venerdì 22 settembre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80 - 2

Nel 1983 uscì il film di Francis Ford Coppola Rumble Fish (distribuito in Italia col titolo Rusty il selvaggio). Fu uno dei pochi flop nella carriera del regista italo-americano, benché il cast includesse nomi come Matt Dillon, Mickey Rourke, Diane Lane, Dennis Hopper, Nicolas Cage e Laurence Fishburne. E fu anche l'occasione per l'incontro fra due musicisti anticonvenzionali.
La colonna sonora era stata affidata a Stewart Copeland, batterista dei Police che, dopo il grande successo commerciale degli anni precedenti, erano sul punto di sciogliersi.


Copeland realizzò una soundtrack di grande effetto, interamente strumentale, che venne incisa su un LP intitolato come il film. Volle perciò creare un singolo collegato all'album. Lo realizzò in studio da solo, suonando separatamente chitarra, basso, tastiera e batteria e sovrapponendo successivamente le tracce musicali.
Ma aveva bisogno di un cantante per la parte vocale. E a quel punto la sua strada si incrociò con quella di Stan Ridgway.


Anche lui faceva parte di una band, i Wall of Voodoo, che stava avendo un discreto successo negli Stati Uniti; ma anche lui aveva deciso di tentare una carriera solistica, tanto è vero che tre anni dopo avrebbe pubblicato il suo primo LP individuale, The big heat (al pari della colonna sonora di Rumble Fish, anche questo disco è nella mia collezione di vinili).
La voce così smaccatamente e orgogliosamente americana di Ridgway, ma soprattutto la sua armonica, rendono il singolo in questione davvero particolare, difficile da incasellare in un genere preciso.
Anche stavolta fornisco il testo tradotto e un video incorporato da youtube. Mi direte poi cosa ne pensate di "Don't box me in" (magari la conoscevate già e non l'avevate affatto dimenticata, chissà ;-)

(Testo: Tu cammini, io correrò e ti seguirò. Tu chiami, io verrò e non ricorderò da dove vengo. Laggiù, dove finisce il bancone, questo pesce continua a nuotare in una boccia di vetro. Sento una strattonata alla lenza, dove finirò stavolta? Non rinchiudetemi. Un giorno vi mostrerò come sono davvero. Arriverà un giorno in cui non ricorderò più di cosa avevo paura. E nuoterò in mare, non sbatterò su questo vetro. I miei occhi vedono rosso quando il mio mondo è diventato blu, perciò sto abbandonando tutto, è vero. E salterò in una pelle nuova di zecca e voi non sarete più in grado di rinchiudermi. Non rinchiudetemi. Fatemi andare! Ci sono un bel po' di posti nei paraggi in cui non sono mai stato, c'è un oceano qui fuori in cui devo nuotare, c'è un fiume che scorre proprio accanto alla mia porta. Mi chiedo... cosa? E se a volte sembra che io non possa parlare, allora saprete che a questa lavagna manca un gessetto. Non rinchiudetemi, ve lo dico, non rinchiudetemi. Fatemi andare!)


venerdì 15 settembre 2017

Modalità acida "on" - 2

Un'altra situazione scribacchina tipica in cui una fase acida può essere problematica è quando si sta lavorando a un manoscritto.
Vi faccio un esempio rapido.
Lo scribacchino Getiano Arieta (nome inventato a caso) sta elaborando un racconto sentimentale. Però è in una giornata acida... Incurante di tale stato d'animo inizia a abbozzare la narrazione.

Aveva deciso di innamorarsi di lei la prima volta che l'aveva vista, sebbene non fosse affatto bella. Era semmai bruttina. Ai tempi delle scuole superiori alcuni compagni dispettosi l'avevano goliardicamente soprannominata "cesso", e malgrado l'evidente cattiveria insita in tale nomignolo non si poteva neppure affermare che fosse un'esagerazione, quanto meno da un punto di vista anatomico. Anche caratterialmente non emergeva in nessun modo: anonima, mediocre, ogni volta che apriva bocca sfornava banalità in serie.
D'altra parte, pure lui era il prototipo dell'imbranato che si crede poeta, supponendo - molto erroneamente - che 'sensibilità' e 'insicurezza' siano la stessa cosa. Non era un caso se i ragazzi del suo quartiere evitavano accuratamente di fermarsi a parlare con lui: sapevano che avrebbero dovuto sopportare una lamentazione funebre anziché un dialogo. Probabilmente lui voleva sperimentare, da presunto poeta quale si sentiva, la sensazione di amare. E da autentico coglione quale invece era, aveva inconsciamente inventato nel proprio cervello un'artificiosa attrazione per l'unica coetanea che non lo avrebbe snobbato, più che altro per disperazione, dacché anche lei stava antipatica a tutti ed era alla disperata ricerca di un essere vivente con cui poter scambiare due parole la domenica mattina nella piazza del paese, per non dover più passeggiare in una perenne e imbarazzante solitudine...

Ecco, non ci vuole molto a capire che se Getiano Arieta continua a scrivere il suo racconto sentimentale con questo andazzo è alquanto improbabile che ottenga qualcosa che si possa definire anche lontanamente 'apprezzabile'...
Ne consegue una regola: mai scrivere quando si è in giornata acida.
Ma volendo tale regola può essere integrata con un'aggiunta da valutare attentamente: si può anche scrivere quando si è in giornata acida purché si stia lavorando a un argomento attinente.
Se, per dire, Getiano Arieta decidesse di redigere un saggio sulla storia universale del pessimismo o un trattato sull'inutilità della razza umana, beh, in quel caso la modalità acida può essere di aiuto.
Ma solo sul piano della scrittura, eh! Sul piano sociale gli farà perdere i pochi contatti umani che aveva, così finirà come la protagonista del racconto sentimentale di cui sopra.
Quindi, la regola integrata deve essere applicata con moooolta cautela...

mercoledì 13 settembre 2017

Liebster again

Non si sfugge ai Liebster, neppure quando si è già stati nominati :-D
D'altro canto è un onore e un piacere essere stato incluso nell'elenco di Tiziana e Calibano.
Le regole sono arcinote:
1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei “vincitori”.
4. Proporre a vostra volta undici domande.
I punti 2 e 3, come già sapete, ormai li salto tranquillamente (sono certo che il signor Liebster non si offenderà ;-)
Per quelli 1 e 4 invece non mi sottraggo. Ringrazio nuovamente Tiziana e Calibano e rispondo subito alle loro domande:
1. Con quale personaggio letterario intraprendereste una storia d’amore?
Come ho già scritto in un post su un argomento attinente, una donna letteraria che amerei sinceramente è Sonja di Delitto e castigo. Benché costretta a prostituirsi, mantiene una purezza d'animo meravigliosa.
2. Quale libro regalereste a una persona che non vi sta tanto simpatica?
Uno dei miei ovviamente :-D
3. Qual è il libro che consigliereste a un bambino?
Domanda difficile perché i miei libri preferiti hanno sempre contenuti inadatti ai bambini. Magari proporrei Storie naturali di Jules Renard, che per certi aspetti nasce dal tentativo dell'autore di vedere la campagna con gli occhi di un bambino.
4. Reinventa il finale di un libro famoso. Di quale cambieresti le vicende?
Se è un capolavoro non può essere modificato. Se è un libro mediocre non basta cambiare il finale ;-)
5. Ti spaventano i libri voluminosi?
Molto. Ne ho parecchi, disponibili nella mia biblioteca, che attendono solo di essere letti. Eppure sono fermi lì...
6. Qual è il tuo genere letterario preferito da leggere?
La narrativa tradizionale, soprattutto le narrazioni particolarmente introspettive e psicologiche.
7. Un libro strappato o un libro non tornato dopo in prestito. Quale situazione ti farebbe più male?
Sicuramente il libro non tornato. Comunque chiederei delucidazioni al colpevole. E se le reputassi insufficienti, emetterei la mia irrevocabile condanna: espulso per sempre dalla mia biblioteca.
8. Leggi ad alta voce o preferisci la lettura dentro di te?
Non leggo mai ad alta voce, anche perché la mia voce è orrenda.
9. Descrivi un luogo che ti è rimasto impresso in un romanzo. Anche non reale.
L'isola di Creta in Zorba il greco. Così piena di vita, di emozioni, di ferocia, di autentica passione. Non so quanto sia vera e quanto sia esagerazione letteraria, mi piace credere che sia stata davvero così come viene raccontata.
10. Scriveresti un libro erotico?
Perché no? Qualche idea mi gira in testa da tempo...
11. L’ultimo libro letto che hai sul comodino.
Sul comodino in questo momento ho - lettura in corso - La solitudine del satiro di Ennio Flaiano.
E ora è il mio turno per le domande... Beh, ormai sono talmente pigro e apatico che ripropongo quelle dell'ultima nomination alle quali non avevano risposto in molti visto che era il mese di luglio e parecchi bloggers erano già in ferie. Rinnovo l'invito: rispondete numerosi, anche solo come commento, oppure aprendo un post "da nominato" sul vostro blog:
-Qual è il fumettista che secondo te avrebbe potuto essere un ottimo pittore?
-E qual è il pittore che ti sarebbe piaciuto vedere all'opera come disegnatore di fumetti?
-Mettono all'asta un'opera del tuo artista preferito. Fino a quanto saresti disposto a spendere per comprarla?
-Hai mai provato a scrivere un'autobiografia?
-Qual è la cosa più adulta che hai fatto da bambino?
-E la cosa più infantile che hai fatto da "grande"?
-Il canale televisivo che sei contento che esista?
-Il social network nel quale più ti piace interagire con altri utenti?
-Parteciperesti a un talent show?
-Qual è la tua attrazione preferita nei parchi giochi?
-C'è qualcosa che, a tuo avviso, la maggior parte delle persone non riesce proprio a capire?

mercoledì 6 settembre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80

Mi concedo un ulteriore argomento per bloggare, un ambito sinora a malapena sfiorato: la musica.
Nel quotidiano è una forma d'arte (ma anche intrattenimento, certo) assai importante per me: l'ascolto di musica in sintonia coi miei mutevoli stati d'animo è una meravigliosa risorsa per bilanciare certi congeniti squilibri umorali.
Per tentare d'essere originale, nonché per conoscenza anagrafica diretta (con un pizzico d'inevitabile nostalgia) proporrò all'attenzione degli internauti canzoni meno note degli anni '80, decennio non proprio memorabile musicalmente, ma neppure totalmente privo di interesse.
E comincio citando un gruppo che forse non tutti ricordano: Siouxsie and the Banshees.


