di un collega scribacchino con il quale mi sarebbe piaciuto entrare in maggiore confidenza, ma evidentemente io non gli piacevo proprio e me lo suggeriva in modo concreto. Lui aveva l'abitudine di rispondere a tutti i commenti che riceveva sul suo blog. Solo i miei venivano sistematicamente ignorati. Ho capito che era il caso di lasciar stare e ho abbandonato i miei propositi di frequentazione.
Il secondo caso, assai più doloroso per me, ha riguardato un blogger col quale avevo inizialmente un ottimo rapporto, fino al momento in cui lui ha smesso di commentare il mio blog. Io continuavo a visitare il suo, ma lui evitava di rispondere ai commenti (solo ai miei anche in questo caso). Il messaggio subliminale era sin troppo chiaro.
Nel terzo e ultimo caso il mio commento è stato addirittura cancellato, e posso garantirvi che si trattava di un commento attinente al post, niente parole sgarbate o contenuti che potessero in qualche modo essere equivocati.
Insomma, il blogger può decidere che gli stai antipatico ed escluderti dal suo spazio virtuale.
Soprattutto nel secondo caso mi sono chiesto "perché?" ma d'altronde il potere dell'empatia è tale da non necessitare di ulteriori motivazioni. Se viene meno, tutto il resta non conta più.
D'altra parte io pure ammetto di frequentare con maggiore interesse Tizio piuttosto che Caio. Ma al tempo stesso posso garantirvi che un commento educato e attinente al post, provenisse pure da un internauta che non mi sta simpatico, qui riceverà sempre la sua attenzione e relativa risposta.

lunedì 19 giugno 2017

Quando si scrive in segreto

Ho già spiegato più volte che ho deciso di mettermi in gioco tramite ebook gratuiti o autopubblicati (malgrado il mancato placet degli editori) poiché sono convinto che quando si scrive narrativa ci si rivolge implicitamente a un ipotetico lettore, quindi tenere tutto chiuso in un cassetto non ha senso. É un tipo di scrittura che nasce con lo scopo di essere letta, non occultata.
Però esiste un altro genere di scrittura che, al contrario, viene rigorosamente tenuta nascosta.
I cosiddetti diari segreti, ma anche certi sfoghi e confessioni che anziché restare confinati nella mente vengono scritti al volo su un fogliaccio o su un file del pc (talvolta solo per sparire subito dopo con un clic sul tasto canc oppure come combustibile per il fuoco del caminetto) prendono vita con lo scopo opposto, che è abbastanza contraddittorio: dare forma visibile a ciò che non deve essere mostrato agli altri.
Si tratta di pagine da elaborare e, talvolta, rileggere per una sorta di necessità personale che può assumere varie forme: autoanalisi, "vendetta", ricordo privato.
Qual è il senso di una scrittura di questo genere? Se si tratta di cose che nessuno oltre l'autore deve leggere, perché dargli una forma fisica che le espone al rischio delle sbirciate altrui?
Ovviamente una prima facile risposta è che: beh, col tempo i ricordi si cancellano, le sensazioni si affievoliscono. Raccontare (o meglio: raccontarsi) a caldo quel che si è provato per eventi appena vissuti che hanno lasciato un'emozione intensa e trascriverlo a futura memoria personale è un metodo per impedire che il grigiore del tempo ne sbiadisca l'intensità.
Io penso che sia anche una necessità quasi fisiologica: credo che mettere per iscritto certe esperienze sia un modo per esorcizzarle, per espellerle dalla mente come se fossero una tossina che, una volta messa nero su bianco, fa meno male (o più bene) all'anima.
Voi che ne pensate? Avete mai scritto cose "segrete" a esclusivo uso personale?

lunedì 12 giugno 2017

Ottavo anno di blogging

Nonostante la crisi del settimo anno e la conseguente pausa di quattro mesi che ne è seguita, sono ancora in pista e festeggio otto anni di blogging.
Lo ammetto, punto al premio "highlander" riservato ai blogger più longevi ;-)
O, più banalmente, la mia grafomania è inarrestabile e questo spazio virtuale costituisce un'ottima arena per metterla in azione.
Cosa posso dire come discorso solenne per l'anniversario del blog?
Intanto mi sono riletto tutti i post dei precedenti anniversari.per rendermi conto che già il quarto anno mi sentivo "a corto di idee" e che il sesto anno è stato il peggiore a causa di situazioni legate alla mia vita privata.
Nel complesso il miglior post di anniversario è quello del quinto anno, forse avrei dovuto fare copia/incolla, cambiare tutti i 5 in 7 e sperare che nessuno si accorgesse di nulla, chissà ;-)
Riguardo i progetti in corso, ammetto che per ora sto tirando i remi in barca. Sinora ho auto-pubblicato 17 ebook (3 sono stati temporaneamente ritirati per essere sottoposti a revisione) e quindi mi sento non dico appagato ma quanto meno con la coscienza a posto. Non implica un ragionamento del tipo "ok, ho scritto abbastanza, posso mollare" però significa che ho già detto molto di quel che avevo dentro.
Peraltro l'estate è in arrivo, il rito nazionalpopolare del paese che calza i ciabattoni e si ferma - letteralmente, anche se da qualche anno l'Italia mi sembra abbastanza immobile pure in pieno inverno - è in arrivo.
Dopo quasi mezzo secolo di appartenenza alla società italica sto infine assorbendone gli usi e i costumi malgrado il mio ostinato isolamento, perciò i mesi che seguiranno diventano i meno adatti per iniziare nuovi progetti.
Il blog vivacchierà sicuramente sino a ottobre (quindi resta attivo ma non aspettatevi post impegnativi) e chi vivrà vedrà.
Le stagioni non sono più quelle di una volta e si stava meglio quando si stava peggio (insomma, sto invecchiando ;-)

martedì 6 giugno 2017

Le soddisfazioni dello scribacchino

Qualche tempo fa Roberto Bonfanti ha pubblicato un articolo su libricity dal titolo emblematico: "Essere uno scrittore di (in)successo e vivere felice".
Vi invito a leggerlo perché ne condivido in pieno lo spirito e Roberto esprime il concetto assai meglio di quanto saprei fare io.
Noterete che ho commentato l'articolo in questione. Preciso anzi, come ho già fatto in altra sede, che nel mio caso non posso affermare di vivere felice, però nella mia infelicità la scrittura non c'entra nulla. Tutt'altro: una delle cose positive della mia vita sono proprio i momenti in cui mi siedo davanti al pc (molti anni usavo la macchina da scrivere o addirittura carta e penna) e provo a trasformare in un testo scritto la massa informe di sensazioni e pensieri che mi premono dentro la testa. L'atto di scrivere è straordinariamente terapeutico per me, come d'altronde credo che sia per chiunque altro abbia la stessa intima necessità di dare forma scritta alla propria creatività.
E quando si scrive un testo lo scopo è che qualcuno lo legga. Tenerlo chiuso in un cassetto è come avere una macchina e lasciarla per sempre dentro un garage.
Non so se avete mai letto le citazioni condivisibili nella barra laterale destra, quello che esprimono lo spirito di questo blog. Una è di Milan Kundera:
Vivant Denon non ha mai reclamato la proprietà artistica del racconto [Senza domani]. Non che rifiutasse la gloria: è che all'epoca essa aveva tutt'altro significato. Il pubblico che lo interessava, e che voleva sedurre, non era affatto, a mio avviso, la massa di sconosciuti ai quali anela di piacere l'odierno scrittore, bensì il piccolo gruppo di quelli che poteva conoscere e stimare personalmente. Il piacere procuratogli dal plauso dei suoi lettori non deve essere stato molto diverso da quello che provava di fronte ai pochi ascoltatori raccolti attorno a lui in uno dei salotti nei quali brillava.
Ecco, non soltanto scrivere, ma anche essere letto e apprezzato regala soddisfazione indipendentemente dai numeri. Quando mi capita di leggere un post come questo di Pat mi sento francamente gratificato.
Con l'occasione ringrazio tutti quanti coloro hanno apprezzato la mia scrittura e magari hanno anche lasciato commenti ugualmente piacevoli su amazon o su altri siti web. I primi tempi aprivo dei post appositi per segnalare le recensioni ricevute, poi ho smesso perché non volevo sembrare troppo autocelebrativo, comunque garantisco che li apprezzo davvero tanto. Oggi faccio un'eccezione perché le parole di Pat vanno al di là della recensione e ci tengo a ringraziarla pubblicamente.
Insomma, anche scribacchiare come un dilettante regala tante soddisfazioni, credetemi.

venerdì 2 giugno 2017

"Promessi sposi" politically correct

Basta, ho deciso di arrendermi alla nuova tendenza che ha caratterizzato i vari remake cinematografici e televisivi degli ultimi anni: rendere la narrazione politically correct A OGNI COSTO.
Pertanto scriverò a breve (quando dico "a breve" in genere sottintendo un periodo di tempo compreso fra le prossime ventiquattro ore e i prossimi ventiquattro anni) una nuova versione del capolavoro manzoniano seguendo i succitati dettami ideologici.
Non sarà una sfida facile, ma ho già elaborato gli elementi base.
Tanto per cominciare non va bene che i protagonisti siano entrambi lombardi. Per Lucia ci può pure stare: in fondo l'attaccamento per i luoghi denota un'appartenenza ancestrale a quel ramo del lago di Como tra due catene non interrotte di monti. Ma Renzo sarebbe più politically correct se fosse figlio di immigrati meridionali, magari piazzando pure qualche intercalare tipico del Mezzogiorno nel suo eloquio.
Non va bene neppure l'ossessiva presenza di religiosi cattolici. Passi per don Abbondio, ma fra' Cristoforo deve essere modificato. Lo ribattezzerò Cristoforo Muhamad e sarà l'imam di Lecco.
Don Rodrigo rimane il cattivo della vicenda, però non deve essere proprio cattivo. Cioè, lo sarà ancora, ma dovrà emergere che da bambino ha subito dei gravi abusi che gli hanno provocato turbe psichiche responsabili dei suoi comportamenti antisociali. Devo solo definire meglio che tipo di abusi. Forse potrebbe essere stato vittima di ripetuti indottrinamenti razzisti, classisti e sessisti da parte di alcuni cattivi spagn franc giapp ... da parte di alcune persone di nazionalità, sesso e appartenenza sociale indefinita. Però sicuramente fasciste.
Considerato che Cristoforo è un imam, ne consegue che l'Innominato si convertirà all'islam. Però si sposerà con una donna buddhista per sottolineare la convivenza pacifica tra religioni diverse (d'altronde, immaginare che nella Lombardia del Seicento ci fosse qualche buddhista non è mica una forzatura, no?) E poi, considerata la concessione della poligamia per i musulmani, sposerà anche una donna induista, sempre per gli stessi motivi. Infine in terze nozze impalmerà un uomo ateo, rivelando al mondo che il suo amore non ha limiti e quindi non è esclusivamente eterosessuale.
L'epidemia di peste sarà rimpiazzata da una vasta diffusione di aids causata dal mancato uso del preservativo, ma alla fine tutti saranno convinti ad utilizzarlo grazie a un efficace discorso pubblico della monaca di Monza che farà notare a tutti come la sua indesiderata gravidanza sarebbe stata facilmente evitata con un adeguato contraccettivo. Al termine di detto discorso sarà acclamata dalla folla e nominata nuovo vescovo (o vescova?) della diocesi di Lecco, in nome dell'affermazione femminile e dell'uguaglianza fra i sessi.
Qualche suggerimento?