Formatisi a Londra alla fine degli anni '70 durante l'ondata punk (la cantante Susan Janet Ballion, in arte Siouxsie Sioux, e il bassista Steven Severin erano fans dei Sex Pistols e li seguivano ovunque) la band all'inizio apparteneva a quel genere. Successivamente però iniziò a sperimentare musiche più cupe, ritmi ossessivi e ipnotici, testi basati sul mistero e il torbido. Stavano creando un nuovo stile che poi verrà battezzato dark. Da notare che per alcuni mesi il chitarrista della band fu Robert Smith, il fondatore dei Cure, che poi diventeranno la band più iconica della dark music anni '80 e probabilmente anche quella con maggior successo commerciale.
La canzone dei Siouxsie and the Banshees che mi piace rammentare appartiene al loro terzo album, Kaleidoscope, registrato con una formazione rinnovata al 50% (nuovo batterista e nuovo chitarrista) e già intriso di atmosfere gotiche. Viene considerato infatti uno dei primi dischi prettamente dark (basti ascoltare le sonorità inquietanti di pezzi come "Tenant" o "Red light").
Ma la canzone in questione è piuttosto un alternative pop se mi consentite questa definizione. Concepita come primo singolo dell'album (con successo limitato: non riuscì neppure a entrare nella top ten delle vendite) "Happy house" è uno stupendo ricamo sonoro, un ordito formato dalla chitarra di John McGeoch, il basso di Steven Severin e la batteria di Peter "Budgie" Clarke, che mettono in musica una "casa felice" totalmente illusoria. Superba la voce di Siouxsie.
Il testo (lo riporto tradotto più in basso) esprime con humour acido il fastidio della cantante verso quelle famiglie da sitcom nelle quali tutti sembrano perfetti. Per lei, nata in un remoto sobborgo di Londra dove le ragazzine rischiavano di subire molestie sessuali in pieno giorno (e a lei capitò), cresciuta in una famiglia composta da un padre disoccupato e perennemente ubriaco, una madre stressata e anaffettiva e due fratelli anagraficamente troppo più grandi per poterci empatizzare, la cosiddetta "famiglia perfetta" doveva sembrare una presa in giro.
La canzone resta bella in senso atemporale a mio modesto avviso, quindi anche togliendola dal contesto degli anni '80 (proprio l'inizio peraltro: l'album uscì nel 1980). Il suo unico difetto è il video, girato con lo scopo di mettere in scena grottescamente la "casa felice" del titolo: lo scenario vorrebbe essere quello di una ridicola fiction/cartone animato (tipo quel che sarà qualche decennio dopo "Il fantastico mondo di Patti" per capirci ;-) ma il risultato appare simile a un cortometraggio amatoriale girato in modo dilettantesco... (Consiglio: la prima volta ascoltatela senza guardare il video, se vi incuriosisce guardatelo dopo).
Lasciando comunque da parte il corredo delle immagini, quel che conta è la musica, che io reputo priva di difetti. Potete ascoltarla tramite il citato video incorporato in fondo al post (fonte: il canale youtube di VEVO).

(Testo: Questa è la casa felice. Siamo felici qui, nella casa felice! Oh, è così divertente! Siamo venuti a giocare/suonare nella casa felice e sprecare una giornata nella casa felice. Qui non piove mai! Siamo venuti a urlare nella casa felice! Siamo dentro un sogno, nella casa felice! Siamo tutti pressoché in buona salute. Questa è la casa felice, siamo felici qui. C'è spazio per te se fai come noi, ma non dire di no o te ne dovrai andare. Non abbiamo fatto nulla di male indossando i nostri paraocchi, sei al sicuro e tranquillo se canti con noi. Questa è la casa felice. Siamo felici qui, nella casa felice! Per dimenticarci di noi stessi e fingere che tutto vada bene, che non ci sia l'inferno... 
Sto guardando attraverso la tua finestra...)

mercoledì 30 agosto 2017

Modalità acida "on"

(ennesimo post del genere "cazzeggio", più elegantemente etichettato col tag divertissment)

Sarà perché l'estate sta finendo, sarà pure perché sto diventando vecchio e lo sai che non mi va (qualora lo ritengano opportuno i Righeira possono querelarmi per plagio di testo canoro) fatto sta che mi scopro di giorno in giorno più acido. Penso che se in questo momento sputassi su una cartina al tornasole la farei diventare rosso fuoco.
Infatti vedrete che nei prossimi giorni mi capiterà, ogni tanto, di scrivere post imbevuti di detta acidità. Solo scriverli eh, mero frutto dell'immaginazione. Perché quando sono in uno stato simile evito di trasfonderlo in comportamenti concreti.
Per dire: non entro nelle librerie.
Avete idea di come si atteggerebbe uno scribacchino in modalità acida dentro una Mondadori o una Giunti?
Intanto avrebbe l'aria di uno che è entrato per disprezzare più che per comprare. Se ne uscirebbe con qualche commento tipo: "Le cornici e i poster non sono male, anche i dvd sono graziosi, peccato per tutta questa carta igienica sugli scaffali che rovina l'eleganza del locale..."
Darebbe un'occhiata al ripiano con la narrativa sempreverde, cercherebbe inutilmente il romanzo di un qualche scrittore estone o serbocroato che conosce solo lui, sbufferebbe con disdegno, poi darebbe un'occhiata obliqua al ripiano dei fumetti e resterebbe inorridito notando che un certo libro è stato trasposto in graphic novel. Inizierebbe a borbottare: "Ma quanto è raccomandato questo qui? Ha scritto un mattone inutile e gli hanno pure dato il premio Strega, o forse era il Campiello, boh, non ricordo, tanto sono come il festival di Sanremo, stessa credibilità; lo invitano a ogni evento letterario, gli fanno scrivere l'articolo di terza pagina sul giornale del suo editore, adesso pure la graphic novel? Quanti poveri alberi tagliati inutilmente!"
Poi darebbe una rapida occhiata allo scaffale dei romanzi storici, gli cadrebbero le braccia a terra per l'inaccuratezza dei dettagli storiografici riportati nelle sinossi e l'eccessiva spettacolarità delle copertine, si augurerebbe che per stamparli abbiano riciclato carta igienica usata (così anche i contenuti del libro erano già belli e pronti...) e infine verrebbe approcciato dalla commessa.
"Posso esserle d'aiuto per il libro che sta cercando?"
"Ah, ma sono libri!" le risponderebbe con un tono di voce sarcastico. "Però, glielo devo dire, non possono reggere il confronto col pellet: sono troppo più costosi. Se devo accendere la stufa non voglio mica spendere una fortuna".
Insomma, meglio evitare di rendersi così odioso.
... A voi capita mai di avere una giornata acida?

mercoledì 23 agosto 2017

A proposito della città in cui vivo... e dintorni

A pochi chilometri dalla mia città le strade si inerpicano. In soli venti minuti d'auto, attraverso una lunga serie di tornanti, dal mare si sale verso un paesino collinare dove da bambino trascorrevo due settimane durante l'estate, Tolfa. Ci torno sempre volentieri, anche se ormai è solo per la classica gita domenicale fuori porta.
Ovviamente il nuovo è arrivato anche lì e ci sono palazzi moderni e negozi con marchi noti, ma io preferisco il centro storico, quello in cui le case sembrano intagliate rozzamente nella pietra.


Alcune sono state abbandonate e la vegetazione se ne riappropria...


Dalla strada principale si diramano tante stradine coi gradini a sanpietrini, salite e discese non mancano mai.


La severità della pietra viene ingentilita curando dettagli come le finestre e i portoni, o lasciando davanti agli ingressi vasi di fiori...


Vicino alla chiesa di Sant'Egidio c'è un sentiero che si inerpica verso la sommità del colle. Bisogna percorrere una decina di "rampe" come questa...


... e si giunge al Santuario della Madonna della Rocca, che sembra emergere dalla pietra.


Le rovine dell'antica Rocca dei Frangipane, ancor più della chiesa, appaiono come una naturale prosecuzione della collina, quasi come se le avesse create la roccia stessa.



Dal belvedere si può abbracciare con lo sguardo il borgo, e sul versante opposto la vallata circostante.