domenica 28 maggio 2017

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martedì 23 maggio 2017

I miei (tutt'altro che) favolosi anni '80

E alla fine non si fugge all'anagrafe: inevitabilmente ho ricevuto la nomina per partecipare al me.me. degli anni '80 da parte di Luz. D'altronde è un decennio che ho vissuto in pieno e che ha segnato il mio passaggio dall'infanzia all'adolescenza e alla primissima maturità.
Chiarisco subito che NON è stato un periodo memorabile per me, quindi eviterò la parte autobiografica.
Seguendo invece le tracce relative alla subcultura pop del decennio, posso senza dilemmi fornire la mia testimonianza storica.
MUSICA - Negli anni '60 era: Beatles o Rolling Stones? Negli anni '80 fu: Duran Duran o Spandau Ballet? Ecco, appunto, ogni commento sarebbe imbarazzante. Però in quegli anni divennero star anche gruppi come i Cure, i Depeche Mode, senza dimenticare gli inossidabili U2. Ammetto che qualche canzoncina "facile" di quel periodo mi piacque e continua a piacermi. Ad esempio Kids in America di Kim Wilde, il tormentone Wild boys, Shout dei Tears for Fears, Don't you (forget about me) dei Simple Minds.
Ma musicalmente preferisco di gran lunga gli anni '90.
CINEMA - Gli anni '80 li ricordo per il tenero E.T. e il travolgente Indiana Jones, l'inizio di Robocop e del terrificante Eddie Kruger (Nightmare!), i simpaticissimi Ghostbusters e gli episodi DUE e TRE (e che cazzo!) di Star Wars. Ma anche per il trittico drammatico sulla guerra in Vietnam (Platoon, Full Metal Jacket, Hamburger Hill) e per lo struggente Elephant Man di David Lynch, oltre all'inquietante La mosca di David Cronenberg. E poi, lo ammetto, vedevo anche le commediole adolescenziali americane dove la protagonista era sempre la sfigata Molly Ringwald. Nel complesso un decennio interessante.
CARTONI ANIMATI - Di cartoni, soprattutto anime giapponesi, ne ho sempre guardati tanti (li guardo tutt'ora). L'elenco potrebbe essere davvero interminabile. Si passa dal dolce pasticcione Spank alla saga demenziale di Lamù (Uruseyatsura), l'altrettanto demenziale Calendar Men, la romantica storia di Godai e Kyoko (Maison Ikkoku), il mondo fantastico di He-Man, naturalmente Holly e Benji (Captain Tsubasa)...
Per la cronaca: sono fra i pochi che non ha seguito né Ken il guerrieroI cavalieri dello Zodiaco.
CIBO - All'epoca anche il mio apparato digerente era più giovane e reggeva meglio certe zozzerie. Uno dei miei snack preferiti era il biscotto pluristrato di sfoglia croccante, vaniglia e cioccolata, ovvero Urrà Saiwa, una bomba calorica straordinaria. Se la memoria non mi inganna, gli anni '80 sono anche quelli in cui iniziò la commercializzazione del Bounty, la barretta di cioccolato ripiena di cocco; comunque, anche se ricordassi male, negli anni '80 io ho notevolmente contribuito al fatturato della ditta che lo produceva. E poi arrivò anche la Sprite a far compagnia alle già esistenti Coca Cola e Fanta.
ABITI E ACCONCIATURE - Negli anni '80 c'è stato un momento in cui bisognava per forza avere il piumino Moncler. Infatti io avevo quello Ciesse... Qualche anno dopo è tornato in auge il chiodo, il giubbotto di pelle nera dei rockers. Anche quello ha fatto parte del mio repertorio.
I capelli in genere si portavano lunghi, con qualche elaborazione, le ragazze spesso li avevano molto vaporosi. Comunque nel 1987 feci il mio primo viaggio in Inghilterra e mi resi conto che in fatto di capigliature colorate, "scolpite" e vistose, in Italia eravamo dei principianti.
GIOCHI - Non ero un fissato di videogiochi, però negli anni '80 ebbi il mio primo home computer, era della Olivetti. Era una cosa strana per un adolescente di quel decennio, ancora non era immaginabile un futuro in cui tutti avrebbero avuto in casa un pc (e non parliamo dei cellulari: i telefoni erano solo quelli fissi a casa e le indimenticabili cabine a gettone).
LIBRI E LETTURE VARIE - All'epoca leggevo quasi esclusivamente fumetti. Oltre all'inossidabile Topolino, negli anni '80 presero piede due personaggi della Bonelli abbastanza innovativi per quel periodo: Martin Mystère e Dylan Dog. Quasi inutile specificare che io li leggevo avidamente.
Sul finire del decennio però iniziai a leggere narrativa... e non ho ancora smesso ;-)

giovedì 18 maggio 2017

Pescara

Una città dove ultimamente capito spesso per varie ragioni è Pescara, la più grande dell'Abruzzo. É praticamente fusa con Montesilvano e altri comuni limitrofi, formando un agglomerato che supera i duecentomila abitanti.
Il suo sviluppo demografico è iniziato solo alla fine del XIX secolo, prima era un paesino con poche migliaia di abitanti, perciò l'urbanistica è fondamentalmente moderna.
É nota per la riviera piena di stabilimenti balneari e per la vita notturna, quindi una città estiva che nel periodo invernale appare più anonima. Anche nei mesi freddi resta comunque una città vitale, e sebbene non abbia monumenti celebri mi piace passeggiare nella zona centrale, tra corso Umberto, il "Salotto" e il lungomare Matteotti.
Uno dei simboli della città è la Nave, scultura dell'artista Pietro Cascella (pescarese doc). Un blocco dalle forme astratte che tuttavia riesce a suggerire davvero l'immagine di un'antica nave a remi.


Ha un'architettura ricca di contrasti: si possono trovare palazzi eleganti con decori in stile liberty...


... ma anche condomini moderni alquanto kitsch...


C'è chi in passato ha abbellito l'angolo dello spiovente del tetto con un raffinato drago di metallo...


... e chi, ai giorni nostri, ha cercato di trasformare il proprio mozzicone di prato chiuso fra le baracche in un giardino colorato (forse troppo colorato) coi classici nani...


Non manca il coraggio di tentare cose nuove, diverse. Ad esempio il Ponte del Mare, riservato a pedoni e ciclisti, che attraversa il canale non tramite la classica linea retta dei ponti ma tracciando una curva a U obliqua sopra le acque, col pennone centrale che la sorregge...


E poi a Pescara ci sono tanti murali. Urban graffiti creati per dare colore a palazzi in stato di abbandono...


... o per nascondere strutture necessarie ma brutte come le cabine elettriche.


Non poteva mancare l'omaggio a uno dei pescaresi più celebri, Gabriele D'Annunzio.


Fate attenzione al gatto da guardia dell'Archeo Club, non ama gli estranei ;-)


Insomma, quando cerco spunti fotografici a Pescara li trovo sempre.

sabato 13 maggio 2017

Cose da fare prima di morire

Tranquilli, non voglio proporvi l'ennesima guida - come se ne trovano ormai a decine - sui cento luoghi da visitare, o le cinquanta esperienza da provare, o le quaranta pettinature da sfoggiare prima di morire.
Volevo esporre molto più banalmente una riflessione che mi è passata per la testa l'altro giorno, mentre valutavo l'ipotesi, in vecchiaia, di girare a piedi l'Italia per visitare luoghi suggestivi con un approccio da pellegrino viandante più che da turista.
Questa idea, tutt'altro che facile da realizzare e per ora soggetta a ogni possibile capriccio del destino da qui all'effettivo raggiungimento della vecchiaia (che peraltro andrebbe definita in termini cronologici, considerato che per mia figlia vecchio lo sono già ora :-) in effetti non è spontanea. Mi è stata suggerita un po' di tempo fa dalla lettura de L'angusto sentiero del nord di Matsuo Basho, uno dei poeti più celebri della storia letteraria giapponese, che compì un pellegrinaggio del genere nel suo paese raccontandolo nel libro citato.
E qui la riflessione diventa automatica, poiché la lettura - lo sappiamo bene noi bibliofili - è qualcosa che ti allarga la mente, ti fa vedere possibilità e situazioni che prima non avevi neppure immaginato. E mi sono chiesto chissà quante altre volte ho compiuto delle scelte basandomi inconsciamente sulle decisioni analoghe dei personaggi letterari che più mi avevano appassionato.
Ecco, qui la riflessione diventa una sfida della memoria: cercare nella vita trascorsa azioni compiute su ispirazione letteraria. Ma anche - e questa forse è più semplice - cercare nelle letture spunti suggestivi per cose da fare nella vita materiale (cose mai fatte prima, s'intende).
Il pellegrinaggio da viandante è la prima cosa che metterei in lista. Ma sono certo che ne potrei trovare altre.
E voi, avete mai compiuto delle scelte in passato, o ipotizzato di tentare determinate esperienze in futuro, dopo averle scoperte come lettore?

lunedì 8 maggio 2017

Né carne né pesce

Qualche giorno fa Marina Guarneri ha pubblicato questo post che vi invito a leggere.
Il mio primo commento è stato il seguente:
Con me sfondi una porta aperta perché anch'io sono terribilmente "esigente" e, per dire, nella mia libreria di anobii difficilmente concedo cinque stelle a un libro. Anch'io tendo a stufarmi di trame troppo cliché, a meno che non siano riscattate da un personaggio particolarmente congeniale ai miei gusti o da un narratore dotato di stile sopraffino (sempre a mio insindacabile giudizio, si intende ;-)
E anch'io non mi cimenterei mai in un genere che non apprezzo solo per inseguire i gusti del pubblico o la moda del momento.
Infatti sono perennemente fuori dalle tendenze, cerco di essere "atemporale", cerco di essere originale essendo me stesso e non lo scopiazzatore di narrativa altrui (se poi la mia originalità sia pessima sul piano narrativo e stilistico è un altro paio di maniche, sta al lettore giudicare).

Marina ha replicato così:
Le tue "nazioni immaginarie", in effetti, sono la prova di quello che dici: una trama fuori da ogni schema. Mi dispiace che tu ti ostini ad accontentarti dei tuoi lettori più affezionati. :)
Certe volte penso che più abbiamo difficoltà a essere conquistati da qualcosa, meno possibilità concediamo a noi stessi di conquistare gli altri e questo atteggiamento non sempre paga.
(In questo momento parlo più a me stessa, ragionando con te).

e io ho contro-replicato così:
Penso sia inevitabile. Un genere a larga diffusione ha anche tanti fruitori e appassionati, mentre una trama fuori da ogni schema è inevitabilmente "di nicchia", e nella nicchia c'è sempre poca gente, sia come autori che come lettori.

E qui sorge il dilemma che mi sono posto successivamente: essere "fuori dalle tendenze" e "atemporale", scrivere una trama "fuori da ogni schema" e "di nicchia" significa essere originali o, assai più banalmente, significa non essere né carne né pesce?...

martedì 2 maggio 2017

Pubblicità ingannevoli

Una cosa che mi infastidisce notevolmente nei trailer dei film, nelle relative locandine, ma anche nelle sinossi dei libri (senza contare le famigerate fascette) sono l'attribuzione di caratteristiche completamente diverse dal contenuto effettivo. Quando si tratta di romanzi o film non italiani si spingono addirittura a modificare il titolo dandogli una connotazione più "acchiappante", lasciando intendere torbide vicende erotiche (che si riveleranno assai meno torbide di quanto suggeriscano copertina e pubblicità); oppure appellando come thriller una vicenda che di thrilling ha ben poco.
Partendo da questo spunto ho provato a immaginare come potrebbero essere confezionate locandine ingannevoli di libri celebri, e per rendere il gioco più intrigante ho pensato che si potevano abbinare a film di successo...
Oppure, detto in modo più semplice: per l'ennesima volta ho cazzeggiato.
E queste sono le ingannevoli locandine che ho realizzato. Che ne pensate?




mercoledì 26 aprile 2017

Alcuni scatti random

Nell'era di instagram e dei cellulari che sono ormai quasi più macchine fotografiche professionali che telefoni portatili, come già sapete anch'io ho deciso di sfoggiare i miei scatti. Perché mostrare i miei limiti solo come blogger e scribacchino quando posso vantarmi delle mie incompetenze anche come fotografo dilettante e photoshoppatore improvvisato?
Il primo riguarda il mare, che mi piace ammirare anche nelle giornate nuvolose, quando l'assenza di luce lo rende simile a una massa di cobalto...


Un'altra l'ho scattata perché ispirato da una pista ciclabile dipinta di un blu intenso, con un po' di fantasia ho intravisto una stairway to heaven...


Le architetture moderne e kitsch mi attraggono, ahimé. Prima o poi dovrò dedicare un intero post a questo mio insano interesse per il cattivo gusto...


E infine una foto di Lucca, una città dove i palazzi storici vengono gelosamente conservati ma non mancano mai esibizioni all'aria aperta di opere contemporanee...


Buoni scatti fotografici a tutti :-)

venerdì 21 aprile 2017

Presentazione ufficiale del mio nuovo ebook

Anche stavolta, come d'abitudine, ho rifiutato tutte le proposte di pubblicazione inviatemi da grandi editori italiani che erano disposti a fare follie pur di garantirsi l'esclusiva sulla mia nuova opera. Nessuna speranza per loro: preferisco l'autopubblicazione perché mi garantisce un contatto più diretto coi miei quattro lettori.
Ecco, insomma, una presentazione umoristico-megalomane è quella che meglio esprime lo spirito del protagonista del libro, il già rammentato Andrea Arcani che è involontariamente comico e confusamente detective.