Il panorama è un incentivo sufficiente per scarpinare sino alla Rocca, ma è possibile aggiungerne uno ulteriore concedendosi una buona cena come premio per la camminata compiuta. Tolfa ha una secolare tradizione contadina e nelle trattorie è possibile gustare piatti tipici per una località collinare: prosciutto e formaggio, fettuccine ai funghi o al ragù di... lumache (non fate quella faccia schifata, vi garantisco che sono ottime da mangiare) e un secondo a base di carne, magari un arrosto misto che metta insieme le braciole di maiale, il coniglio alla cacciatora, il galletto allo spiedo, le salsicce e l'abbacchio. Ecco, aggiungo un'ultima foto che rende meglio l'idea:


Visto? Quando i piatti sono così puliti evidentemente le pietanze erano troppo buone :-D

martedì 15 agosto 2017

Me.me. ferragostano

E così Glò del trio de La nostra libreria mi ha nominato per un me.me. partito dal blog Elisabetta grafica.
Nomina gradita (ringrazio Glò per avermi coinvolto) perché il ferragosto è una delle mie festività preferite. La considero la celebrazione dell'estate, che è la mia stagione prediletta, e l'ho quasi sempre trascorsa in vacanza.
Come il resto degli italiani insomma :-D
Vi sono tre "top" estivi personali da condividere con gli altri internauti. Questi sono i miei.
1-La canzone dell'estate
Per quanto mi riguarda sono convinto che la canzone dell'estate in generale e del ferragosto in particolare debba essere sicuramente un tormentone nazionalpopolare, uno di quelli che in altre circostanze odieresti. Ma quando è festa però...
Voglio dire: provate a girare la sera di ferragosto in una località vacanziera. Ogni hotel ha il suo piano bar, ci sono palchi allestiti dalla pro loco, un miscuglio di musiche echeggia nelle strade. Ovviamente non sentirete cantautori impegnati o musica classica, ma vi dirò di più: siete sicuri che li vorreste ascoltare?
Niente affatto! Persino un depresso cronico come il qui presente si sottrarrebbe. Magari mentre sto nella camera d'albergo posso anche godermi le mie canzoni angoscianti preferite come "Let's get this party started" dei Korn o "Mein teil" dei Rammstein o "Day of the Lord's" dei Joy Division (ecco, per dire, proprio stamattina ho riascoltato per l'ennesima volta l'intero leggendario album d'esordio della band di Manchester, la voce indimenticabile e disperata del compianto Ian Curtis). Ma ieri sera, tra i tavoli apparecchiati in mezzo alle strade e la gente che passeggiava allegra, le canzoni in filodiffusione dagli alberghi che venivano cantate di cuore da tutti, autentico patrimonio ferragostano, erano: "Che confusione, sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri e "Un'estate al mare" di Giuni Russo.
Ecco, come canzone estiva va bene una di queste. Ma solo fino a domattina, eh! Da quel momento in poi nessuno mi disturbi mentre ho le cuffiette alle orecchie, perché "Superunknown" dei Soundgarden non è un'album: è un rito sacro che non può essere interrotto.
2-La mia ricetta
Avremmo potuto stupirvi con fandonie speciali e millanterie ultravivaci, ma la sincerità mi impone di non inventare nulla.
Pertanto ecco la mia ricetta speciale per l'estate.
-munirsi di € 5
-entrare in un punto vendita Conad
-comprare questa delizia
-aprire una scatoletta (entrambe se avete molta fame)
-versare nel piatto o infilare il cucchiaio direttamente nella latta
-gustare
-ammettere a bassa voce che è più buono di quello di vostra moglie
;-P
-Il mio consiglio di lettura
Un romanzo che considero molto estivo per gli scenari (un'isola tropicale nel Giappone meridionale con le leggendarie seppure reali pescatrici di perle) è "La voce delle onde" di Yukio Mishima, dai contenuti sin troppo convenzionali per un autore in genere molto più anticonvenzionale e impegnativo. Però il talento narrativo resta invariato, e anche se la trama e il finale sono assai prevedibili, mi permetto di suggerirlo proprio per il suo giusto equilibrio fra leggerezza estiva e qualità letteraria.
I ringraziamenti li rinnovo volentieri. E per quanto riguarda la condivisione... Sì, dovrei nominare altri bloggers ma sono tutti fermi in questo periodo... Ergo: chi vuole partecipi, perché: chi vuol esser me.me. sia, del doman non v'é certezza :-D
Buon ferragosto a tutti!

giovedì 10 agosto 2017

A proposito della città in cui vivo - 2

Se cercate immagini di Civitavecchia in rete troverete sicuramente il Forte Michelangelo (che in realtà venne progettato dal Sangallo: non c'è alcun documento storico attestante che l'artista fiorentino abbia diretto i lavori. Esiste solo una tradizione locale tramandata di padre in figlio su questo argomento, tanto forte da aver appiccicato quel nome alla fortezza).
Troverete anche il Lungomare Thaon De Revel, il Pirgo, la Marina, tutti fotografati da gente assai più esperta di me. Se devo espormi con qualche visione personale della mia città, preferisco optare per scorci e dettagli meno googlabili.
Il mare è fondamentale, come in tutte le località portuali. Al centro della baia storica ci  sono i resti dell'antico lazzaretto dove venivano messi in quarantena gli equipaggi stranieri per appurare che non fossero portatori sani di malattie infettive. Altri tempi...


La Darsena Romana è riservata ai pescatori. I loro strumenti da lavoro sono ammassati ovunque...


Per passare dal porto alla città ci sono parecchi varchi. Uno dei più antichi, restaurato pochi anni fa, è Porta Livorno.


Nelle vicinanze del porto c'è la parte più antica del centro, o meglio quel poco che è stato restaurato. Questa è Via dell'Olmo.


C'è anche qualche sottoportico fra stradine strette...


Molte altre cose sono andate distrutte. In Terza Strada (che per la toponomastica moderna è diventata Via Trieste) c'è un angolo rimasto così come era dopo la guerra, trasformato in un "luogo della memoria"...


All'inizio della via c'è anche un pescatore alto una trentina di metri ;-)


Il effetti la pesca qui è sempre diffusa e il pesce - che ve lo dico a fare - gode di altissima considerazione culinaria. Purtroppo i prezzi sono sempre abbastanza cari. Invece ai tempi del papa re c'era un calmiere da rispettare e guai a chi trasgrediva...


Insomma, ho provato a raccontarvi un po' della mia città anche tramite immagini. Spero di esserci riuscito.

giovedì 3 agosto 2017

A proposito della città in cui vivo - 1

Di Civitavecchia non si può dire che sia bella. Ha un lungomare che durante l'estate fa la sua figura, ma resta una città anonima e provinciale. Purtroppo venne considerata un obiettivo strategico durante la Seconda Guerra Mondiale, cosicché inglesi e americani - più o meno come continuano a fare anche ai giorni nostri - ritennero opportuno bombardarla decine di volte senza fare distinzioni fra strutture militari e civili.
Il risultato furono alcune centinaia di vittime - compresi due miei bisnonni - e un deserto di macerie da ricostruire, operazione svolta negli anni '50 dando priorità alla funzionalità delle case abitabili piuttosto che al recupero dell'eleganza architettonica della vecchia città pontificia.
Visto che in questo periodo la blogosfera è in ferie, ne approfitto per una serie di post non attinenti alle questioni scribacchine e incentrati invece sulla città che ha l'alto disonore di avermi dato i natali. Magari a qualcuno potrà interessare ;-)
Cominciamo dal nome. Qual è la sua origine?
Il porto venne creato dall'imperatore Traiano agli inizi del II secolo d.c. per dare all'Urbe un'ulteriore via d'acqua, in aggiunta alla già satura Ostia. Il nome della città era allora Centumcellae, ovvero "cento celle" (nessuna attinenza col quartiere di Roma) forse indicante la quantità di spazi per l'approdo disponibili per le imbarcazioni.
Passata per due secoli sotto il dominio bizantino dopo le vicende della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, nel 728 divenne invece parte del "patrimonio di San Pietro" e quindi del futuro Stato Pontificio fino al 1870.
Ma con una interruzione... logistica.
Nell'anno 813 la città venne assaltata per la prima volta dai pirati arabi (i famigerati saraceni) che negli anni a seguire condussero un'attività predatoria con incursioni a base di saccheggi, violenze e imprigionamento di civili tratti in schiavitù. Il culmine giunse con lo sbarco dell'anno 828 che causò la prima distruzione della città (della seconda avvenuta undici secoli dopo ho già parlato sopra).
I superstiti abbandonarono la costa, ormai divenuta troppo pericolosa, e si ritirarono nell'entroterra. (Per inciso: è questo il motivo per cui non mi unisco ai tanti buonisti nostrani che si affannano a chiedere scusa agli arabi per le Crociate. Il giorno in cui qualche buonista arabo riterrà di dover chiedere scusa ai civitavecchiesi per quel ventennio di sangue, allora potrò prendere in considerazione l'ipotesi).
I profughi si adattarono a vivere in un nuovo centro abitato a circa quindici chilometri dal mare (ne esiste tuttora il sito archeologico) che pian piano prese forma grazie all'iniziativa del papa Leone IV. Il nome del borgo avrebbe dovuto essere Leopoli in onore del pontefice, ma divenne invece Cencelle (volgarizzazione in italico dell'antico epiteto latino).
Esiste una narrazione popolare locale secondo la quale, alcuni decenni dopo questi fatti, i discendenti degli sfollati si riunirono sotto una quercia per valutare la possibilità di tornare sulla costa, decisione che venne infine presa grazie alle convincenti argomentazioni del vecchio marinaio Leandro, cosicché le famiglie tornarono alla civita (città) vecchia sul mare, dandole appunto questo nome. Da ciò deriverebbe lo stemma araldico cittadino: una quercia con ai lati le lettere O e C, che significherebbero "ottimo consiglio".

La prosaica realtà è che furono quasi certamente le autorità pontificie a voler ricostruire l'antico porto nel secolo XI, utilissimo sul piano strategico, e a ripopolarlo facendovi affluire gente dall'entroterra. Mentre le lettere O e C si riferirebbero allo storico nome latino della città (ordo centumcellemsis). E il mitico marinaio Leandro sarebbe invece... l'albero dello stemma (non si tratterebbe di una quercia ma di un oleandro).
Insomma, lasciando da parte il confine fra storia e leggenda, di certo c'è soltanto il nome nuovo attribuito alla rinata città portuale: Civitavecchia.
E naturalmente nella toponomastica urbana resta memoria del passato: c'è via Traiana, piazza Leandra, piazza Imperatore Traiano, via Leone IV, via Leopoli.
Purtroppo c'è anche il Centro Polifunzionale "Il saraceno", geniale più o meno come se a Varsavia creassero il centro polifunzionale "Wehrmacht"...

giovedì 27 luglio 2017

La favola del post non scritto per mancanza di idee

C’era una volta un blogger a corto di idee che, dopo aver trascorso tanto tempo a pubblicare post, all’improvviso non sapeva più di cosa parlare.
La sua mamma gli disse: “Porta dei biscotti alla nonna e magari ti tornerà l’ispirazione, ma mentre passi per il bosco non fermarti a parlare col lupo cattivo! É molto infido e pericoloso!”
Il blogger si incamminò verso la casa di sua nonna e lungo il sentiero incontrò proprio il lupo. La mamma gli aveva proibito di rivolgergli la parola, ma il blogger era alla disperata ricerca di idee per un buon post, perciò gli venne in mente che avrebbe potuto scriverne uno proprio su quella bestia, qualcosa tipo: “Lui mi inseguiva feroce e rabbioso, ma io sono riuscito a sfuggire alle sue avide grinfie... etc. etc.”.
Però la bestia non era affatto feroce. Anzi, si presentò educatamente e invitò il blogger al bar a prendere un caffè insieme.
Dopo qualche minuto era sorta una bella confidenza. Il blogger aprì il proprio cuore e spiegò al lupo che era assai crucciato per l’incapacità di trovare uno spunto interessante per il post settimanale del suo blog.
“Posso darti qualche suggerimento”, spiegò la belva mentre continuava a sorseggiare caffè. “Per creare interesse non c’è niente di meglio del sesso: ti inventi una storia erotica da paura che ti sarebbe capitata nel fine settimana, piazzi un bel titolo click-baiting e magari ci metti pure un'immagine di repertorio con una signorina mezza nuda. Vedrai che raddoppi i contatti! Oppure”, continuò il lupo con lo sguardo ammiccante “visto che anch'io ho un blog, possiamo simulare una bella polemica a distanza: tu mi accusi di aver plagiato un tuo racconto e io ti rispondo per le rime; andiamo avanti per qualche giorno finché io annuncio che modificherò la storia che ho scritto pur di non sentire più le tue lamentele e tu a tua volta annunci che ritiri la querela che in effetti non avevi neppure sporto. Effetto pubblicità garantito per entrambi!”
Il blogger cominciò a capire perché la mamma si era raccomandata di non dare confidenza al lupo. Fedele alla sua nomina di bravo ragazzo, rispose che lui aveva dei principi morali in cui credeva profondamente e non avrebbe mai potuto ricorrere a quei suggerimenti perché erano eticamente disonesti.
Il lupo commentò: “Sei proprio un coglione e rimarrai per sempre un perdente!”
Il blogger uscì dal bar e portò i biscotti a sua nonna compiendo il proprio dovere.
Quella sera però dovette ammettere che il lupo aveva ragione, perché in effetti il giorno seguente non sapeva proprio cosa scrivere. Alla fine non trovò niente di meglio da fare che dire la verità, così il giorno 27 luglio 2017 pubblicò il seguente messaggio:
Mi spiace ma non ho nessuna cosa interessante da dire.


(n.b.: questo post fa parte del progetto "riciclaggio di vecchi post scritti quando praticamente nessuno degli attuali lettori seguiva questo blog" ;-)

giovedì 20 luglio 2017

Vai col Liebster!

E così sono stato insignito del Liebster Award da Ivano.
Insomma, ho appena confessato i dettagli principali della mia vita e già devo fracassarvi i maroni con nuove sconvolgenti rivelazioni...
Ma andiamo con ordine.
Le regole le conoscete, no? Quando si riceve il Liebster bisogna:
- ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti rivolge;
- premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che siano degni di nota
- comunicare la premiazione ai destinatari.
- proporre altre undici domande.
Ora, giacché siamo in periodo estivo e molti blog sono chiusi per ferie, considerato anche che c'è chi non ama partecipare a questi me.me., essendo evidente che tutta questa premessa la sto imbastendo solo perché sono troppo pigro per partecipare in modo decente ;-) invito a partecipare chiunque voglia farlo, purché non abbia superato il tetto dei duecento followers. Anzi, può partecipare pure chi lo ha superato :-D
E ora rispondo alle domande di Ivano:

1. Da quale pittore o scultore ti piacerebbe farti immortalare in un ritratto? (vale anche citare un artista del passato).
A me sarebbe piaciuto - se fossi vissuto un bel po' di decenni fa - essere dipinto da Giovanni Boldini, uno dei pochi artisti italiani capaci, con le sue pennellate, di infondere realmente la vita nella tela e mettere a nudo l'anima della persona ritratta.

2. La tragedia occupa da secoli un posto più alto rispetto alla commedia nella considerazione degli uomini considerati di cultura. Questo vale per il teatro greco e elisabettiano come per il cinema. Si può quindi dire, parafrasando Kundera, che più qualcosa è pesante più è intellettualmente comodo da portare in giro?
Se prendi spunto dal grande romanziere ceco è difficile darti torto ;-) Direi che ciò che è tragico rende più eroica la sofferenza che talvolta la vita riserva, un effetto che per la commedia è assai più difficile da raggiungere.

3. Woody Allen dice, in un celebre momento del suo film Manhattan: 
Cosa rende la vita degna di essere vissuta?... Per me, Groucho Marx, per dirne una... e Willie Mays… il secondo movimento della sinfonia Jupiter [la quarantunesima e ultima di Mozart]... l’incisione discografica di Potatohead Blues di Louis Armstrong... i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra... le incredibili mele e pere di Cézanne... i granchi serviti nella catena di ristoranti Sam Woo... 
Ti invito a sostituire nomi e opere a piacere e creare, sulla base di questo, il tuo personale elenco di cosa rende la vita degna di essere vissuta (può essere anche più breve o più lungo di così).
La musica rock (io amo in particolare l'ormai vecchio grunge e l'alternative), le stampe shin-hanga dell'era Taisho, il design chiamato dai nostri bisnonni "stile liberty", le chiese rinascimentali e barocche di Roma, i quadri dei preraffaelliti, le poesie dei cosiddetti crepuscolari, gli arrosticini abruzzesi....

4. Quale fiaba associate più di tutte le altre alla vostra infanzia?
Quella di Cenerentola, non tanto per il film Disney quanto per tutte le volte che mia madre me la ha raccontata quando ero molto piccolo.

5. Un mostro sacro della letteratura, uno dell’arte e uno del cinema, anche se già passati a miglior vita, che secondo te avrebbero reso un servizio più utile a zappare la terra…
So già che molti storceranno il naso, ma dico Eco, Picasso e Sorrentino.

6. Dì solo
no ai Valori della Famiglia

Un giorno che
vai per strada
e vedi un carro funebre
con una bara,
seguita da un’auto piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno è favorevole
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e lo sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
può essere un cattivo segno.

Dì solo no
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il lavoro quotidiano

Questo è l’inizio di una lunga poesia di John Giorno, da lui composta il giorno della morte di William S. Burroughs. Gliela sentii recitare (in italiano) molti anni fa, a un reading di poesia beat. Sei d'accordo con lui o no? Viva o abbasso i valori tradizionali?
Io sono più per il "viva", quantunque l'argomento meriterebbe maggiori precisazioni che non possono essere racchiuse in poche righe. 
Nel caso della poesia che citi si fa riferimento ai "valori della famiglia". Se l'autore intende l'amore filiale, il rispetto per i genitori e la solidarietà coi propri parenti, beh, sono valori che a me piacciono.
Se poi lui magari è vissuto in una famiglia in cui, che so, suo padre tradiva la moglie che avrebbe voluto divorziare ma è stata costretta a mantenere il legame coniugale per salvare le apparenze, il figlio era costretto a vestirsi come gli dicevano a casa e ha dovuto frequentare una scuola che gli è stata imposta dall'autorità genitoriale, beh, cosa posso dire? Solo che io ho avuto la fortuna di crescere con genitori che a ottant'anni vanno ancora in giro tenendosi a braccetto come due fidanzatini e che quando a tredici anni ho smesso di andare in chiesa si sono dichiarati dispiaciuti ma non mi hanno minimamente forzato a cambiare idea.