Nel post di presentazione non inserisco mai una sinossi del libro, preferisco che il potenziale acquirente lo sfogli personalmente dando una sbirciata alle prime pagine per farsi un'idea.
Ebbene: caro potenziale acquirente e lettore, posso offrirti un caffé? Posso supplicarti in ginocchio di comprare il mio ebook? Posso chiederti di - appunto - sbirciare le prime pagine nello scaffale di amazon che espone il libro?

domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua a tutti

L'uovo è da secoli uno dei simboli delle festività pasquali e d'altronde l'uovo è l'immagine perfetta di una nuova vita pronta a (ri)nascere.
La Resurrezione è un mistero teologico al quale si può anche non credere, resta però appurato che tutti abbiamo talvolta bisogno di risorgere anche da viventi.
Io, almeno, ne avrei davvero una gran necessità. Parafrasando una nota frase di Salvador Dalì (lui la riferiva però alla follia) posso affermare che in certi momenti ho l'impressione che l'unica differenza fra me e un morto è che io non sono morto.
Spero che per voi amici di questo blog le sensazioni siano diametralmente opposte e vi sentiate già pienamente risorti.
Buona cioccolata, buona colomba, buona scampagnata per domani :-)

martedì 11 aprile 2017

Chi è Andrea Arcani

I tre o quattro lettori dei miei libri forse si ricordano di lui.
Andrea Arcani è un viziato figlio unico quasi trentenne, rampollo di genitori assai benestanti con disponibilità economiche gigantesche.
Per non fare più la figura del mantenuto è stato praticamente costretto dalla madre e dal patrigno a crearsi una professione, anche solo fittizia. E lui ha preteso di diventare un investigatore privato.
Ha tutte le caratteristiche fondamentali per risultare inadatto a tale attività: è impulsivo, improvvisatore, incompetente, pigro e pressapochista. In effetti è inadatto a qualunque genere di lavoro a prescindere.
Ma per sua fortuna vive in una piccola città di provincia dove non accadono fatti gravi e la richiesta tipica dei suoi clienti è: verificare l'eventuale infedeltà del coniuge.
Considerato che ha scelto di essere un detective perché così gli sembra di assomigliare ai personaggi dei film americani, secondo voi quante possibilità ci sono che riesca a mettersi nei guai e rendersi ridicolo?...
... Ecco, appunto: che ve lo dico a fare?
Politicamente qualunquista, calcisticamente irriducibile tifoso della Lazio, infastidito da ogni sorta di autorità e di regolamento ma ancor più dai romanisti, Andrea Arcani fa del suo meglio (o piuttosto del suo peggio) per dissacrare la nobile professione dell'investigatore con esiti di involontaria comicità e, talvolta, anche con qualche spunto di riflessione sulla società italiana odierna.
A chiunque volesse leggere la sua genesi rammento il libro d'esordio che trovate su amazon a QUESTO LINK e ripropongo la copertina creata da Luca Morandi:


Ma se vi sto parlando di un mio vecchio libro non è solo per motivi di revival. Lo faccio soprattutto perché è strettamente legato alla mia prossima uscita.
Forse ricorderete che in alcuni post avevo accennato alla stesura di un manoscritto che mi ha impegnato negli ultimi mesi. Ebbene: si tratta di un sequel, un romanzo in cui il più scalcinato dei detective sarà ancora una volta protagonista di indagini assai... umoristiche. Si allontanerà per qualche tempo dalla sua città natale per dimostrare le sue (in)capacità in uno sperduto paesino dell'appennino centrale. 
L'uscita ufficiale è prevista dopo le festività pasquali.
E come dice in questi casi uno scribacchino che si è montato la testa: restate tutti in fremente attesa :-D

giovedì 6 aprile 2017

Un haiku e un quadro in dialogo inconsapevole

Il poeta giapponese Santoka Taneda (1882-1940) e il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) quasi certamente ignoravano l'uno l'esistenza dell'altro.
Hanno dato forma alla loro inquietudine tramite haiku che non rispettavano la metrica tradizionale e quadri che non si uniformavano alle regole accademiche.
Taneda, dopo una giovinezza costellata di momenti difficili - due fallimenti di diverse attività commerciali della sua famiglia, il suicidio del fratello, il divorzio dalla moglie, la perdita del lavoro e la miseria - all'età di quarantadue anni si fece monaco e iniziò a peregrinare per il Giappone in solitudine. Pregava, chiedeva l'elemosina e componeva haiku.
Munch, in perenne conflitto con il padre e quasi congenitamente portato a cacciarsi in avventure sentimentali tumultuose - una culminata in un apparente tentato omicidio da parte della donna alla quale si era legato - nonostante il discreto successo della sua opera pittorica all'età di quarantacinque anni ebbe un grave esaurimento nervoso che lo costrinse a lunghe cure e, successivamente, a vivere in una sorta di romitaggio in un'isolata fattoria vicino Oslo.
E ora, dopo questa brevissima e lacunosa premessa, posto il quadro Malinconia di Edvard Munch e un haiku di Santoka Taneda:


















Un'intera giornata
e io non ho pronunciato una parola.
Suono di onde.


sabato 1 aprile 2017

Una cosa che mi è successa

A volte possono capitare sorprese inattese in relazione ai nostri sogni di una vita.
Diventare uno scrittore professionista, con tanto di contratto e anticipo monetario "sulla fiducia" di quanto saprò scrivere, è sempre stato chiaramente un mio sogno.
Ora l'opportunità mi si è finalmente presentata, ma in termini diversi da come la immaginavo.
Giorni fa sono stato contattato da un'associazione che gestisce alcuni siti aggregatori di notizie, sia in Italia che all'estero. Mi hanno proposto un "lavoro" retribuito per scrivere un articolo al giorno che verrebbe pubblicato sui loro siti, anche quelli esteri previa traduzione in inglese che sarebbe comunque a loro cura.
Non è come pubblicare narrativa, ma si tratta comunque di guadagnare scrivendo e sarebbe alquanto utile come esperienza.
La cosa che mi lascia perplesso però è la tipologia di articoli che mi vengono richiesti. 
Il referente dell'associazione in questione, che si autodefinisce peraltro "la voce sul web" di una ONG di cui per ovvi motivi non dirò il nome, mi ha spiegato solo verbalmente che gli articoli dovrebbero basarsi sulla enfatizzazione degli squilibri sociali e della crisi dei valori nei quali sta cadendo l'Italia, dovrebbero avere un tono perennemente polemico e riportare dati e link presi da altri siti web che mi indicherebbero loro. Inoltre ha aggiunto che dovrei redigere gli articoli avendo come obiettivi la progressiva destabilizzazione del paese e l'insorgenza nel lettore di una sensazione da stato di emergenza e da clima di assedio a causa di un complotto internazionale. I toni dovranno diventare particolarmente tesi e quasi apocalittici durante la prossima campagna elettorale, con metodologie simili a quelle (parole testuali del referente) "già utilizzate con successo negli Stati Uniti"...
Che dite, accetto o è meglio che declino?