7. Ti sentiresti più a tuo agio ad abitare una casa progettata da Antoni Gaudì o una progettata da Frank Lloyd Wright?
Gaudì tutta la vita. La sua architettura può aggiungersi all'elenco della risposta alla domanda n. 3

8. Disponi nell’ordine dal preferito al meno preferito i seguenti generi letterari, da me elencati in ordine alfabetico: Erotico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Horror, Noir, Rosa, Storico, Western.
Storico, Noir, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Rosa, Horror, Western, Erotico.

9. Qual è il tuo rapporto con i moderni blockbuster cinematografici?
A volte li vado a vedere e non parto con un atteggiamento preconcetto, sebbene in molti casi risultino davvero troppo prevedibili in ogni singola scena.

10. Metti di trovarti a partecipare a una serata di visioni obbligate ma a maggioranza democratica tra amici, voti per un classico Disney o per un anime giapponese?
Possono piacermi entrambi. Perciò seguirei l'umore: se sono in una fase di giovialità scelgo la Disney, se prevale l'inquietudine voto per l'anime (purché non sia un majokko!)

11. Bevi acqua contaminata e all'improvviso ti salta in testa l'idea di fare il cosplayer (si scherza, eh?). Quale personaggio dei fumetti e/o dei cartoni animati scegli di omaggiare?
In realtà avrei potuto farlo lo scorso anno: mi stavo attrezzando per crearmi un travestimento da Hellboy ma per varie ragioni è saltato tutto. Forse ci riproverò, chissà...

E infine ecco le mie domande alle quali dovrà rispondere chiunque intenda liebstersizzarsi dopo aver letto questo post ;-)

-Qual è il fumettista che secondo te avrebbe potuto essere un ottimo pittore?
-E qual è il pittore che ti sarebbe piaciuto vedere all'opera come disegnatore di fumetti?
-Mettono all'asta un'opera del tuo artista preferito. Fino a quanto saresti disposto a spendere per comprarla?
-Hai mai provato a scrivere un'autobiografia?
-Qual è la cosa più adulta che hai fatto da bambino?
-E la cosa più infantile che hai fatto da "grande"?
-Il canale televisivo che sei contento che esista?
-Il social network nel quale più ti piace interagire con altri utenti?
-Parteciperesti a un talent show?
-Qual è la tua attrazione preferita nei parchi giochi?
-C'è qualcosa che, a tuo avviso, la maggior parte delle persone non riesce proprio a capire?

EDIT: Anche Cristina mi ha nominato. Le risposte alle sue domande sono nei commenti al suo post :-)

giovedì 13 luglio 2017

Un fatto per ogni anno della mia vita (seconda parte)

(segue dal post precedente; abbiate pazienza ma sono un vecchiaccio e il giorno del compleanno soffio parecchie candeline, anche scegliendo un solo fatto all'anno la lista è bella lunga...)

1994 - Durante una lezione una studentessa si gira per chiedermi un'informazione. Il mio primissimo pensiero è: "Quanto è bella, non potrei mai sperare di uscire con lei". Dopo pochi mesi iniziamo a uscire insieme e poi ci fidanziamo.
1995 - Ottengo la laurea ma finisce la storia d'amore con la ragazza.
Prima che finisca l'estate vado a Roma per ritirare dei documenti all'università, consapevole che stavolta non c'è lei ad aspettarmi... Durante il viaggio in treno comincio a sentirmi male, il primo crollo nervoso di una lunga serie.
1996 - Se potessi lo cancellerei.
1997 - Trovo il mio primo impiego a tempo determinato, un lavoro operativo nel porto con orari lunghissimi (sabati e domeniche compresi). Il giorno della cresima della nipote nata mentre ero in Inghilterra non posso andare né alla cerimonia né al pranzo.
1998 - Tra un co.co.co. che finisce a maggio e un altro che inizia a ottobre, trascorro la mia ultima estate completamente libera da ogni impegno lavorativo e vado ogni giorno al mare, talvolta col ragazzo conosciuto in palestra e altre volte con un variegato gruppo di quasi coetanei. Le serate le passiamo tra i pub e i luoghi dello "struscio" (*) lungo il litorale, rientrando a casa sempre tardissimo.
(*) lo struscio è la passeggiata in un punto di ritrovo in cui tutti vanno perché c'è vita, movimento, gente da incontrare.
1999 - Causando stupore generalizzato decido di sposarmi con una ragazza con cui esco da poco tempo. Ricevo molte profezie catastrofiche, sicuramente non siamo una coppia ben assortita, ma il matrimonio si fa e la cerimonia e la cena hanno un'ottima riuscita (per la cronaca: a oggi siamo ancora sposati).
2000 - Tanti ricordi belli, sceglierne solo uno sarebbe limitativo.
2001 - Io e mia moglie trascorriamo una giornata indimenticabile navigando in battello lungo il Brenta e visitando alcune storiche ville venete.
2002 - Trattato come uno schiavo nella ditta dove presto servizio da circa tre anni, un giorno in cui provo a spiegare quanto sia difficile lavorare a certi ritmi ricevo una risposta da denuncia penale. Purtroppo lo stipendio a fine mese mi serve...
2003 - A marzo mia madre ha un infarto. Trascorro le 48 ore successive in uno stato di tensione enorme, per fortuna il decorso si risolverà positivamente.
2004 - Divento padre. La principessina esordisce imitandomi (nasce con trenta giorni di anticipo, dieci in più rispetto al suo papà) e a me basta guardarla un istante prima che l'infermiera la metta nell'incubatrice per capire che da parte mia ci sarà solo amore incondizionato.
2005 - Il 30 agosto mi prendo una soddisfazione gigantesca consegnando una lettera agli schiavisti con la quale presento le mie irrevocabili dimissioni con decorrenza immediata. Inizio a lavorare in una ditta gestita da un imprenditore che tratta bene i suoi dipendenti.
2006 - Per la prima volta posso comprarmi un'automobile a spese mie, senza l'aiuto economico di mio padre. Trattasi di una Honda Jazz che ad oggi continua a fare egregiamente il suo dovere, pur con qualche ammaccatura qua e là, come ben dimostrerà nel 2016...
2007 - Trascorro una bellissima settimana a Montecatini che da quel momento diventa il mio buen retiro preferito.
2008 - Sin dal giorno della sua nascita passo tantissimo tempo con mia figlia. Per divertirla un giorno utilizzo tre marionette dando a ognuna una voce diversa e facendole dialogare con lei. Nei mesi successivi mi chiederà di ripetere questo gioco per un'infinità di volte.
2009 - Nel mese di giugno apro questo blog.
2010 - Nel corso di una giornata festiva in cui mi sento come sospeso tra il mondo reale e la mia immaginazione, inizio a scrivere a ruota libera e con un trasporto emotivo febbrile, quasi allucinato, una storia che fingo essere opera di uno scrittore giapponese vissuto a cavallo fra XIX e XX secolo.
2011 - Dopo aver fatto ricorso a varie piattaforme per l'autopubblicazione, il 2 marzo decido di provare anche con amazon. Si rivelerà una scelta azzeccata.
2012 - Il 10 febbraio nevica copiosamente. É un fenomeno meteorologico rarissimo nella mia città, viviamo una giornata speciale vedendo l'insolito manto bianco che dona un'aria irreale a ogni via.
2013 - Due lutti gravi in famiglia subito a inizio anno e poco dopo mia madre ha nuovamente problemi cardiovascolari. Io e mio padre passiamo una nottata interminabile nella sala d'attesa dell'ospedale in cui è ricoverata sperando che il famoso adagio del "non c'è due senza tre" stavolta si sbagli. (Lei continuerà ad avere qualche fastidio con conseguenti ricoveri ospedalieri e la cosa proseguirà anche negli anni successivi, ma ringraziando Dio a oggi posso ancora contare sui miei genitori).
2014 - La crisi economica ha colpito già da alcuni anni la ditta in cui lavoro da quando ho mollato gli schiavisti. Una mattina vengo informato che è arrivato anche il mio turno: dovrò stare in cassa integrazione per molti mesi. Faccio del mio meglio per tranquillizzare i miei famigliari e mostrarmi sereno e fiducioso per il futuro, ma dentro di me non lo sono mica tanto.
2015 - Per la prima volta in vita mia vado al Lucca Comics e trascorro una giornata straordinaria.
2016 - Per non fare tardi a un evento al quale tengo in modo particolare guido per due ore e mezza a 180 km/h in autostrada, con qualche frenata brusca all'altezza degli autovelox e acceleratore a tavoletta non appena li ho superati. Riesco nell'ordine a:
-arrivare in orario :-)
-non prendere nessuna multa :-)
-far venire la nausea a mia figlia :-\
-a distanza di un'ora rendermi conto di quanto sia stato incosciente :-(

Per quanto riguarda il 2017 preferisco attendere che sia finito prima di scegliere l'evento da tramandare ;-)

lunedì 10 luglio 2017

Un fatto per ogni anno della mia vita (prima parte)

L'idea è partita da Marco Lazzara estendendosi poi ad altri bloggers, tutti più giovani di me e quindi con la memoria ancora fresca sui fatti salienti della loro vita.
Io ormai sono abbastanza rincoglionito, i due neuroni funzionanti danno segni di cedimento e scovare 46 eventi significativi riguardanti la mia piatta e inutile vita è quasi una sfida impossibile. Però ci provo ugualmente ;-)

1970 - Nasco con venti giorni di anticipo, una fretta decisamente inspiegabile considerati i pessimi risultati che seguiranno nel quasi mezzo secolo che segue.
1971 - Mia sorella mi attacca il morbillo. Da quanto mi è stato riferito ho rischiato seriamente di interrompere prematuramente la mia esperienza in questo mondo.
1972 - Imparo a parlare ma non faccio grande uso della comunicazione verbale, un'abitudine che ho mantenuto.
1973 - Il mio primo ricordo nitido: mio padre mi porta a far visita alla mamma in un luogo tutto bianco dove lei sta seduta su un lettino. É chiaramente stanca ma mi sorride felice (scoprirò anni dopo che si trattava di una clinica dove aveva subito un piccolo intervento di routine).
1974 - Mi portano all'asilo ma io rifiuto di rimanerci (la mia sociopatia si manifesta subito).
1975 - La colonna sonora di "Profondo rosso" ascoltata alla radio mi piace talmente tanto che chiedo ai miei genitori di comprarmi il 45 giri con la celebre musica dei Goblin (è opportuno specificare che il film non lo avevo visto).
1976 - Inizio la scuola con parecchio timore, ma all'atto pratico ottengo subito buoni risultati.
1977 - Dopo aver seguito in televisione la palpitante finale di ritorno di Coppa Uefa divento definitivamente tifoso della Juventus.
1978 - Imparo a dattilografare con una vecchia Olivetti di mio padre. Col suo permesso la uso per scrivere storie di guerre e conquiste ambientate in un continente immaginario. Mi premuro anche di creare delle "schede" con le caratteristiche dei popoli e delle nazioni, nonché i profili biografici di re e condottieri.
1979 - La maestra sceglie me per rappresentare la classe in un'iniziativa del comune: alcuni bimbi delle elementari dipingeranno il muro di un parco cittadino con murales creati dalla loro fantasia. Mi sento onorato e provo una grande soddisfazione quando vedo il mio lavoro ultimato. (Una decina di anni dopo il muro in questione verrà imbiancato, come a voler dire: sic transit gloria mundi).
1980 - Durante le vacanze estive in campagna accendo la televisione per guardare i cartoni animati, ma ci sono i signori del telegiornale anche se non è il loro orario. Dicono che c'è stato un attentato a Bologna in cui hanno perso la vita almeno sessanta persone. Lo riferisco subito a mia madre che terrorizzata balbetta: "Avrai capito male, non possono esserci stati sessanta morti..." Purtroppo saranno persino di più.
1981 - Due compagni di classe coi quali esco hanno l'abitudine di "taccheggiare" un grande magazzino, più che altro come prova di coraggio visto che prendono solo oggettini di poco valore. Mi invitano a fare altrettanto per dimostrare che non ho paura (per fortuna non ci beccheranno mai, e d'altronde infrangerò ancora la legge anche in futuro, ad esempio nel 2016...)
1982 - L'Italia partecipa ai mondiali di calcio in Spagna e li vince. Per motivi anagrafici vivo l'evento con un'intensità emotiva enorme, partita dopo partita.
1983 - Durante le vacanze estive abbiamo un grave incidente d'auto: mia madre rischia la vita e resta ricoverata in ospedale per parecchi giorni, io me la cavo con qualche punto. Non scorderò mai il boato dell'impatto, la sensazione d'essere avvolto da un'ondata di calore, lo spostamento d'aria che in realtà era un camioncino penetrato dentro la fiancata sinistra della Ritmo di mio padre.
1984 - Muore mio zio, per me praticamente un nonno visto che quelli di sangue non li ho mai conosciuti. Sono molto legato a lui e non riesco a crederci. Ancora oggi quasi mi aspetto di incontrarlo quando passo vicino a casa sua.
1985 - La finale di Coppa Campioni che avevo atteso con tanta impazienza si trasforma in una mattanza. Ma la cosa che mi farà più male sarà, nei giorni seguenti, leggere scritte sui muri e sentire discorsi di signori adulti che esprimono noncuranza, disprezzo o irrisione per i "giuventini di merda" che sono "crepati" allo stadio Heysel.
1986 - Dei compagni di classe che credevo amici mi "pugnalano alle spalle" in modo inequivocabile nel corso di una festa. La situazione si deteriora ulteriormente col passare dei mesi e la mia già scarsa fiducia verso la "massa" decade del tutto.
1987 - I miei genitori mi concedono - ma solo dopo lunghe suppliche - la mia prima vacanza da solo, una vacanza-studio in Inghilterra. Pochi giorni prima di ripartire telefono a casa tramite un centralino (i cellulari ancora non esistevano) e vengo informato che mia sorella ha partorito la sua prima figlia. Sono appena diventato zio e percepisco lo scorrere del tempo.
1988 - Il 16 giugno insieme a sorella, cognato e altri parenti "under 23" vado al concerto di Bruce Springsteen allo stadio Flaminio.
1989 - Mi iscrivo a Lingue e Letterature Straniere a Roma. Inizio a frequentare i corsi e a leggere i testi d'esame, ma leggo anche romanzi e saggi non attinenti agli studi universitari. La passione per i libri diventa parte integrante della mia vita.
1990 - Durante le ore di "buco" fra una lezione e l'altra inizio a esplorare Roma. Un giorno arrivo casualmente in un vicolo che sbuca nella piazzetta con la Fontana di Trevi. (Questa scoperta dell'Urbe passo dopo passo mi entusiasma, ancora oggi ho l'abitudine di visitare i luoghi percorrendoli a piedi e perdendomi volontariamente fra le vie).
1991 - Un ragazzo che si allena nella stessa palestra in cui io vado da anni è interessato allo studio delle lingue straniere e mi fa tante domande sul corso di laurea che frequento. In estate io vado in Inghilterra e lui mi chiede se può venire con me. É l'inizio di un'amicizia che dura ancora oggi (proprio lo scorso anno sono stato invitato al pranzo per la comunione di sua figlia).
1992 - A Roma vado nei negozi specializzati in alimentari d'importazione e compro regolarmente tè verde cinese quando ancora è quasi sconosciuto in Italia.
1993 - Ho scoperto già da alcuni anni di avere un raro problema osseo al ginocchio sinistro, talmente raro da farmi scartare per "ridotta abilità militare" alla visita di leva. Nell'estate del 1993 decido di curarlo sottoponendomi a un intervento chirurgico che viene eseguito in anestesia completa (a quei tempi si usava molto più spesso di quanto non accada ai giorni attuali).

(continua fra tre giorni...)

lunedì 3 luglio 2017

Tra laghi e nuvole

Un brevissimo post scritto solo per documentare - indegnamente - alcune delle cose belle che ho ammirato nella settimana appena trascorsa andando in giro fra lago di Garda e lago d'Iseo.
Intanto le vedute sono sempre gradevoli e rilassanti


In genere ricorro al photo editing per ritoccare i miei scatti, ma per molti di quelli fatti tra Sirmione, Iseo, Lovere, Malcesine e i tanti altri paesini lungo le sponde dei due laghi non è servito: troppo bello il paesaggio per necessitare di modifiche.


Gli uccelli lacustri sono le vere star dei due laghi. Non hanno alcuna paura e si avvicinano ai turisti. Se uno tende l'orecchio ha persino l'impressione di udire la mamma che starnazza ai suoi cuccioli: "Degli umani! Presto, avviciniamoci, così ci scattano un po' di foto! Siate teneri e coccolosi così ci danno pure qualcosa da mangiare!"
Io preferisco non dargliene poiché so che pane e pizza gli fanno male ed è meglio che si nutrano di erbe lacustri (quantunque potrei quasi giurare di aver sentito uno degli implumi che sbuffava una cosa tipo: "Mamma, questo è un tirchione! Andiamo a posare per umani più generosi!")


Sono stato anche in cima al monte Baldo, a circa 1750 metri di altezza. I temerari ascendono alla cima percorrendo sentieri di terra battuta in mezzo ai boschi, ma io ho voluto essere ancora più ardimentoso e ci sono andato con la funivia. Oh, ci vuole coraggio a salire su quella cabina sospesa nel vuoto, eh! E se per caso cadesse? ;-P


La natura ha fatto il suo, ma anche l'uomo ha saputo abbellire i luoghi. Le chiese sono meravigliose. Paradossalmente più i paesi sono piccoli, più le chiese sono sfarzose all'interno, con decori, affreschi, marmi e dorature.


Anche le case private sono spesso graziose: si va da quelle con le pareti dipinte con effetti trompe l'oeuil ai palazzi in stile classico veneto (soprattutto sulla sponda gardesana orientale ovviamente) sino a villini di epoca più recente in stile liberty.