martedì 28 marzo 2017

Ancora i sette vizi (ma in chiave letteraria)

Il tema dei sette vizi capitali si presta a ricerche assai più lunghe di quelle necessarie a produrre un semplice post. L'ultimo che ho pubblicato era relativo alla loro interpretazione artistica, ma ci sarebbe molto da dire anche sulla loro presenza in letteratura.
Non potrei mai essere esaustivo (così come non lo sono stato nel post precedente) su un tema così vasto, perciò preciso subito che mi limiterò a elencare alcuni libri che ho letto nei quali ho ravvisato i vizi capitali come elemento narrativo.
Se parliamo di avarizia penso subito al papà di Eugenie Grandet, romanzo di Balzac basato proprio sul folle attaccamento al denaro. Un po' meno allo Scrooge di Canto di natale perché alla fine si redime, mentre il signor Grandet muore avaro e, tutto sommato, compiaciuto di questo suo vizio (che probabilmente lui reputa un pregio).
La lussuria è centrale ne Il piacere di D'Annunzio, ma ha un suo ruolo "sociologico", per così dire, nel provocatorio romanzo di Michel Houellebecq Piattaforma. In effetti la lussuria è forse il più ambiguo tra i peccati capitali perché sono tanti ad avere l'impressione che il cristianesimo sia alquanto sessuofobico.
L'invidia mi fa venire in mente la tragedia Otello. In genere viene associata al dramma della gelosia, però è opportuno rammentare che tutto nasce dalla mortale invidia che Iago prova nei confronti del Moro di Venezia. Penso anche a Shunsuke, lo scrittore brutto di Colori proibiti (uno dei libri più complessi di Yukio Mishima) che nei confronti di chi è bello prova ammirazione, frustrazione e, beh, sì, anche tanta invidia.
Se parliamo di gola la vincitrice può essere solo la simpaticissima protagonista de Il diario di Bridget Jones :-D
Passando all'ira, nei libri che ho letto il personaggio più ferocemente posseduto da tale peccato è Silvio Astier, la voce narrante de Il giocattolo rabbioso di Roberto Arlt. É un giovane che non accetta la propria povertà e dunque soffre ovviamente anche di invidia verso i ricchi (d'altronde le emozioni, come pure le attitudini umane, non sono mai univoche ma sempre composte e mescolate con altre) però ciò che maggiormente emerge dai suoi soliloqui e dai suoi gesti materiali è la rabbia, una rabbia che lo divora.
Come esempio di superbia mi viene in mente Raskolnikov, che si arroga addirittura il diritto di uccidere in Delitto e castigo. D'altronde Dostoevskj ha saputo tratteggiare benissimo anche l'invidia e l'ira nel personaggio principale di Memorie dal sottosuolo. Un'altro personaggio malato di superbia che ho incontrato nelle mie letture è l'indimenticabile capitano Achab del Moby Dick di Herman Melville.
Sempre a proposito di Melville, il suo Bartleby lo scrivano è uno dei più riusciti casi di accidia letteraria che io abbia mai letto. Penso inoltre a Slimak, personaggio principale de L'avamposto di Boleslaw Prus. E me ne potrebbero venire in mente altri poiché - devo ammetterlo - i personaggi accidiosi sono quelli che maggiormente mi intrigano, forse perché anch'io sono afflitto da tale vizio...
Chiunque abbia altre proposte è il benvenuto :-)

giovedì 23 marzo 2017

Un tema pittorico ricorrente - 9

Un soggetto che ha spesso stimolato la fantasia degli artisti è quello degli arcinoti sette peccati capitali.
Gola, avarizia, lussuria, invidia, ira, superbia e accidia hanno fama di essere i principali mali degli uomini, una certificazione che deriva dalla religione cristiana e che comunque ha condivisioni anche in contesti diversi (si veda ad esempio il buddhismo, che considera ugualmente ira, invidia, lussuria e superbia come le radici della sofferenza).
In effetti le rappresentazioni artistiche più antiche dei peccati capitali fungono da monito morale per chi le osserva.
Uno dei più grandi pittori fiamminghi della storia, Hyeronimus Bosch (1453 - 1516), ne realizzò una sorta di tavola in cui vengono rappresentati schematicamente in un cerchio diviso in settori, con ai lati i quattro momenti finali dell'apocalisse. Ne propongo una veduta d'insieme e il dettaglio della superbia:



Anche l'altro visionario fiammingo, Pieter Bruegel "il vecchio" (1530 - 1569) creò una serie di stampe col suo tipico stile di allegoria allucinata in cui i sette peccati si manifestano in contesti sinistri che sembrano inquietanti gironi infernali. Si veda ad esempio la sua interpretazione dell'avarizia:


L'artista tedesco Hans Baldung (1485 - 1545) li disegnò invece come delle creature mostruose e, ovviamente, disgustose:


Ma, come già visto anche per altri temi pittorici, la rivoluzione del pensiero occidentale nel corso dei secoli, in particolare fra XVIII e XX secolo, fa mutare la concezione dell'argomento. Vengono messi in dubbio l'esistenza di Dio e il concetto di "peccato" lasciando emergere il lato umano (non necessariamente degno di lode ma giustificabile sul piano psicologico) dei sette vizi.
L'artista svizzero André Lambert (1884 - 1967), autore di illustrazioni patinate a sfondo erotico, ha capovolto la visione dei peccati capitali dandone un'immagine assai raffinata. La sua "gola" ha le forme di una carnosa donna decisamente compiaciuta:


Ma, anche quando sono privati delle implicazioni teologiche, i sette peccati simboleggiano comunque ossessioni e nevrosi spinte all'eccesso, quindi qualcosa che tormenta ugualmente gli esseri umani prescindendo da eventuali castighi ultraterreni. Così, ad esempio, il pittore tedesco Otto Dix (1891 - 1969) crea una tela intitolata proprio Die sieben Todsünden dove la visione profana dei vizi capitali appare non meno inquietante di quella espressa nei secoli precedenti, una sorta di halloween a tema apocalittico:


Il pittore contemporaneo spagnolo Manuel Rey Piulestàn invece personifica i peccati capitali come gente comune che può essere vicino a noi in qualunque momento, magari confusi tra i visitatori di una mostra d'arte:


Ma se cercate "peccati capitali" in siti come deviantart o pinterest troverete decine di creazioni di ogni foggia: fotomontaggi, illustrazioni, fumetti, digital art...
Perché si tratta di un argomento che tenderà sempre ad affascinarci per la sua ineluttabile presenza nella nostra vita: tutti noi, in misura maggiore o minore, siamo stati in qualche modo vittima dei sette famigerati vizi.

sabato 18 marzo 2017

La cultura e i suoi effetti sul carattere

Leggendo alcuni racconti di Ada Negri - che come avrete capito ultimamente mi sta fornendo una gradita compagnia libresca - ho avuto modo di incontrare un personaggio col quale ho istintivamente empatizzato: una giovane di famiglia non ricca, priva di cultura poiché, come è noto, a molte donne essa era preclusa nell'Italia di quell'epoca. Riporto alcune delle frasi usate dall'autrice per descriverla:
"Parole, veramente, ne proferiva poche: quelle poche, a stento [...] Bimba, fra il padre indifferente e la matrigna perversa, era cresciuta chiusa in sé, senza compagne, sempre in atto di passiva ma costante difesa, adorando i libracci vecchi, raccogliendo furtiva tutti i pezzi di giornali che poteva trovare, per leggerseli in un angolo: e su di essi fabbricava, nel suo cervello, castelli in aria senza fine [...] Non si confidava con nessuno, non usciva mai, non rispondeva mai agli scherzi volgari o alle sfuriate del suo uomo, lo serviva in silenzio".
Questo ritratto del personaggio mi ha subito fatto tornare alla mente una descrizione letta tempo prima altrove. Riporto anche questa:
"Egli era stato solito di patir molto di umore malinconico, o, come dicevano alcuni dei suoi medesimi, d'ipocondria, a cagione della quale infermità, congiunta alla continua speculazione nelle cose dell'arte sua, in processo di tempo egli si trovò sì profondato e fisso in un continuo pensare, che fuggiva al possibile la conversazione degli uomini standosene solo in casa, in nulla d'altro occupato, che nel continuo giro dei torbidi pensieri".
La similitudine salta all'occhio, non è vero? La seconda citazione però non appartiene alla narrativa e non si riferisce a un personaggio letterario ma un uomo realmente esistito: è tratta infatti dalla raccolta di biografie di artisti italiani illustri redatta da Filippo Baldinucci nel XVII secolo, e la descrizione si riferisce a Francesco Borromini, uno dei più grandi architetti della sua epoca, tra i creatori del mito di Roma barocca.
In effetti sembra che Borromini avesse un temperamento misantropico, chiuso, sempre immerso nei propri pensieri che mai condivideva col suo prossimo. Proprio come la giovane donna protagonista del racconto intitolato (significativamente) L'altra vita. Sì, la vita immaginata dalla fantasia ombrosa e schiva, una vita immaginata che prende il posto dell'esistenza materiale sino alla nevrosi alimentata dal rifiuto per la quotidianità e dalla ribellione contro un matrimonio indesiderato, sconfinando nella follia.
Anche Borromini negli ultimi anni di vita cedette alle proprie nevrosi diventando sempre più scontroso, diffidente, in preda a un'isteria che lo spinse a un grottesco tentativo di suicidio trasformatosi in una lenta agonia. Nel frattempo però aveva creato opere d'arte straordinarie che ancora oggi suscitano ammirazione nelle strade di Roma. Per decenni il suo "continuo giro dei torbidi pensieri" era stato sicuramente occupato anche da idee creative, dalla ricerca di soluzioni ingegneristiche per la costruzione di palazzi, dalle ipotesi estetiche per le chiese che doveva ristrutturare.
Ecco, l'aver studiato l'architettura e l'arte aveva dato uno scopo al suo stare "profondato e fisso in un continuo pensare", uno scopo che sarebbe stato assente se avesse trascorso la sua giovinezza senza apprendere nulla o senza poter mettere a frutto la propria esperienza nei cantieri in cui aveva lavorato sin da bambino.
La progressiva follia della donna raccontata da Ada Negri è molto più rapida, il crollo nervoso che la conduce in manicomio avviene quando ancora è giovane e la sua ossessiva vita interiore può generare solo "castelli in aria" non avendo lei né una cultura, né - se pure ne fosse stata provvista - la possibilità materiale di metterla all'opera.
Insomma, penso che la cultura e l'arte possano essere una 'terapia' in grado di dare uno scopo nobile anche alle attitudini caratteriali autodistruttive. Quanto meno riescono a diluirle più a lungo, sino alla vecchiaia, lasciandosene vincere solo dopo il compimento di opere che costituiscono un regalo meraviglioso per il resto dell'umanità.