Insomma, le mie ferie per ora sono finite, ma ho l'impressione che per ferragosto la ditta resterà chiusa qualche giorno e magari avrò modo di... scattare altre foto ;-)

lunedì 26 giugno 2017

Se non piaci al blogger

I blog sono spazi aperti a tutti gli internauti dove in genere si può interagire con chi lo gestisce. Spesso i commentatori sono altri blogger, coi quali si instaura talvolta un rapporto di amicizia virtuale da cui possono anche derivare iniziative comuni, collaborazioni, scambi di messaggi privati, persino incontri dal vivo per conoscersi di persona.
Naturalmente può capitare il contrario. Nel corso dei miei otto anni di blogging ho sperimentato tre esperienze di questo genere.
Nel primo caso si trattava di un collega scribacchino con il quale mi sarebbe piaciuto entrare in maggiore confidenza, ma evidentemente io non gli piacevo proprio e me lo suggeriva in modo concreto. Lui aveva l'abitudine di rispondere a tutti i commenti che riceveva sul suo blog. Solo i miei venivano sistematicamente ignorati. Ho capito che era il caso di lasciar stare e ho abbandonato i miei propositi di frequentazione.
Il secondo caso, assai più doloroso per me, ha riguardato un blogger col quale avevo inizialmente un ottimo rapporto, fino al momento in cui lui ha smesso di commentare il mio blog. Io continuavo a visitare il suo, ma lui evitava di rispondere ai commenti (solo ai miei anche in questo caso). Il messaggio subliminale era sin troppo chiaro.
Nel terzo e ultimo caso il mio commento è stato addirittura cancellato, e posso garantirvi che si trattava di un commento attinente al post, niente parole sgarbate o contenuti che potessero in qualche modo essere equivocati.
Insomma, il blogger può decidere che gli stai antipatico ed escluderti dal suo spazio virtuale.
Soprattutto nel secondo caso mi sono chiesto "perché?" ma d'altronde il potere dell'empatia è tale da non necessitare di ulteriori motivazioni. Se viene meno, tutto il resta non conta più.
D'altra parte io pure ammetto di frequentare con maggiore interesse Tizio piuttosto che Caio. Ma al tempo stesso posso garantirvi che un commento educato e attinente al post, provenisse pure da un internauta che non mi sta simpatico, qui riceverà sempre la sua attenzione e relativa risposta.

lunedì 19 giugno 2017

Quando si scrive in segreto

Ho già spiegato più volte che ho deciso di mettermi in gioco tramite ebook gratuiti o autopubblicati (malgrado il mancato placet degli editori) poiché sono convinto che quando si scrive narrativa ci si rivolge implicitamente a un ipotetico lettore, quindi tenere tutto chiuso in un cassetto non ha senso. É un tipo di scrittura che nasce con lo scopo di essere letta, non occultata.
Però esiste un altro genere di scrittura che, al contrario, viene rigorosamente tenuta nascosta.
I cosiddetti diari segreti, ma anche certi sfoghi e confessioni che anziché restare confinati nella mente vengono scritti al volo su un fogliaccio o su un file del pc (talvolta solo per sparire subito dopo con un clic sul tasto canc oppure come combustibile per il fuoco del caminetto) prendono vita con lo scopo opposto, che è abbastanza contraddittorio: dare forma visibile a ciò che non deve essere mostrato agli altri.
Si tratta di pagine da elaborare e, talvolta, rileggere per una sorta di necessità personale che può assumere varie forme: autoanalisi, "vendetta", ricordo privato.
Qual è il senso di una scrittura di questo genere? Se si tratta di cose che nessuno oltre l'autore deve leggere, perché dargli una forma fisica che le espone al rischio delle sbirciate altrui?
Ovviamente una prima facile risposta è che: beh, col tempo i ricordi si cancellano, le sensazioni si affievoliscono. Raccontare (o meglio: raccontarsi) a caldo quel che si è provato per eventi appena vissuti che hanno lasciato un'emozione intensa e trascriverlo a futura memoria personale è un metodo per impedire che il grigiore del tempo ne sbiadisca l'intensità.
Io penso che sia anche una necessità quasi fisiologica: credo che mettere per iscritto certe esperienze sia un modo per esorcizzarle, per espellerle dalla mente come se fossero una tossina che, una volta messa nero su bianco, fa meno male (o più bene) all'anima.
Voi che ne pensate? Avete mai scritto cose "segrete" a esclusivo uso personale?

lunedì 12 giugno 2017

Ottavo anno di blogging

Nonostante la crisi del settimo anno e la conseguente pausa di quattro mesi che ne è seguita, sono ancora in pista e festeggio otto anni di blogging.
Lo ammetto, punto al premio "highlander" riservato ai blogger più longevi ;-)
O, più banalmente, la mia grafomania è inarrestabile e questo spazio virtuale costituisce un'ottima arena per metterla in azione.
Cosa posso dire come discorso solenne per l'anniversario del blog?
Intanto mi sono riletto tutti i post dei precedenti anniversari.per rendermi conto che già il quarto anno mi sentivo "a corto di idee" e che il sesto anno è stato il peggiore a causa di situazioni legate alla mia vita privata.
Nel complesso il miglior post di anniversario è quello del quinto anno, forse avrei dovuto fare copia/incolla, cambiare tutti i 5 in 7 e sperare che nessuno si accorgesse di nulla, chissà ;-)
Riguardo i progetti in corso, ammetto che per ora sto tirando i remi in barca. Sinora ho auto-pubblicato 17 ebook (3 sono stati temporaneamente ritirati per essere sottoposti a revisione) e quindi mi sento non dico appagato ma quanto meno con la coscienza a posto. Non implica un ragionamento del tipo "ok, ho scritto abbastanza, posso mollare" però significa che ho già detto molto di quel che avevo dentro.
Peraltro l'estate è in arrivo, il rito nazionalpopolare del paese che calza i ciabattoni e si ferma - letteralmente, anche se da qualche anno l'Italia mi sembra abbastanza immobile pure in pieno inverno - è in arrivo.
Dopo quasi mezzo secolo di appartenenza alla società italica sto infine assorbendone gli usi e i costumi malgrado il mio ostinato isolamento, perciò i mesi che seguiranno diventano i meno adatti per iniziare nuovi progetti.
Il blog vivacchierà sicuramente sino a ottobre (quindi resta attivo ma non aspettatevi post impegnativi) e chi vivrà vedrà.
Le stagioni non sono più quelle di una volta e si stava meglio quando si stava peggio (insomma, sto invecchiando ;-)

martedì 6 giugno 2017

Le soddisfazioni dello scribacchino

Qualche tempo fa Roberto Bonfanti ha pubblicato un articolo su libricity dal titolo emblematico: "Essere uno scrittore di (in)successo e vivere felice".
Vi invito a leggerlo perché ne condivido in pieno lo spirito e Roberto esprime il concetto assai meglio di quanto saprei fare io.
Noterete che ho commentato l'articolo in questione. Preciso anzi, come ho già fatto in altra sede, che nel mio caso non posso affermare di vivere felice, però nella mia infelicità la scrittura non c'entra nulla. Tutt'altro: una delle cose positive della mia vita sono proprio i momenti in cui mi siedo davanti al pc (molti anni usavo la macchina da scrivere o addirittura carta e penna) e provo a trasformare in un testo scritto la massa informe di sensazioni e pensieri che mi premono dentro la testa. L'atto di scrivere è straordinariamente terapeutico per me, come d'altronde credo che sia per chiunque altro abbia la stessa intima necessità di dare forma scritta alla propria creatività.
E quando si scrive un testo lo scopo è che qualcuno lo legga. Tenerlo chiuso in un cassetto è come avere una macchina e lasciarla per sempre dentro un garage.
Non so se avete mai letto le citazioni condivisibili nella barra laterale destra, quello che esprimono lo spirito di questo blog. Una è di Milan Kundera:
Vivant Denon non ha mai reclamato la proprietà artistica del racconto [Senza domani]. Non che rifiutasse la gloria: è che all'epoca essa aveva tutt'altro significato. Il pubblico che lo interessava, e che voleva sedurre, non era affatto, a mio avviso, la massa di sconosciuti ai quali anela di piacere l'odierno scrittore, bensì il piccolo gruppo di quelli che poteva conoscere e stimare personalmente. Il piacere procuratogli dal plauso dei suoi lettori non deve essere stato molto diverso da quello che provava di fronte ai pochi ascoltatori raccolti attorno a lui in uno dei salotti nei quali brillava.
Ecco, non soltanto scrivere, ma anche essere letto e apprezzato regala soddisfazione indipendentemente dai numeri. Quando mi capita di leggere un post come questo di Pat mi sento francamente gratificato.
Con l'occasione ringrazio tutti quanti coloro hanno apprezzato la mia scrittura e magari hanno anche lasciato commenti ugualmente piacevoli su amazon o su altri siti web. I primi tempi aprivo dei post appositi per segnalare le recensioni ricevute, poi ho smesso perché non volevo sembrare troppo autocelebrativo, comunque garantisco che li apprezzo davvero tanto. Oggi faccio un'eccezione perché le parole di Pat vanno al di là della recensione e ci tengo a ringraziarla pubblicamente.
Insomma, anche scribacchiare come un dilettante regala tante soddisfazioni, credetemi.

venerdì 2 giugno 2017

"Promessi sposi" politically correct

Basta, ho deciso di arrendermi alla nuova tendenza che ha caratterizzato i vari remake cinematografici e televisivi degli ultimi anni: rendere la narrazione politically correct A OGNI COSTO.
Pertanto scriverò a breve (quando dico "a breve" in genere sottintendo un periodo di tempo compreso fra le prossime ventiquattro ore e i prossimi ventiquattro anni) una nuova versione del capolavoro manzoniano seguendo i succitati dettami ideologici.
Non sarà una sfida facile, ma ho già elaborato gli elementi base.
Tanto per cominciare non va bene che i protagonisti siano entrambi lombardi. Per Lucia ci può pure stare: in fondo l'attaccamento per i luoghi denota un'appartenenza ancestrale a quel ramo del lago di Como tra due catene non interrotte di monti. Ma Renzo sarebbe più politically correct se fosse figlio di immigrati meridionali, magari piazzando pure qualche intercalare tipico del Mezzogiorno nel suo eloquio.
Non va bene neppure l'ossessiva presenza di religiosi cattolici. Passi per don Abbondio, ma fra' Cristoforo deve essere modificato. Lo ribattezzerò Cristoforo Muhamad e sarà l'imam di Lecco.
Don Rodrigo rimane il cattivo della vicenda, però non deve essere proprio cattivo. Cioè, lo sarà ancora, ma dovrà emergere che da bambino ha subito dei gravi abusi che gli hanno provocato turbe psichiche responsabili dei suoi comportamenti antisociali. Devo solo definire meglio che tipo di abusi. Forse potrebbe essere stato vittima di ripetuti indottrinamenti razzisti, classisti e sessisti da parte di alcuni cattivi spagn franc giapp ... da parte di alcune persone di nazionalità, sesso e appartenenza sociale indefinita. Però sicuramente fasciste.
Considerato che Cristoforo è un imam, ne consegue che l'Innominato si convertirà all'islam. Però si sposerà con una donna buddhista per sottolineare la convivenza pacifica tra religioni diverse (d'altronde, immaginare che nella Lombardia del Seicento ci fosse qualche buddhista non è mica una forzatura, no?) E poi, considerata la concessione della poligamia per i musulmani, sposerà anche una donna induista, sempre per gli stessi motivi. Infine in terze nozze impalmerà un uomo ateo, rivelando al mondo che il suo amore non ha limiti e quindi non è esclusivamente eterosessuale.
L'epidemia di peste sarà rimpiazzata da una vasta diffusione di aids causata dal mancato uso del preservativo, ma alla fine tutti saranno convinti ad utilizzarlo grazie a un efficace discorso pubblico della monaca di Monza che farà notare a tutti come la sua indesiderata gravidanza sarebbe stata facilmente evitata con un adeguato contraccettivo. Al termine di detto discorso sarà acclamata dalla folla e nominata nuovo vescovo (o vescova?) della diocesi di Lecco, in nome dell'affermazione femminile e dell'uguaglianza fra i sessi.
Qualche suggerimento?

domenica 28 maggio 2017

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martedì 23 maggio 2017

I miei (tutt'altro che) favolosi anni '80

E alla fine non si fugge all'anagrafe: inevitabilmente ho ricevuto la nomina per partecipare al me.me. degli anni '80 da parte di Luz. D'altronde è un decennio che ho vissuto in pieno e che ha segnato il mio passaggio dall'infanzia all'adolescenza e alla primissima maturità.
Chiarisco subito che NON è stato un periodo memorabile per me, quindi eviterò la parte autobiografica.
Seguendo invece le tracce relative alla subcultura pop del decennio, posso senza dilemmi fornire la mia testimonianza storica.
MUSICA - Negli anni '60 era: Beatles o Rolling Stones? Negli anni '80 fu: Duran Duran o Spandau Ballet? Ecco, appunto, ogni commento sarebbe imbarazzante. Però in quegli anni divennero star anche gruppi come i Cure, i Depeche Mode, senza dimenticare gli inossidabili U2. Ammetto che qualche canzoncina "facile" di quel periodo mi piacque e continua a piacermi. Ad esempio Kids in America di Kim Wilde, il tormentone Wild boys, Shout dei Tears for Fears, Don't you (forget about me) dei Simple Minds.
Ma musicalmente preferisco di gran lunga gli anni '90.
CINEMA - Gli anni '80 li ricordo per il tenero E.T. e il travolgente Indiana Jones, l'inizio di Robocop e del terrificante Eddie Kruger (Nightmare!), i simpaticissimi Ghostbusters e gli episodi DUE e TRE (e che cazzo!) di Star Wars. Ma anche per il trittico drammatico sulla guerra in Vietnam (Platoon, Full Metal Jacket, Hamburger Hill) e per lo struggente Elephant Man di David Lynch, oltre all'inquietante La mosca di David Cronenberg. E poi, lo ammetto, vedevo anche le commediole adolescenziali americane dove la protagonista era sempre la sfigata Molly Ringwald. Nel complesso un decennio interessante.
CARTONI ANIMATI - Di cartoni, soprattutto anime giapponesi, ne ho sempre guardati tanti (li guardo tutt'ora). L'elenco potrebbe essere davvero interminabile. Si passa dal dolce pasticcione Spank alla saga demenziale di Lamù (Uruseyatsura), l'altrettanto demenziale Calendar Men, la romantica storia di Godai e Kyoko (Maison Ikkoku), il mondo fantastico di He-Man, naturalmente Holly e Benji (Captain Tsubasa)...
Per la cronaca: sono fra i pochi che non ha seguito né Ken il guerrieroI cavalieri dello Zodiaco.
CIBO - All'epoca anche il mio apparato digerente era più giovane e reggeva meglio certe zozzerie. Uno dei miei snack preferiti era il biscotto pluristrato di sfoglia croccante, vaniglia e cioccolata, ovvero Urrà Saiwa, una bomba calorica straordinaria. Se la memoria non mi inganna, gli anni '80 sono anche quelli in cui iniziò la commercializzazione del Bounty, la barretta di cioccolato ripiena di cocco; comunque, anche se ricordassi male, negli anni '80 io ho notevolmente contribuito al fatturato della ditta che lo produceva. E poi arrivò anche la Sprite a far compagnia alle già esistenti Coca Cola e Fanta.
ABITI E ACCONCIATURE - Negli anni '80 c'è stato un momento in cui bisognava per forza avere il piumino Moncler. Infatti io avevo quello Ciesse... Qualche anno dopo è tornato in auge il chiodo, il giubbotto di pelle nera dei rockers. Anche quello ha fatto parte del mio repertorio.
I capelli in genere si portavano lunghi, con qualche elaborazione, le ragazze spesso li avevano molto vaporosi. Comunque nel 1987 feci il mio primo viaggio in Inghilterra e mi resi conto che in fatto di capigliature colorate, "scolpite" e vistose, in Italia eravamo dei principianti.
GIOCHI - Non ero un fissato di videogiochi, però negli anni '80 ebbi il mio primo home computer, era della Olivetti. Era una cosa strana per un adolescente di quel decennio, ancora non era immaginabile un futuro in cui tutti avrebbero avuto in casa un pc (e non parliamo dei cellulari: i telefoni erano solo quelli fissi a casa e le indimenticabili cabine a gettone).
LIBRI E LETTURE VARIE - All'epoca leggevo quasi esclusivamente fumetti. Oltre all'inossidabile Topolino, negli anni '80 presero piede due personaggi della Bonelli abbastanza innovativi per quel periodo: Martin Mystère e Dylan Dog. Quasi inutile specificare che io li leggevo avidamente.
Sul finire del decennio però iniziai a leggere narrativa... e non ho ancora smesso ;-)

giovedì 18 maggio 2017

Pescara

Una città dove ultimamente capito spesso per varie ragioni è Pescara, la più grande dell'Abruzzo. É praticamente fusa con Montesilvano e altri comuni limitrofi, formando un agglomerato che supera i duecentomila abitanti.
Il suo sviluppo demografico è iniziato solo alla fine del XIX secolo, prima era un paesino con poche migliaia di abitanti, perciò l'urbanistica è fondamentalmente moderna.
É nota per la riviera piena di stabilimenti balneari e per la vita notturna, quindi una città estiva che nel periodo invernale appare più anonima. Anche nei mesi freddi resta comunque una città vitale, e sebbene non abbia monumenti celebri mi piace passeggiare nella zona centrale, tra corso Umberto, il "Salotto" e il lungomare Matteotti.
Uno dei simboli della città è la Nave, scultura dell'artista Pietro Cascella (pescarese doc). Un blocco dalle forme astratte che tuttavia riesce a suggerire davvero l'immagine di un'antica nave a remi.


Ha un'architettura ricca di contrasti: si possono trovare palazzi eleganti con decori in stile liberty...


... ma anche condomini moderni alquanto kitsch...


C'è chi in passato ha abbellito l'angolo dello spiovente del tetto con un raffinato drago di metallo...


... e chi, ai giorni nostri, ha cercato di trasformare il proprio mozzicone di prato chiuso fra le baracche in un giardino colorato (forse troppo colorato) coi classici nani...


Non manca il coraggio di tentare cose nuove, diverse. Ad esempio il Ponte del Mare, riservato a pedoni e ciclisti, che attraversa il canale non tramite la classica linea retta dei ponti ma tracciando una curva a U obliqua sopra le acque, col pennone centrale che la sorregge...


E poi a Pescara ci sono tanti murali. Urban graffiti creati per dare colore a palazzi in stato di abbandono...


... o per nascondere strutture necessarie ma brutte come le cabine elettriche.


Non poteva mancare l'omaggio a uno dei pescaresi più celebri, Gabriele D'Annunzio.


Fate attenzione al gatto da guardia dell'Archeo Club, non ama gli estranei ;-)


Insomma, quando cerco spunti fotografici a Pescara li trovo sempre.