lunedì 13 marzo 2017

I cazzari del web

Vado un po' in controtendenza rispetto al recente dibattito incentrato sul timore che il controllo sulle cosiddette fake news possa trasformarsi in limitazione della libertà di espressione su internet.
Premesso che dubito fortemente che si vada al di là delle solite italiche chiacchiere, personalmente sarei disposto persino ad accettare dei controlli più stretti sui miei contenuti se questo servisse a togliere di mezzo i cazzari del web, una delle categorie che più detesto.
I social networks sono una realtà comunicativa parallela e speculare al mondo reale, e così come c'è sempre il tuttologo da bar che diffonde notizie totalmente false o travisate, c'è pure il cazzaro del web. Con la ragguardevole differenza che in rete si assiste a falsificazioni di notizie e diffusione di concetti erronei con una metodologia mirata: si citano su facebook improbabili fatti fornendo il link a siti informativi che spesso sono gestiti da una sola persona coincidente col propagatore di falsità; tali siti hanno nomi e layout che li fanno assomigliare ingannevolmente a siti più autorevoli; si aggiungono prime pagine ritoccate di siti informativi ufficiali, si photoshoppano fotografie relative a eventi del passato e le si usano per corredare la bufala, si aggiungono anche link a video su youtube girati da sedicenti freelance...
Ci sono spesso gruppuscoli politicizzati dietro questo fenomeno, ma anche, assai più banalmente, cacciatori di clic, gente che per un "mi piace" su facebook o un follower su twitter è disposta a tutto, anche a inventarsi notizione inesistenti con il relativo titolo sensazionale appositamente studiato per suscitare l'attenzione altrui.
Ecco, se dipendesse da me questi propagandisti di fuffa dovrebbero essere espulsi dal web. É una punizione ovviamente impossibile da attuare, ma se almeno fossero obbligati e rispondere legalmente delle falsità che divulgano per vanagloria o incoscienza sarebbe un bel risultato. Da vecchia zia quale sono, l'ottocentesco castigo che riterrei opportuno sarebbe assestargli una decina di bacchettate sulle unghie, ideale per rendere dolorosa la digitazione sulla tastiera almeno per qualche giorno e farli riflettere sull'opportunità di riprovarci.
Naturalmente non sarà mai così, la diffusione di bufale continuerà imperterrita anche grazie al contributo di organi ufficiali tecnicamente autorevoli (se ogni tanto date un'occhiata alle nius di certi quotidiani, canali televisivi e agenzie di stampa capirete cosa intendo...) e i cazzari del web continueranno indisturbati la loro attività.
D'altronde siamo un paese dove le chiacchiere dal barbiere e i pettegolezzi sul pianerottolo del condominio sono ancora considerate la principale fonte di informazione...

mercoledì 8 marzo 2017

Scrivere non-fiction

Saper scrivere bene non è un talento necessariamente correlato alla narrativa.
Esistono milioni di libri che non hanno nulla a che fare la fiction: saggi, manuali, enciclopedie, reportage informativi, diari di viaggio, post di un blog ;-)
Ecco, personalmente credo che un bravo saggista non sia necessariamente un bravo narratore poiché esporre concetti e nozioni implica un tipo di linguaggio diverso: una scrittura in cui conta maggiormente la scorrevolezza del testo e l'immediatezza del messaggio che non l'emozione, la suggestione e la fantasia necessarie per produrre letteratura.
Esistono però numerosi esempi di romanzieri e poeti dimostratisi anche eccellenti saggisti proprio grazie al loro talento narrativo: i loro lavori di non-fiction riescono sovente a mantenere un elemento di letterarietà che li rende speciali, diversi da una "mera" divulgazione.
Personalmente non ho mai prodotto saggistica, se si esclude la tesi di laurea (che non oso rileggere per il terrore di incorrere in un attacco di riso irrefrenabile). Però mi piacerebbe scrivere qualcosa di non-narrativo. In effetti una mezza idea ce l'avrei anche, un argomento che mi preme molto e che potrei sviluppare prima o poi...
E i colleghi che mi dicono? Avete mai scritto, o anche solo provato il desiderio di scrivere, che so, un saggio sulla cucina della vostra regione, o un trattato di critica letteraria, o un testo di argomento politico, o quant'altro non romanzesco?

venerdì 3 marzo 2017

Quotes of despair

Già alcuni anni fa avevo creato una cosa del genere, lo avevo chiamato collage de désespoirs.
Ho voluto insistere...



domenica 26 febbraio 2017

Un sentito ringraziamento a liberliber

Per chi non lo conoscesse, liberliber è un sito che mette a disposizione gratuitamente libri in formato digitale. Per la stragrande maggioranza si tratta di libri con copyright scaduto, con qualche occasionale copyleft di autori viventi.
Trattandosi di opere datate, risalenti a epoche in cui la stampa su carta era l'unica pubblicazione possibile, la digitalizzazione avviene nel modo più primitivo, ovvero con la paziente trascrizione del testo orignale su un file word da parte di moderni amanuensi forniti di tastiera.
É solo grazie al loro lavoro che ho potuto leggere libri ormai scomparsi da ogni catalogo editoriale e difficili da reperire persino nelle biblioteche; scritture ormai dimenticate eppure a modo loro gradevoli (ne avevo parlato qui, qui e qui).
In questi giorni sto apprezzando un altro di questi volumi obliati della storia letteraria nazionale: Di giorno in giorno, un testo di prose di Ada Negri, una poetessa e scrittrice meno ricordata di quanto meriterebbe.
Il genere della prosa non prettamente narrativa, sospesa tra autobiografia, diario di viaggio, esposizione dei propri pensieri e annotazioni di sensazioni che durano solo un attimo eppure lasciano il segno nell'anima, è un genere non particolarmente diffuso, quantunque abbia tuttoggi i suoi apprezzabili esponenti.
Parlando solo di autori italiani, di questo medesimo genere avevo letto l'emotivo Il mio carso di Scipio Slataper e l'assai più oscuro - onestamente troppo oscuro - collage di prosa e poesia dei Canti orfici di Dino Campana. Anche questi grazie a liberliber.
Quindi, se in questi giorni mi sto godendo una lettura inusuale ma gradevole, è doveroso che io ringrazi pubblicamente non solo l'ormai deceduta autrice ma anche coloro che rendono possibile la sopravvivenza on line delle sue opere.

Non ricordo d'aver mai veduto testa di fanciulletta che possegga tale purezza, biondezza, superba perfezione. Non  posso descriverla. Non  credo  che la vera bellezza si possa descrivere: è  un mistero. Mi colpisce in questa creatura una gravità superiore ai suoi anni:  direi (ma è possibile?) ch'è già consapevole di dover portare tutta la vita un segno diverso, un peso prezioso. Mi fissa, senza timore, vedendosi fissata: indifferente alla mia meraviglia, certo avvezza a udirsi lodare, già esperta a legger l'ammirazione nelle facce rivolte a lei. Le sue larghe pupille nuotano in una liquida luce bluastra fra le ciglia  piú scure dei capelli: il loro sguardo vien di lontano, o dal profondo, ch'è lo stesso.